OPERAVIVA

anticipazioni, recensioni, notizie, discografie a cura di Sergio Albertini (per l'invio di news, materiali, segnalazioni, contatti: leute_heute@leonardo.it)

Quattro incontri con il Suono al Museo degli Strumenti Musicali di Milano

 

 

Civico Museo degli strumenti Musicali

Castello Sforzesco, Milano

Sala della Balla

 

Alle origini della Musica: Il Suono

1

Sabato 27 settembre 2008, ore 16

Alle origini del suono

dalla scoperta della voce allo sviluppo degli strumenti musicali

Un percorso dedicato all’illustrazione del fenomeno musica che prende avvio dall’elemento originante, quindi dalla formazione del suono nella sua natura primitiva. Si trae origine dalla scoperta della voce e dalla percussione occasionale di oggetti destinati all’uso quotidiano, fino ad arrivare allo sviluppo degli strumenti musicali più evoluti. La dimostrazione renderà evidente, tramite esempi estremamente chiari e realizzati dal vivo, l’origine del suono. Naturalmente una grande attenzione verrà riservata all’aspetto materico degli strumenti musicali, non però dal punto di vista organologico tipico degli addetti ai lavori, ma dal versante di chi, durante l’ascolto della musica, si pone quotidianamente un’infinità di domande, semplici e complesse, che non trovano mai risposta.

2

Sabato 18 ottobre 2008, ore 16

L’invenzione della scrittura musicale

dalla tradizione orale al sistema moderno

Il secondo incontro è un viaggio estremamente interessante che conduce gli ascoltatori lungo la storia della scrittura musicale. Si prenderà avvio dalla tradizione orale per giungere fino ai più moderni metodi di codifica. Sempre con l’ausilio di esempi chiari e realizzati dal vivo sarà possibile far comprendere con semplicità il complesso fenomeno della scrittura musicale. Sarà realizzato anche un breve ma simpatico laboratorio sperimentale di trasmissione orale della musica che coinvolgerà i partecipanti alla lezione. Naturalmente verranno illustrati, mediante video proiezione, codici antichi e intavolature musicali per concludere con una dimostrazione di scrittura informatizzata.

3

Sabato 22 novembre  2008, ore 16

Lo sviluppo degli strumenti musicali

la suddivisione in famiglie

In seguito al primo incontro dedicato alle origini del suono sarà possibile ampliare il discorso esaminando la nascita del vastissimo arcipelago di strumenti musicali suddivisi per famiglie di appartenenza. Ricollegandoci al suono prodotto dalla vibrazione di una corda sarà possibile aprire l’orizzonte degli strumenti ad arco che si sono affacciati sul balcone della storia per rimanerci o scomparire rapidamente. Dalla scoperta del tubo sonoro si arriverà ad illustrare tutte le famiglie di fiati, non secondo una suddivisione da manuale di strumentazione ma piuttosto esplorando materiali, scuole stilistiche, evoluzione e tradizioni popolari. Il linguaggio, ancora una volta, non sarà quello organologico degli addetti ai lavori, ma sarà quello chiaro dettato dalla curiosità di conoscere realmente gli strumenti che si vedono normalmente durante i concerti.

4

Sabato 24 gennaio 2009, ore 16

L’orchestra e il direttore

gli strumenti musicali suonano insieme

L’ultimo incontro è quello che in sostanza permette ai partecipanti di trarre alcune personali conclusioni  e fare uso delle preziose esperienze condotte nel corso del ciclo. In fondo l’orchestra rappresenta ancora oggi una struttura tanto chiara quanto sconosciuta al grande pubblico per la  sua organizzazione e composizione. Anche gli stessi manuali di storia della musica non offrono un’idea precisissima di come sia costituita un’orchestra e, soprattutto, di quali siano i rapporti fra gli strumenti che vi si trovano - fianco a fianco -  compresi. Naturalmente la prima analisi porterà alla comprensione che non esiste una soluzione standard, ma, invece, ci possono essere svariate soluzioni per “organizzare” un’orchestra. Verrà analizzato il ruolo del direttore, il più esposto ma il meno capito. Quale sarà il significato dello sventolio discreto e magniloquente di quelle mani sul podio? A cosa serve un direttore? L’orchestra può suonare da sola?  Una serie di interessantissimi interrogativi che stimolano costantemente gli appassionati in attesa di una possibile risposta

  

Per un museo di strumenti musicali, avviare un percorso dedicato alle origini del suono significa intraprendere una discesa verso le radici più profonde. Quasi paradossalmente non si potrebbe parlare di strumenti e di tradizioni musicali senza prima considerare il suono come fenomeno da cui l’intero mondo della musica è scaturito e si è evoluto. Questa serie di quattro appuntamenti del ciclo SUONI STORICI offre infatti la possibilità di comprendere come anche i più complessi strumenti musicali, con le loro lunghe e complesse evoluzioni, rispondano in realtà a principi fisici basilari, intuiti e codificati sperimentalmente anche dalle civiltà pre-tecnologiche. Lo spirito che anima questo percorso è quello di offrire l’anello mancante per la comprensione del fenomeno musicale partendo veramente dalle origini del suono, senza però limitarsi all’analisi etno-antropologica di reperti archeologici. Nella tradizione di un museo dinamico, la sperimentazione dal vivo sarà la linea rossa che condurrà il pubblico lungo i quattro incontri. Dall’uso di un ipotetico guscio di testuggine abbandonato sulla riva del mare fino alla complessità degli strumenti che compongono oggi un’orchestra da camera, con violini, trombe e timpani. Anche per un tema così complesso, come è nella tradizione del Museo, sarà scelto un approccio di tipo divulgativo.

Claudio Salsi

Direttore del Museo degli Strumenti Musicali e Civiche Raccolte di Arte Applicata

Il nono ciclo della tradizionale rassegna Suoni Storici, è totalmente sviluppato intorno ad un tema sostanziale, sempre osservato con attenzione nell’ambito della didattica e della divulgazione musicale. Il percorso, articolato in quattro appuntamenti, è strutturato quasi come un corso introduttivo dedicato all’acquisizione di una concreta base di conoscenze musicali e organologiche utilissime per un avvicinamento attivo al mondo della musica e per un ascolto maggiormente consapevole di ogni sorta di forma musicale. In linea con una tradizione ormai consolidata, il progetto Suoni Storici, è concepito espressamente per un pubblico di non addetti ai lavori. Il linguaggio e gli argomenti trattati lasciano aperta la via della comprensione agli appassionati ma anche ai neofiti non abituati a frequentare gli ambienti musicali o le sale da concerto. Viene ancora una volta ricercata la chiarezza e la semplicità, elementi che da sempre hanno contraddistinto questa manifestazione, garantendone il successo negli anni.

 

Matteo Galli

Direttore artistico

 

A Fano danza d'autore, da Petrushka a Philip Glass

FanoTeatr‘08’09

dodici spettacoli di prosa e danza d’autore

nella stagione della

Fondazione teatro della Fortuna di Fano.

 

Più che un cartellone un ‘progetto teatrale’ immaginato, pensato e desiderato dalla Fondazione del Teatro della Fortuna e da Amat per FanoTeatr’08’09 – stagione di prosa e danza della Fondazione teatrale fanese - quello che è stato presentato stamani nella Sala della Concordia della Residenza Municipale da Stefano Aguzzi, sindaco di Fano, nonché presidente della Fondazione Teatro, Simone Brunetti, sovrintendente della Fondazione, Roberto Cantarini, responsabile programmazione Amat, Giorgio Castellani, codirettore artistico di TeatrOltre, nonché direttore dei Teatri di Pesaro e Raimondo Arcolai, direttore del Teatro Stabile delle Marche, alla presenza di un numerosissimo pubblico.

Un progetto che mette insieme le migliori esperienze teatrali, miscelando con sapienza, grazie anche a tre diversi contenitori, quelle consolidate e quelle invece emergenti. Il tutto per un pubblico che ha dimostrato di saper apprezzare le scelte operate in questi anni affollando il teatro per tutti gli spettacoli della passata stagione e che, sempre lo scorso anno, ha acquistato – tra Danza e Commedie e Classici – più di mille abbonamenti, in controtendenza con ciò che succede in tanti altri teatri regionali e nazionali.

Il cartellone è diviso nelle tre consuete sezioni di Commedie e Classici, Danza e TeatrOltre.

La sezione danza ha tre appuntamenti che costituiscono un percorso sulla musica di un pilastro del Novecento, quell’Igor Stravinskij alle cui note i migliori coreografi del passato e del presente si ispirano per le loro creazioni. Venerdì 9 gennaio, Sulle tracce di Diaghilev della Compagnia Junior del Balletto di Toscana; in programma tre coreografie, Jeux di Eugenio Scigliano sulle musiche di Claude Debussy, Le spectre de la rose del coreografo romano Fabrizio Monteverde su musiche di Carl Maria von Weber e la Sagra della primavera di Stravinskij coreografata da Cristina Rizzo. Venerdì 6 marzo il Balletto del Sud porta in scena L’uccello di fuoco, sempre di Stravinskij con la partecipazione del grande mimo Lindsay Kemp (nella foto) nella parte del mago Kascheij. Chiude questa sezione, venerdì 20 marzo, la Serata Petrushka curata dal Balletto di Torino che presenta la creazione stravinskijana – Petrushka, appunto - del loro coreografo stabile, l’affermato Matteo Levaggi, ed altre due coreografie: Moving Parts con le musiche di Scanner, e Anima con quelle di Philip Glass.

Ancora qualche giorno all’apertura della campagna abbonamenti di FanoTeatr‘08’09. Gli abbonamenti dello scorso anno si rinnovano dall’1 all’8 ottobre. I nuovi dall’11 al 18 ottobre. I biglietti di tutti gli spettacoli dal 20 ottobre.

Info. Botteghino Teatro della Fortuna, tel. 0721.800750 - fax 0721 827443

LA DIDONE di Cavalli alla Scala

 

 

Sabato 20 e lunedì 22 settembre 2008 ~ ore 20

 

 

Ospitalità Istituzioni Musicali Italiane

 

Fondazione Teatro La Fenice di Venezia

 

La Didone

 

Dramma per musica in un prologo e tre atti

Libretto di Giovan Francesco Busenello

 

Musica di FRANCESCO CAVALLI

 

Revisione critica di FABIO BIONDI

 

 

Direttore FABIO BIONDI

 

Regia, scene e costumi

Facoltà di Design e Arti dell’Università IUAV di Venezia

 

Orchestra EUROPA GALANTE

 

Personaggi e interpreti principali

 

Didone                                                           Claron McFadden

Enea                                                   Magnus Staveland

Iarba / Corebo                                                Jordi Domènech

Cassandra / Giunone / Damigella         Manuela Custer

Ecuba / Mercurio / Ilioneo                  Marina De Liso

Creusa / Anna / Damigella                   Donatella Lombardi

Ascanio / Amore / Fortuna                  Isabel Álvarez

Anchise / Sicheo / Eolo                       Antonio Lozano

Acate / Pirro                                       Gian Luca Zoccatelli

Sinon greco / Un vecchio                     Filippo Morace

Venere / Iride / Damigella                   Francesca Lanza

Giove / Nettuno / Un cacciatore          Roberto Abbondanza

 

 

 

 

Prezzi: da 170 a 12 euro

Infotel 02 72 00 37 44

www.teatroallascala.org

 

LA DIDONE

 

 

IL SOGGETTO

 

a cura di Raffaele Mellace

dal programma di sala del Teatro alla Scala

 

 

Prologo

 

Iride, messaggera di Giunone, annuncia la caduta della città di Troia, vittima della vendetta della dèa sua signora, offesa dal giudizio di Paride. Badino gli uomini a non scherzare con le divinità.

 

Atto I

 

Troia. La notte della caduta.

Esortato dai suoi, Enea è determinato a difendere la patria al prezzo della vita, nel conforto della moglie Creusa, del figlioletto Ascanio e del padre Anchise. Nel tempio intanto la sacerdotessa Cassandra affronta Pirro, violento figlio di Achille, invano difesa da Corebo, di lei innamorato, che il guerriero greco ferisce a morte. Cassandra raccoglie gli ultimi sospiri del giovane spasimante e ritorna all’altare per implorare gli dèi, mentre medita sulla caducità dell’esistenza umana. Convinto dalla madre Venere a desistere da una difesa disperata, Enea s’avvia ad abbandonare Troia con la propria famiglia. Creusa, tuttavia, ritornata in casa, è raggiunta e uccisa dai Greci. La regina Ecuba lamenta con la figlia Cassandra la tragica rovina propria e del regno, dipingendo un quadro cupo del destino che incombe sulle madri troiane. Gode intanto il greco Sinone dell’inganno da lui perpetrato ai danni degli odiati troiani, valso ai suoi ben più che non le armi di tanti guerrieri, ridicoli schiavi dell’onore. Creusa appare intanto in forma di fantasma ad Enea, e gli raccomanda il figlio, destinato a regnare sull’Italia. Venere ottiene dalla Fortuna che il viaggio per mare di Enea sia propizio, nonostante furibonde tempeste, e gli consenta di giungere illeso sulle coste africane. La flotta troiana salpa verso il proprio destino.

 

Atto II

 

Cartagine.

Iarba, re dei Getuli, è ormai giunto all’abiezione per amore della regina di Cartagine, Didone. Costei è turbata da un sogno minaccioso, che le profetizza la morte e la rovina di Cartagine; la sorella Anna tuttavia consola prontamente la regina. Di fronte a Iarba Didone si dimostra molto determinata nel corso di un serrato diverbio, durante il quale oppone risolutamente alle mire del re la fedeltà al defunto consorte Sicheo. La dèa Giunone non è intanto ancora soddisfatta della vendetta ottenuta, che intende coronare col naufragio di Enea e della sua flotta. A tal fine mobilita Eolo, il re dei venti, ma il dio del mare Nettuno ne respinge l’assalto, salvando le navi troiane. Venere allora, per propiziare ulteriormente il viaggio del figlio, mette in atto uno stratagemma: il dio Amore prenderà le fattezze di Ascanio e, una volta in braccio a Didone, la farà innamorare di Enea. Sbarcato sulle coste d’Africa, l’eroe invita i suoi guerrieri a nutrire fiducia nell’avvenire, quando s’imbatte in Venere, travestita da ninfa, che l’esorta a presentarsi a Didone. La regina accoglie dapprima un ambasciatore, poi Ascanio e infine Enea con grande magnanimità, tradendo già, agli occhi delle sue dame, un’evidente debolezza per l’eroe troiano. Respinto da Didone, Iarba impazzisce.

 

Atto III

 

Cartagine.

Didone è sconvolta: l’incontro con Enea le ha provocato un turbamento profondo. La regina è lacerata tra «il rispetto d'un morto» e «il desire d'un vivo»¸ tra la memoria del defunto marito e l’inattesa passione per il nuovo arrivato. La sorella Anna l’esorta apertamente ad abbandonarsi alle gioie dell’amore, approfittando di un’imminente battuta di caccia. Iarba, fuori di senno, corteggia senza inibizioni né ritegno due damigelle. Durante la caccia imperversa un temporale, che spinge Enea e Didone ad appartarsi in una grotta. Giove però vede malvolentieri l’ozio amoroso del troiano, e invia Mercurio sulla Terra perché richiami Enea ai suoi doveri e lo sproni sulla via dell’Italia. Ripresosi dalla visione del dio, Enea incita i suoi compagni alla partenza e si congeda da Didone, addormentata. La regina tuttavia s’accorge della fuga dell’amante e l’affronta alternando gli insulti alle suppliche. Sorda alle ragioni di Enea, lo maledice e cade svenuta. Le appare a quel punto il fantasma del marito Sicheo, che l’apostrofa duramente, la chiama fedifraga e la maledice a sua volta. Tre damigelle commentano i tristi casi di questi eroi, irridendo il valore vano della fedeltà: molto meglio, in amore, «variar disegno, e volo, / perché fa troppo nausea un cibo solo». Mercurio intanto restituisce il senno a Iarba, conservando viva in lui la passione per Didone. Quando la regina sarà sul punto di commettere suicidio, disgustata dalla propria esistenza, Iarba interverrà a fermarla, dichiarando a sua volta di volersi uccidere. Didone decide allora finalmente di accettare le avance di Iarba e gli si concede.


A Catania è tempo dei 'BELLINI DAYS'...

Archiviata la stagione estiva, è già tempo di Bellini Days, i giorni di settembre che il Teatro Massimo Bellini dedica al sommo musicista catanese Vincenzo Bellini (1801-1835), in coincidenza con l’anniversario della morte, che cade il 23 settembre.
Anche quest’anno, dunque, la musica del Cigno catanese farà da colonna sonora per quattro giorni di celebrazioni, dal 20 al 23 settembre, e con ben due concerti: uno in piazza Bellini domenica 21, l’altro in teatro il successivo martedi 23 con un programma composto da molti inediti belliniani.
Il cartellone dei Bellini Days 2008 è stato presentato questa mattina dal sovrintendente del Teatro, Antonio Fiumefreddo, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nel foyer del teatro e alla quale hanno preso parte anche Graziella Seminara e Maria Rosa De Luca per l’Università di Catania e il musicologo Domenico De Meo.
“Offriamo alla città, e alla memoria di questo nostro grande concittadino che ogni catanese ha nel cuore – ha detto il sovrintendente Fiumefreddo- queste giornate di grande musica, peraltro anche con un concerto eccezionale per la rarità del programma, convinti che il Teatro dedicato a Bellini debba fare ogni possibile sforzo per onorarlo al meglio. Per questo nel giugno dell’anno prossimo, Catania, il nostro Teatro, dedicheranno a Vincenzo Bellini un intero festival, quello che da più parti si chiedeva da tempo e che adesso sarà possibile realizzare grazie a fondi ad hoc che consentiranno di offrire una eccellente qualità di proposte. Il direttore artistico del Bellini Festival, Enrico Castiglione, che ho recentemente nominato, ha già messo a punto un calendario di grandi eventi”.
Fiumefreddo ha anche annunciato che da quest’anno, il 23 settembre sarà il girono in cui il Teatro Massimo Bellini consegnerà due riconoscimenti, uno a chi si è distinto nel mondo della cultura, uno a chi lo ha fatto in quello civile e sociale. Quello alla cultura quest’anno andrà al maestro Domenico De Meo, l’altro verrà annunciato nei prossimi giorni.
I Bellini Days 2008 cominciano sabato 20 settembre quando, in cinque diversi punti della città, dalle 17 alle 20 giovani musicisti si esibiranno con la formula degli “attacchi di musica”: irruzione in una via, in una piazza, per conquistarne lo spazio all’arte e alla musica. Ancora una tecnica usata in arte contemporanea che ritiene il territorio sottratto all’arte come un vuoto da riconquistare. I giovani musicisti lo faranno nel nome di Bellini e sarà un modo si riprendersi la città. I luoghi prescelti sono cinque e non saranno solo in centro, per una precisa scelta: piazza Stesicoro, via Etnea (zona villa Bellini), corso Italia (angolo via Monfalcone), piazza Vittorio Emanuele, Piazza di San Cristoforo.
Domenica 21 settembre, alle ore 21, in piazza Vincenzo Bellini, l’orchestra del Teatro diretta da Antonino Manuli terrà un concerto di musiche belliniane, con la partecipazione dei soprani Valeria Esposito e Gabriella Costa. In programma le sinfonie de Il Pirata, Adelson e Salvini (nella revisione di Domenico De Meo), I Capuleti e i Montecchi, Norma, e romanze tratte dagli stessi Capuleti, da La sonnambula e da I puritani. L’ingresso è gratuito con ritiro del biglietto al botteghino del teatro a partire da domani, 19 settembre, e fino ad esaurimento dei posti (massimo due per richiedente).
Lunedi 22 settembre, a partire dalle 17 nel foyer del teatro, alcuni dei maggiori studiosi di Vincenzo Bellini parteciperanno ad una tavola rotonda dal titolo “Bellini, tra edizione critica e trascrizione”, realizzata in collaborazione con la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Vi prenderanno parte Fabrizio Della Seta, Domenico De Meo, Alessandro Roccatagliati, Wolfgang Witzenmann con Stefano Ranzani e Tiziana Carlini. L’ingresso è libero.
Martedi 23 settembre, giorno in cui si ricorda il 173° anniversario della morte di Vincenzo Bellini, avvenuta nel sobborgo parigino di Puteaux nel 1835, alle 21 il Teatro spalancherà le porte ai catanesi per un concerto di enorme interesse culturale perché verranno proposte alcune composizioni belliniane in prima esecuzione assoluta, tolte dall’oblìo grazie alle pazienti ricerche del musicologo ed esperto belliniano Domenico De Meo: una ouverture e una sinfonia de I Puritani, la sinfonia di Bianca e Fernando, un Largo per arpa in fa minore sul tema del “Sorgi o padre”, sempre da Bianca e Fernando, assieme ad alcune vere e proprie rarità della produzione musicale del Cigno catanese, come l’Ottava sinfonia in re (in prima esecuzione moderna), la Quarta sinfonia in re minore, le Quattro arie per voce e orchestra, il Salve Regina in la maggiore, il Credo in do maggiore, il Te Deum in do maggiore. L’orchestra del Teatro Massimo Bellini sarà diretta dal direttore stabile Stefano Ranzani, il coro da Tiziana Carlini. Soprano Aleksandra Kurzak, mezzosoprano Marina Comparato. L’arpista solista è Giuseppina Vergine. L’ingresso è gratuito con ritiro del biglietto al botteghino del teatro a partire da lunedi 22 settembre e fino ad esaurimento dei posti (massimo due per richiedente).
Nella stessa mattinata, l’omaggio della città a Bellini si terrà nella Cattedrale dedicata a Sant’Agata, dove dal 1876 si trova la tomba del Cigno. Alle 10 l’arcivescovo metropolita Salvatore Gristina presiederà una Santa Messa alla quale parteciperanno le autorità cittadine. Corone d’alloro a cura delle amministrazioni comunale e provinciale e del Teatro Massimo Bellini, verranno deposte sulla tomba e sui monumenti cittadini che ricordano il grande musicista catanese.

BELLINI DAYS: GLI “ATTACCHI DI MUSICA” IN CITTA’
DI SABATO 20 SETTEMBRE 2008 DALLE 17 ALLE 20

PIAZZA VITTORIO EMANUELE
- Gold Trio: Valeria Granata (violino), Stefania Tosto (arpa), Giuseppe Scavo (flauto). Musiche di Bach, Morricone, Mascagni, Vivaldi.

CORSO ITALIA angolo VIA MONFALCONE
- Pianista Giovanni Raddino, musiche di Gershwin, Rachmaninov.
- Angela Curiale (soprano), Massimiliano Costantino (tenore), Giovanni Raddino (pianoforte). Arie da camera (Bellini, Tosti), arie antiche (Scarlatti, Haendel), romanze da salotto (Gastaldon).
- Cristina Platania (cantante). Musical (Memories, Cats, New York New York).

VIA ETNEA - VILLA BELLINI (davanti al monumento a Garibaldi)
- Duo flauto-pianoforte: Giuseppe Sciuto (flauto), Annalisa Mangano (pianoforte). Duo flauto-chitarra: Giuseppe Sciuto (flauto), Giuseppe Siciliano (chitarra classica). Musiche di Morricone, Bizet, Giuliani, Granados.
- Solisti In Opera, dalla Piccola Orchestra in Opera di Stefano Sanfilippo. Un tenore, un soprano, un baritono e un contralto cantano arie da camera di Vincenzo Bellini.

PIAZZA S. CRISTOFORO
- Musa Quartet. Eseguirà quartetti giovanili di Mozart, Beethoven e Puccini.
- Irene Conti (chitarra classica). Musiche di Sanz, Lauro, Brower.

PIAZZA STESICORO (davanti al monumento a Bellini)
- Classico Duo: Simone Bruno (vibrafono), Mario Scirè (chitarra classica). Musiche di Ravel, Piazzolla, Rosauro.
- Sicilian Maletts Quartet: Giovanni Caruso, Simone Bruno, Rosario Gioeni, Giuseppe Tringali. Musiche di Sollima, Cirone, Smith.

LA FAVORITE inaugura la nuova edizione del Bergamo Musica Festival

 

 

Teatro Donizetti

Venerdì 19 settembre ore 20.30

Domenica 21 settembre ore 15.30

Gaetano Donizetti

LA FAVORITE

Opéra en quatre actes di Alphonse Royer, Gustave Vaëz, Eugène Scribe

Prima rappresentazione: Parigi, Académie Royale de Musique, 2 dicembre 1840

Edizione senza balletto

In lingua francese. Sopratitoli: italiano e inglese

Edizione Critica a cura di Rebecca Harris-Warrick

Editore CASA RICORDI, Milano – Fondazione Donizetti

PERSONAGGI

INTERPRETI

Léonor de Guzman

Chiara Chialli

Fernand

Antonio Gandìa

Alphonse XI

Mario Cassi

Balthazar

Francesco Palmieri

Inez

Gabriella Locatelli Serio

Don Gaspar

Luigi Giovanni Albani

Direttore d’orchestra Marco Zambelli

Regia Lamberto Puggelli

Assistente alla regia Pier Paolo Zoni

Scene Paolo Bregni

Orchestra e Coro del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti

Maestro del Coro Fabio Tartari

Allestimento del Teatro Donizetti

Il percorso proposto dai titoli componenti il cartellone del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti 2008 comincia con “La favorite”, capolavoro della maturità del compositore di Bergamo, eseguito secondo il testo originale francese (pur senza i balli previsti dalla partitura originale). In questo titolo – come per sintesi – si possono rintracciare ed indagare le diverse implicazioni narrative connesse al tema che fa da filo conduttore al Festival di quest’anno “Umani delitti e divini castighi nel realismo storico del teatro romantico”: il rapporto con la religiosità (la trama circolarmente sorge e tramonta nel monastero di Santiago De Compostela, luogo emblematico della cristianità); la protagonista cui viene negata la possibilità di vivere liberamente il proprio amore; l’abbraccio finale e la riconciliazione in punto di morte con l’amato e con Dio.

ARGOMENTO

Fernand, novizio del Monastero di San Giacomo di Compostela, confessa al Superiore Balthazar di aver visto in chiesa una bella sconosciuta, che da quel momento occupa i suoi pensieri, facendogli dimenticare la vocazione.

Balthazar è attonito, ma a nulla servono né la sua collera né le sue ammonizioni: Fernand, deciso, lascia il monastero alla volta dell’isola di Leone dove potrà finalmente rivedere l’amata.

Si tratta di Léonor che, favorita del re, gli confida di non poter accettare il suo amore. Desidera purtuttavia aiutarlo a elevare il suo rango e gli fa conferire il grado di capitano.

Fernand si fa onore in guerra salvando la vita al re Alphonse XI. Questi, riconoscendo in lui l’eroe della vittoria riportata sui Mori, desidera ricompensarlo degnamente. Lo nominerà in seguito marchese di Montréal.

Léonor, sempre più innamorata di Fernand, depreca ormai la propria condizione di favorita del re e vorrebbe allontanarsi per sempre dalla corte, ma Alphonse glielo impedisce e la esorta a trattenersi con lui per la festa che celebra l’avvenuta vittoria.

Durante la festa Gaspar rivela al re che Léonor ha un amante. Il re cerca di strappare il nome di costui alla donna, che sceglie di non parlare neppure sotto minaccia di tortura.

Giunge Balthazar con l’ordine scritto del papa di cacciare la favorita per cui Alphonse ha ripudiato la legittima consorte. Alle proteste del re, il monaco maledice sia lui che Léonor.

Fernand, ancora ignaro dei rapporti tra Léonor e il re, chiede la mano della favorita ad Alphonse che cinicamente gliela accorda.

Léonor manda la sua confidente da Fernand per rivelargli la verità aul suo stato, ma la messaggera viene arrestata per ordine del re prima di aver compiuto la sua missione.

Subito dopo il rito nuziale, Fernand è ferito dal contegno sprezzante dei cortigiani, finché Balthazar non gli apre gli occhi sulle nozze disonorevoli. Fernand decide allora di ritornare al monastero per riprendere la sua vita di novizio.

Léonor, in abito da novizio, giunge al monastero nel momento in cui Fernand pronuncia i voti nella cappella. Alla vista di Léonor, Fernand la respinge sdegnato. Ma la disperazione della donna, che implora il suo perdono, lo commuove e riaccende il suo amore per lei. È tardi ormai: allo stremo delle forze dopo il lungo cammino, Léonor muore ai piedi di Fernand, il quale invita i confratelli a pregare per l’anima dell’amata e per la sua quando – all’indomani – avrà cessato di vivere.

INTORNO ALLA FAVORITE

Le rappresentazioni della “Favorite” saranno precedute da una serie di appuntamenti preparatori, secondo la tradizionale formula che ha distinto le prime due edizioni del Bergamo Musica Festival, quest’anno riconfermata a pieno titolo, come da calendario seguente:

Giovedì 11 settembre ore 20.30

presso la Biblioteca Tiraboschi avrà luogo il primo appuntamento del ciclo “Guide all’ascolto”. Il regista Lamberto Puggelli presenterà la sua lettura de “La favorite”.

Sabato 13 settembre ore 18.00

presso l’Osteria Ai tre gobbi sarà inaugurato il ciclo di “Letture” preparatorie alle rappresentazioni dei singoli titoli lirici. Dedicato a Virginia Vasselli Donizetti, moglie del compositore, di cui quet’anno ricorre il duecentesimo della nascita, l’appuntamento prevede la lettura di una selezione di lettere dall’epistolario di Donizetti.

Martedì 16 settembre ore 18.00

presso l’Auditorium di piazza della Libertà è programmata la prima proiezione cinematografica legata al titolo lirico calendarizzato: si tratta del film “La favorita” di Cesare Berlacchi del 1952 con Sofia Loren.

Giovedì 18 settembre ore 18.00

tradizionale appuntamento presso il Salone Riccardi del Teatro Donizetti con il primo Concerto-conferenza del ciclo “I caffè del teatro”. Si esibiranno Claudia Nicole Bandera soprano e Maurizio Carnelli pianoforte, mentre Damien Colas racconterà “La favorite”.

Sabato 20 settembre ore 20.30

presso la Chiesa di Sant’Alessandro della Croce sarà infine inaugurato il ciclo “I tesori degli archivi musicali” con un concerto in collaborazione con il Festival Internazionale Organistico Città di Bergamo. All’organo Stefano Rattini.

 

Il Boris Godunov alla Fenice di Venezia

Boris Godunov

Domenica 14 settembre 2008 alle ore 19.00 (turni A1-A2) è andato in scena al Teatro La Fenice Boris Godunov, opera in quattro atti e un prologo, libretto e musica di Modest Musorgskij, presentata nella seconda versione originale in nove quadri (con l’atto polacco e senza la scena di San Basilio), terminata dall’autore nel 1872. L’opera viene proposta in lingua originale russa con sopratitoli in italiano.

Eliahu Inbal, direttore musicale della Fondazione Teatro La Fenice, è alla testa dell’Orchestra e del Coro del teatro veneziano (direttore del Coro Claudio Marino Moretti) e del coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani (direttore Diana D’Alessio). Il cast, formato da specialisti di livello internazionale, comprende Ferruccio Furlanetto nel ruolo di Boris, Annika Kaschenz e Francesca Sassu in quelli dei due figli Feodor e Ksenija, Alexandra Durseneva in quello della nutrice, Marcello Nardis in quello del principe Šujskij, Valery Ivanov in quello di Ščelkalov, Ayk Martirossian in quello di Pimen, Ian Storey in quello dell’impostore, Julia Gertseva in quello di Marina. Rangoni è interpretato da Valeri Alexeev, Varlaam da Maxim Mikhailov, Misail da Bruno Lazzaretti. Francesca Franci è l’ostessa, Shi Yijie il folle in Cristo, Giuseppe Nicodemo Nikitič, Matteo Ferrara un ufficiale di polizia. Elia Fabbian è impegnato nei due ruoli di Mitjucha e Chruščov, Enrico Cossutta è un boiardo di corte, William Corrò Lavickij, Mattia Denti Černikovskij.

L’allestimento, firmato da Eimuntas Nekrošius per la regia, da Marius Nekrošius per le scene e da Nadezda Gultyaeva per i costumi, è della Fondazione Teatro del Maggio Fiorentino, vincitore del Premio Abbiati 2006 quale miglior spettacolo della stagione 2005.

Quattro le repliche: martedì 16 settembre alle 19.00 (turni D1-D2), giovedì 18 alle 19.00 (turni E1-E2), sabato 20 alle 15.30 (turni B1-B2) e martedì 23 alle 17.00 (turni C1-C2).

La prima del 14 settembre è stata trasmessa in diretta da Rai Radio3.

 

Nell’omonima tragedia di Puškin, tratta dalla Storia dello Stato Russo di Karamzin e ispirata alle vicende storiche del primo Seicento russo, Musorgskij individuò il soggetto ideale per un’opera autenticamente nazionale. Lavorò a ritmo serrato (autunno 1868-dicembre 1869) per compiere libretto e partitura, ma non superò il vaglio censorio del comitato di lettura del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, anche perché mancava del tradizionale intreccio amoroso.

La struttura drammatica dell’opera, organizzata sulla falsariga della fonte in una serie di quadri staccati e autosufficienti, permise a Musorgskij di intervenire con tagli, spostamenti e aggiunte: rimosse il quadro ambientato presso la chiesa di San Basilio, ampliò notevolmente la scena che si svolge negli appartamenti dello zar, introdusse il cosiddetto «atto polacco» (spazio per l’intrigo pseudoamoroso tra il falso Dimitrij e Marina Mnišek, sotto il controllo del gesuita Rangoni) e il quadro della rivolta nella foresta di Kromy, siglando la conclusione dell’opera con la tragica profezia sul destino del popolo russo, pronunciata dal Folle in Cristo. La nuova versione (terminata nel 1872) non era solo un accomodamento al ‘gusto corrente’, ma un’opera completamente ripensata, più ricca, più simmetrica nella disposizione delle scene, ove il dramma psicologico di Boris era affiancato con maggior forza dall’elemento storico-politico (la sofferenza del popolo, le macchinazioni dei gesuiti, la vana rivolta e l’effimera festa per il falso Dimitrij).

Il nuovo Boris arrivò sulle scene nel 1874, ma uscì presto di repertorio, mentre l’autore amareggiato e caduto in preda all’alcolismo, si spegneva ancor giovane (1881). A partire dal 1896 Boris Godunov venne rilanciato da Rimskij-Korsakov, che pur di rendere più popolare l’opera dell’amico scomparso non esitò a compiere pesanti manipolazioni, sconvolgendone sia la drammaturgia, sia la natura del suono orchestrale. In questa veste, all’inizio del Novecento, il Boris venne lanciato a Parigi da Sergej Djaghilev (con Saljapin protagonista, 19 maggio 1908), e si mantenne nel repertorio internazionale fino agli anni Settanta del secolo scorso, che videro il graduale ritorno all’originale (ma sovente, nei teatri, si odono mescolanze nelle versioni, la più evidente di esse consiste nell’apertura del quadro di San Basilio, posto all’inizio del quarto e ultimo atto dell’opera). Resta comunque sempre aperta la scelta tra le due versioni d’autore, quella del 1869 e quella del 1872: nonostante la presenza di numeri musicali riutilizzati o solo parzialmente modificati, le due stesure sono basate su principi drammaturgici e musicali del tutto differenti fra loro.

Indipendentemente da questo sovrabbondare di musica, il Boris rivela una straordinaria forza epica proprio nell’inquadrare il tormentato iter psicologico dello zar, salito al trono grazie all’assassinio di un bimbo e dilaniato dal rimorso, nel dramma di un popolo cupo, sofferente, orante, trascinato dalla violenza e dalla fame ad acclamare ora l’uno ora l’altro dei suoi tiranni. L’affresco epico di questa Russia risalta in tutta la sua fisicità nella ricerca di un’inflessione melodica realistica che deriva dalle stesse strutture e dagli accenti del linguaggio parlato, nell’uso straordinariamente evocativo di canti del popolo e della liturgia, nell’audacia di soluzioni musicali insofferenti di ogni norma, come l’esacordo ottatonico che imprime sonorità sinistre nel ‘tripudio’ collettivo: ma non meno impressionante è l’analisi interiore, condotta con raffinato uso di Leitmotive (unica concessione al wagnerismo, anche se condotta con piglio originale), del trapasso di Boris dal rimorso alla follia, scandita dai rintocchi inesorabili della pendola (mimati da un ostinato dei corni). Nella grandiosa interazione fra primo piano e quadro collettivo Boris Godunov ascende, al pari dei grandi romanzi di Tolstoj e Dostoevskij, fra le massime testimonianze della grande cultura russa del secondo Ottocento, con un occhio devoto per il padre geniale di tutti i modernismi: Aleksandr Puškin.

 

'Ricostruito' lo Studio di Fonologia allo Sforzesco di Milano

Bruno Maderna (a sinistra) e Luciano Berio (a destra) 

Giugno 1955: i musicisti Luciano Berio e Bruno Maderna, con la collaborazione del fisico Alfredo Lietti e del tecnico Marino Zuccheri, creano lo Studio di Fonologia Musicale di Milano della Rai. In Europa, in quegli anni, ne esistono solo altri due: uno a Parigi, l’altro a Colonia. E’ il “cuore” sonoro della sede Rai di corso Sempione: serve – fino alla sua chiusura, nel 1983 - a produrre sperimentalmente musica elettronica e a realizzare effetti audio per la radio e la televisione. Ma è soprattutto un grande laboratorio creativo e i dirigenti Rai di allora si convincono ad aprirlo – arricchendolo in seguito di nuove tecnologie – dopo aver ascoltato “Ritratto di città”, composto da Berio e Maderna su un testo di Roberto Leydi. Lo Studio di Fonologia diventa così un luogo di grande richiamo per molti musicisti e sperimentatori dell’epoca: qui Berio compone “Mutazioni”, Maderna crea “Continuo” e “Notturno”, e lo frequentano Jonn Cage, Luigi Nono ed altri compositori. E in quegli studi passano registi e scrittori come Sermonti, Quasimodo, Eco, mentre il Piccolo Teatro – appena fondato da Strehler e Grassi – utilizza lo Studio per l’elaborazione di musiche di scena, firmate da Fiorenzo Carpi.
Una storia che – dal 17 settembre 2008, grazie al contributo di MITO SettembreMusica e all’allestimento dello studio De Lucchi – si potrà vedere e... riascoltare nella nuova sala del Museo degli Strumenti Musicali al Castello Sforzesco di Milano, dove lo Studio di Fonologia della Rai sarà ricostruito e aperto al pubblico per un viaggio nel mondo del suono e della musica, tra apparecchiature che hanno creato per la prima volta emozioni e stati d’animo tradotti in suono, voci rielaborate, note di una musica nuova.
Nella sala sarà possibile - attraverso tre monitor e un maxi-schermo - consultare l’intero archivio digitale delle opere e delle macchine, ascoltare esempi musicali e vedere centinaia di fotografie, partiture e filmati in cui Berio e Maderna lavorano alle proprie composizioni.
Un allestimento arricchito da altra arte del Novecento, quella dell’architetto Giò Ponti: sua (proveniente dalla sede Rai di corso Sempione) la porta d’ingresso alla sala del Museo, suoi gli arredi dello studio di registrazione, dagli attaccapanni al portacarte, dal portacenere alla lampada ai tavolini.
Ma lo Studio di Fonologia sarà in futuro arricchito da altri materiali conservati con cura dalla Produzione Radiofonia: tra questi, 387 nastri analogici, alcuni manoscritti musicali (come la prima stesura del “Don Perlimplin” di Maderna) l’intero archivio della corrispondenza con lettere di Berio, Nono e Maderna che, in un suo scritto, sintetizzava così la stagione “magica” dello Studio di Fonologia: ‘’Luciano Berio ed io abbiamo avuto la possibilità di fondare a Milano uno Studio di Musica Elettronica. L’esperienza più palesemente positiva per noi, fino ad ora, è stato l’incontro fra tecnici e noi musicisti. I tecnici, infatti, ci sono venuti incontro con tale interesse e comprensione da fare loro i nostri stessi desideri”.

La nuova stagione al Comunale di Bolzano

Tradizione e innovazione: lo stimolante rapporto dialogico fra passato e contemporaneità è ancora una volta il perno attorno al quale ruota la stagione musicale della Fondazione Teatro Comunale e Auditorium, che dal 2007 è entrato nel novero dei Teatri di Tradizione italiani. Stagione il cui spirito è ben incarnato in tre parole emblematiche, "amore – inganno – passione", e che traccia appunto un percorso ideale fra mondi sonori diversi, in un gioco seducente di contrasti e salti temporali e stilistici. Di questo itinerario saranno protagonisti interpreti, musicisti, direttori d’orchestra e registi di caratura internazionale, a sottolineare il consolidato prestigio non solo a livello italiano ottenuto negli anni dal Teatro Comunale di Bolzano. Di tutto ciò sarà testimone il primo concerto-spettacolo della stagione 2008-2009: MOZartoons, nuova produzione della Fondazione Teatro Comunale in programma al Teatro Studio il 18 settembre. Si tratta di una vera e propria opera animata che combina l’esecuzione di due pagine concepite dal genio salisburghese, il Concerto per pianoforte KV 414 e Bastien und Bastienne KV 50, con i coloratissimi disegni animati firmati da Saul Darù e i video di Armin Ferrari. L’ideazione del progetto è di Giacomo Fornari e Nicola Ulivieri. In campo l’Orchestra dell’Accademia Gustav Mahler, sotto la direzione di Jürgen Kussmaul e Friedeman Eichhorn, e la pianista di origine armena Lilian Akopova. Per festeggiare decennale dell’Accademia Gustav Mahler di Bolzano, l’orchestra che ne reca il nome tornerà a farsi ascoltare, sempre sotto la guida del suo direttore artistico Jürgen Kussmaul, il 3 ottobre, in occasione di un concerto all’Auditorium che prevede l’esecuzione di musiche di Richard Strauss (Serenata per fiati in mi bemolle maggiore n.7), di Johannes Brahms (Sinfonia n. 2 in re maggiore) e di una composizione scritta espressamente per il decennale dell’Accademia Gustav Mahler, Silver Linig per 23 archi soli di Frank Zabel. Precedendo la stagione primaverile di danza "Spring Emotions", il Teatro Comunale ospiterà quindi dal 14 al 16 ottobre la celebre compagnia di Alvin Ailey, che presenterà alcune delle migliori creazioni del grande coreografo statunitense e titoli di autori di oggi. In novembre, il 21 e il 22, andrà in scena una delle pagine operistiche italiane più amate dal grande pubblico: L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. L’opera dell’illustre Maestro bergamasco verrà presentata in un nuovo allestimento co-prodotto dal Teatro Municipale di Piacenza e dal Teatro Comunale di Bolzano. La regia è di Enzo Dara. Maestro Concertatore e Direttore Fabrizio Cassi. Coro del Teatro Municipale di Piacenza e Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna. Interpreti: Desiree Rancatore e Silvia Dalla Benetta (22/11) nella parte di Adina, Paolo Bordogna (Belcore), Alfonso Antoniozzi (Dulcamara), Antonino Siragusa e Giulio Pelligra (22/11) nella parte di Nemorino, Giovanna Beretta (Giannetta). La musica contemporanea avrà uno dei suoi momenti più rappresentativi il 4 e 5 dicembre con I went to house but did not enter, l’ultima creazione del tedesco Heiner Goebbels per il Festival di Edimburgo, in una coproduzione che vede affiancati il Théâtre Vidy-Lausanne e i teatri di Bolzano, Lussemburgo, Francoforte e Strasburgo. I went to house but did not enter si configura come un concerto scenico in tre quadri di cui è assoluto protagonista l’Hilliard Ensemble, il quartetto vocale inglese apprezzato in tutto il mondo per le sue splendide interpretazioni di musica medievale, rinascimentale ma anche contemporanea. Il 18 e il 19 dicembre tornerà l’opera di tradizione con la pucciniana Turandot, nell’originale allestimento di Henning Brockhaus. Orchestra Filarmonica Veneta "G.F. Malipiero" diretta da Oliver Dohnanyi. Principali interpreti: Giovanna Casolla e Lisa Livingston (Turandot), Francesco Hong e Kamen Chanev (Calaf), Chiara Angella e Rachele Stanisci (Liu’), Walter Franceschini (Ping), Max-Renè Cosotti (Pong), Cristiano Olivieri (Pang), Antonello Ceron (Altoum). La stagione musicale 2008-2009 sarà quindi caratterizzata da un’altra produzione nel segno della contemporaneità: Julie di Philippe Boesmans. L’opera del compositore belga, tratta da Fröken Julie di August Strindberg, verrà rappresentata dal 10 al 13 gennaio e recherà il sigillo di Manfred Schweigkofler, Direttore Artistico del Teatro Comunale, tornato di recente al suo grande amore, la regia teatrale, dopo aver firmato nel 2005 Rheinnixen di Offenbach, proposta lo scorso anno anche a Bolzano. Infine, incastonato tra gli appuntamenti di danza di "Spring Emotions", si terrà il 17 aprile un recital di Ute Lemper. La carismatica cantante tedesca presenterà Angels Over Berlin, un tuffo nella tradizione del cabaret e tanto personale quanto sentito omaggio a una città alla quale Ute Lemper è particolarmente legata sia emozionalmente che artisticamente.

Die Zauberflöte con la regia di Eugenio Monti Colla apre il cartellone di Jesi

 

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Un bozzetto di Eugenio Monti Colla  

Die Zauberflöte (Il Flauto magico) con la regia di Eugenio Monti Colla e la direzione di Diego Fasolis in un nuovo allestimento apre il cartellone della 41a Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi. In programma la Tosca di Puccini e il Viaggio a Reims di Rossini. Inaugurazione sabato 4 ottobre, chiusura il 19 dicembre. La stagione è dedicata al soprano Leyla Gencer, recentemente scomparsa.

La Fondazione Pergolesi Spontini guidata dall’Amministratore Delegato William Graziosi e del Direttore Artistico Gianni Tangucci, inaugura la 41ª stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi sabato 4 ottobre con un nuovo allestimento di Die Zauberflöte (Il Flauto magico) di Wolfgang Amadeus Mozart alle ore 21, prosegue venerdì 24 ottobre con Tosca di Giacomo Puccini, continua sabato 22 novembre con Il Viaggio a Reims di Gioachino Rossini, e si chiude con due concerti lirici il 27 novembre con i solisti dell’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala di Milano e venerdì 19 dicembre con i solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo.

Una stagione che vuole dare occasione di debutto e crescita per i giovani cantanti e che vede nelle coproduzioni una linea virtuosa per una maggiore diffusione dell’opera e con sensibili benefici negli investimenti economici; le coproduzioni sono con Teatri spa di Treviso e Teatro dell’Aquila di Fermo per Flauto Magico, Teatri spa di Treviso e Sferisterio Opera Festival per Tosca, Teatri spa di Treviso per il Viaggio a Reims in collaborazione con l’Accademia Rossiniana del Rossini Opera Festival 2008. Due nuovi allestimenti: Flauto Magico e Tosca; e per la prima volta a Jesi Il Viaggio a Reims, più due concerti con cantanti provenienti dai corsi di perfezionamento del Teatri alla Scala di Milano e dell’Accademia di Osimo.

Il cartellone aprirà sabato 4 ottobre alle ore 21 e replica domenica 5 ottobre alle ore 16 con un nuovo allestimento de Die Zauberflöte (Il Flauto magico), opera tedesca in due atti K 620 su libretto di Emanuel Schikaneder e musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Un’opera visionaria, antica e moderna, un capolavoro di straordinaria complessità ma anche fiaba apprezzata dal pubblico di ogni età. Al Teatro Pergolesi l’opera torna dopo lo spettacolo di Lindsay Kemp del 1999, affidata per questo nuovo allestimento alla regia di Eugenio Monti Colla che ne firma anche scene e costumi, e ad un cast di artisti internazionali: Michael Eder (Sarastro), Bernard Berchtold (Tamino), Sofia Soloviy (Pamina), Ekaterina Lekina / Uran Urtnasan (Regina della Notte), Filippo Bettoschi (Papageno), Petra Van Der Mieden (prima Dama), Anna Manasyants (seconda Dama), Monika Wäckerle (terza Dama), Steven Cole (Monostatos), Caterina Di Tonno (Papagena), Thomas Laske (Oratore), Dominik Rieger (Primo Sacerdote e Secondo Armigero), Krystian Krzeszowiak (Secondo Sacerdote e primo Armigero), Paola Valentina Molinari (Primo Fanciullo), Silvia Piccollo (Secondo Fanciullo), Caroline Germond (Terzo Fanciullo). L’orchestra da Camera Europea ed il Coro della Radio Televisione Svizzera saranno diretti da Diego Fasolis, uno dei più interessanti interpreti del repertorio settecentesco. Le luci sono di Roberto Gritti. Il nuovo allestimento è in collaborazione con RSI – Radio Svizzera di lingua Italiana, Rete 2.

Affferma il regista Eugenio Monti Colla: “L’anno della composizione, il 1791, Schikaneder, il suo teatro popolare e il pubblico a cui si rivolgeva ma, soprattutto, Mozart e la cultura del tempo e la sua, in particolare, che abbracciava tutto come le origini dei singoli personaggi o le situazioni rintracciabili in racconti precedenti o coevi alla composizione del Flauto, l’aspetto iniziatico, la simbologia fiabesca, i miti dell’antico Egitto e del poeta Orfeo, i rituali massonici, tutto, proprio tutto rinasce e si trasfigura nella maturazione artistica ed umana di Mozart. E’ proprio questo tutto che cerco di riportare sulla scena per trasformare in visivo ciò che la musica ha esaltato. Il luogo dell’azione, innanzitutto: un’alternanza di materiali lignei composti armonicamente con elementi pittorici che richiamano il teatro Barocco, quello in cui trovano luogo anche alcune macchine semplici tali da restituire il gusto popolare del pubblico per cui l’opera era nata. In questa idea di fondo rientra il gioco cromatico dei costumi intesi ad accompagnare l’inno alla vita e all’amore che si sprigiona costantemente nel cammino di chi è iniziato, una sorta di dissoluzione prima della rigenerazione”.

Secondo titolo in cartellone Tosca di Giacomo Puccini, melodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, venerdì 24, sabato 25 ottobre (ore 21) e domenica 26 ottobre (ore 16) - ed un’anteprima riservata ai partecipanti al progetto “Ragazzi ... all’opera”, giovedì 23 ottobre. Giampaolo Maria Bisanti dirigerà la FORM - Orchestra Filarmonica Marchigiana. Nella produzione del capolavoro pucciniano si esibiranno nei ruoli della protagonista, di Mario Cavaradossi e del Sagrestano i talenti emersi dal Concorso Internazionale per Cantanti “Toti Dal Monte” 2008, affiancati sulla scena da affermati interpreti: Antonia Cifrone ed Olga Perrier (Floria Tosca), Alejandro Roy / Cho Yong Kap (Mario Cavaradossi), Claudio Sgura / Giuseppe Altomare (Il barone Scarpia), Alessandro Spina / Desaret Lika (Cesare Angelotti), Mirko Quarello / Sundet Baigozhin (Il Sagrestano), Massimo Cagnin (Spoletta), William Corrò (un carceriere).

L’opera “sarà ambientata in una Roma trionfale e avrà due differenti piani visivi”; il regista Massimo Gasparon firma anche scene e costumi, trasformerà per il palcoscenico del ‘Pergolesi’ le grandi architetture della Tosca vista questa estate all’Arena Sferisterio di Macerata. Il Coro è il Lirico Marchigiano “V. Bellini” diretto da David Crescenzi; in scena anche il Coro dei Pueri Cantores di Macerata diretto da Gian Luca Paolucci.

Tosca andò in scena al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900, alla presenza della regina Margherita, diretta da Leopoldo Mugnone con la regia di Tito, figlio di Giulio Ricordi, in una serata tesa per il rischio di attentati anarchici e caratterizzata da tumulti per l’ingresso a teatro di ritardatari che ne causano l’interruzione ed un secondo inizio. L’opera disorientò una parte della critica. Anche perché, si scrisse più tardi, Puccini era incorso in un verismo sfrenato o addirittura nel grand-guignol, un genere che – ad onor del vero – fu importato in Italia soltanto nel 1908. Nonostante le prime reazioni l’opera fu subito rappresentata in tutto il mondo.

Sabato 22 novembre (ore 21) e domenica 23 novembre (ore 16), con un’anteprima giovani il 21 novembre alle ore 16, appuntamento con Il viaggio a Reims, ossia l'Albergo del Giglio d'Oro, cantata scenica su libretto di Balocchi e musica di Gioachino Rossini. L’edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, è a cura di Janet Johnson.

Presentata al Théatre Italien di Parigi il 19 giugno 1825 per celebrare l’incoronazione di Carlo X, avvenuta a Reims, l’opera fu subito giudicata dalla critica una delle più felici creazioni di Rossini. La sua misteriosa scomparsa ne segnò la storia: si pensò che Rossini avesse distrutto la partitura perché insoddisfatto della sua resa artistica, ma il destino ha voluto che questa fosse ritrovata casualmente a Roma, nella biblioteca di Santa Cecilia. Il Rossini Opera Festival la mise in scena con grande successo nel 1984 in prima mondiale assoluta in edizione critica. Il memorabile spettacolo, ideato da Luca Ronconi e diretto da Claudio Abbado, è passato alla storia della lirica del ‘900; da quel momento in poi il Viaggio è una delle opere rossiniane più rappresentate.

Dal 2001 il Rof, all’interno del suo Festival Giovane, propone il Viaggio nell’interpretazione di giovani voci formatesi nell’ambito dell’Accademia Rossiniana che si è tenuta a sotto la direzione del M° Alberto Zedda. L’ardua prova ha permesso a molti di loro l’accesso ai grandi scenari internazionali. Lo spettacolo è firmato da Emilio Sagi e ripreso da Elisabetta Courir con i costumi di Pepa Ojanguren, ed è la prima volta che uno spettacolo del Rossini Opera Festival viene rappresentato nel territorio regionale. Il giovane maestro russo Denis Vlasenko dirigerà la FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana. Nella compagnia di canto saranno Cristina Obregón (Corinna), Rinnat Moriah (Contessa Di Folleville), Michela Antenucci (Madama Cortese), Sergey Romanovskiy (Conte di Libenskof), Yijie Shi (Cavalier Belfiore), Aexey Yakimov (Lord Sidney), Marco Filippo Romano (Don Profondo), Valdis Jansons (Barone Di Trombonok), Davide Fersini (Don Alvaro), Hovhannes Gevorgyan (Don Prudenzio), Anicio Zorzi Giustiniani (Don Luigino), Emanuela Brunga (Delia), Guadalupe Paz (Maddalena), Nan Zheng (Modestina), Francisco Brito (Zefirino/Gelsomino).

Chiudono il cartellone due Concerti lirici: giovedì 27 novembre alle ore 21 con i solisti dell’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala di Milano, e venerdì 19 dicembre alle ore 21 con i solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo, confermando l’impostazione della stagione 2008 che privilegia i giovani interpreti che fanno parte già da oggi del mondo artistico nazionale ed internazionale.

La Stagione gode del finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Marche (Assessorato Beni e Attività Culturali), e del sostegno dei privati riuniti nel raggruppamento Art Venture (Gruppo Pieralisi, Leo Burnett Italia, Moncaro, New Holland-Gruppo Fiat, S.E.DA., Starcom Italia) e con la collaborazione di Banca Marche.

Biglietti: da 12 a 60 euro (opere), da 10 a 22 euro (concerti).