anticipazioni, recensioni, notizie, discografie a cura di Sergio Albertini (per l'invio di news, materiali, segnalazioni, contatti: leute_heute@leonardo.it)
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lunedì, 22 settembre 08 14:13
Quattro incontri con il Suono al Museo degli Strumenti Musicali di Milano
Civico Museo degli strumenti Musicali Castello Sforzesco, Milano Sala della Balla
Alle origini della Musica: Il Suono 1 Sabato 27 settembre 2008, ore 16 Alle origini del suono dalla scoperta della voce allo sviluppo degli strumenti musicali Un percorso dedicato all’illustrazione del fenomeno musica che prende avvio dall’elemento originante, quindi dalla formazione del suono nella sua natura primitiva. Si trae origine dalla scoperta della voce e dalla percussione occasionale di oggetti destinati all’uso quotidiano, fino ad arrivare allo sviluppo degli strumenti musicali più evoluti. La dimostrazione renderà evidente, tramite esempi estremamente chiari e realizzati dal vivo, l’origine del suono. Naturalmente una grande attenzione verrà riservata all’aspetto materico degli strumenti musicali, non però dal punto di vista organologico tipico degli addetti ai lavori, ma dal versante di chi, durante l’ascolto della musica, si pone quotidianamente un’infinità di domande, semplici e complesse, che non trovano mai risposta. 2 Sabato 18 ottobre 2008, ore 16 L’invenzione della scrittura musicale dalla tradizione orale al sistema moderno Il secondo incontro è un viaggio estremamente interessante che conduce gli ascoltatori lungo la storia della scrittura musicale. Si prenderà avvio dalla tradizione orale per giungere fino ai più moderni metodi di codifica. Sempre con l’ausilio di esempi chiari e realizzati dal vivo sarà possibile far comprendere con semplicità il complesso fenomeno della scrittura musicale. Sarà realizzato anche un breve ma simpatico laboratorio sperimentale di trasmissione orale della musica che coinvolgerà i partecipanti alla lezione. Naturalmente verranno illustrati, mediante video proiezione, codici antichi e intavolature musicali per concludere con una dimostrazione di scrittura informatizzata. 3 Sabato 22 novembre 2008, ore 16 Lo sviluppo degli strumenti musicali la suddivisione in famiglie In seguito al primo incontro dedicato alle origini del suono sarà possibile ampliare il discorso esaminando la nascita del vastissimo arcipelago di strumenti musicali suddivisi per famiglie di appartenenza. Ricollegandoci al suono prodotto dalla vibrazione di una corda sarà possibile aprire l’orizzonte degli strumenti ad arco che si sono affacciati sul balcone della storia per rimanerci o scomparire rapidamente. Dalla scoperta del tubo sonoro si arriverà ad illustrare tutte le famiglie di fiati, non secondo una suddivisione da manuale di strumentazione ma piuttosto esplorando materiali, scuole stilistiche, evoluzione e tradizioni popolari. Il linguaggio, ancora una volta, non sarà quello organologico degli addetti ai lavori, ma sarà quello chiaro dettato dalla curiosità di conoscere realmente gli strumenti che si vedono normalmente durante i concerti. 4 Sabato 24 gennaio 2009, ore 16 L’orchestra e il direttore gli strumenti musicali suonano insieme L’ultimo incontro è quello che in sostanza permette ai partecipanti di trarre alcune personali conclusioni e fare uso delle preziose esperienze condotte nel corso del ciclo. In fondo l’orchestra rappresenta ancora oggi una struttura tanto chiara quanto sconosciuta al grande pubblico per la sua organizzazione e composizione. Anche gli stessi manuali di storia della musica non offrono un’idea precisissima di come sia costituita un’orchestra e, soprattutto, di quali siano i rapporti fra gli strumenti che vi si trovano - fianco a fianco - compresi. Naturalmente la prima analisi porterà alla comprensione che non esiste una soluzione standard, ma, invece, ci possono essere svariate soluzioni per “organizzare” un’orchestra. Verrà analizzato il ruolo del direttore, il più esposto ma il meno capito. Quale sarà il significato dello sventolio discreto e magniloquente di quelle mani sul podio? A cosa serve un direttore? L’orchestra può suonare da sola? Una serie di interessantissimi interrogativi che stimolano costantemente gli appassionati in attesa di una possibile risposta
Per un museo di strumenti musicali, avviare un percorso dedicato alle origini del suono significa intraprendere una discesa verso le radici più profonde. Quasi paradossalmente non si potrebbe parlare di strumenti e di tradizioni musicali senza prima considerare il suono come fenomeno da cui l’intero mondo della musica è scaturito e si è evoluto. Questa serie di quattro appuntamenti del ciclo SUONI STORICI offre infatti la possibilità di comprendere come anche i più complessi strumenti musicali, con le loro lunghe e complesse evoluzioni, rispondano in realtà a principi fisici basilari, intuiti e codificati sperimentalmente anche dalle civiltà pre-tecnologiche. Lo spirito che anima questo percorso è quello di offrire l’anello mancante per la comprensione del fenomeno musicale partendo veramente dalle origini del suono, senza però limitarsi all’analisi etno-antropologica di reperti archeologici. Nella tradizione di un museo dinamico, la sperimentazione dal vivo sarà la linea rossa che condurrà il pubblico lungo i quattro incontri. Dall’uso di un ipotetico guscio di testuggine abbandonato sulla riva del mare fino alla complessità degli strumenti che compongono oggi un’orchestra da camera, con violini, trombe e timpani. Anche per un tema così complesso, come è nella tradizione del Museo, sarà scelto un approccio di tipo divulgativo. Claudio Salsi Direttore del Museo degli Strumenti Musicali e Civiche Raccolte di Arte Applicata Il nono ciclo della tradizionale rassegna Suoni Storici, è totalmente sviluppato intorno ad un tema sostanziale, sempre osservato con attenzione nell’ambito della didattica e della divulgazione musicale. Il percorso, articolato in quattro appuntamenti, è strutturato quasi come un corso introduttivo dedicato all’acquisizione di una concreta base di conoscenze musicali e organologiche utilissime per un avvicinamento attivo al mondo della musica e per un ascolto maggiormente consapevole di ogni sorta di forma musicale. In linea con una tradizione ormai consolidata, il progetto Suoni Storici, è concepito espressamente per un pubblico di non addetti ai lavori. Il linguaggio e gli argomenti trattati lasciano aperta la via della comprensione agli appassionati ma anche ai neofiti non abituati a frequentare gli ambienti musicali o le sale da concerto. Viene ancora una volta ricercata la chiarezza e la semplicità, elementi che da sempre hanno contraddistinto questa manifestazione, garantendone il successo negli anni.
Matteo Galli Direttore artistico
venerdì, 19 settembre 08 08:49
A Fano danza d'autore, da Petrushka a Philip Glass![]() FanoTeatr‘08’09dodici spettacoli di prosa e danza d’autore nella stagione della Fondazione teatro della Fortuna di Fano.
Più che un cartellone un ‘progetto teatrale’ immaginato, pensato e desiderato dalla Fondazione del Teatro della Fortuna e da Amat per FanoTeatr’08’09 – stagione di prosa e danza della Fondazione teatrale fanese - quello che è stato presentato stamani nella Sala della Concordia della Residenza Municipale da Stefano Aguzzi, sindaco di Fano, nonché presidente della Fondazione Teatro, Simone Brunetti, sovrintendente della Fondazione, Roberto Cantarini, responsabile programmazione Amat, Giorgio Castellani, codirettore artistico di TeatrOltre, nonché direttore dei Teatri di Pesaro e Raimondo Arcolai, direttore del Teatro Stabile delle Marche, alla presenza di un numerosissimo pubblico. Un progetto che mette insieme le migliori esperienze teatrali, miscelando con sapienza, grazie anche a tre diversi contenitori, quelle consolidate e quelle invece emergenti. Il tutto per un pubblico che ha dimostrato di saper apprezzare le scelte operate in questi anni affollando il teatro per tutti gli spettacoli della passata stagione e che, sempre lo scorso anno, ha acquistato – tra Danza e Commedie e Classici – più di mille abbonamenti, in controtendenza con ciò che succede in tanti altri teatri regionali e nazionali. Il cartellone è diviso nelle tre consuete sezioni di Commedie e Classici, Danza e TeatrOltre. La sezione danza ha tre appuntamenti che costituiscono un percorso sulla musica di un pilastro del Novecento, quell’Igor Stravinskij alle cui note i migliori coreografi del passato e del presente si ispirano per le loro creazioni. Venerdì 9 gennaio, Sulle tracce di Diaghilev della Compagnia Junior del Balletto di Toscana; in programma tre coreografie, Jeux di Eugenio Scigliano sulle musiche di Claude Debussy, Le spectre de la rose del coreografo romano Fabrizio Monteverde su musiche di Carl Maria von Weber e la Sagra della primavera di Stravinskij coreografata da Cristina Rizzo. Venerdì 6 marzo il Balletto del Sud porta in scena L’uccello di fuoco, sempre di Stravinskij con la partecipazione del grande mimo Lindsay Kemp (nella foto) nella parte del mago Kascheij. Chiude questa sezione, venerdì 20 marzo, la Serata Petrushka curata dal Balletto di Torino che presenta la creazione stravinskijana – Petrushka, appunto - del loro coreografo stabile, l’affermato Matteo Levaggi, ed altre due coreografie: Moving Parts con le musiche di Scanner, e Anima con quelle di Philip Glass. Ancora qualche giorno all’apertura della campagna abbonamenti di FanoTeatr‘08’09. Gli abbonamenti dello scorso anno si rinnovano dall’1 all’8 ottobre. I nuovi dall’11 al 18 ottobre. I biglietti di tutti gli spettacoli dal 20 ottobre. Info. Botteghino Teatro della Fortuna, tel. 0721.800750 - fax 0721 827443 giovedì, 18 settembre 08 15:48
LA DIDONE di Cavalli alla Scala
Sabato 20 e lunedì 22 settembre 2008 ~ ore 20
Ospitalità Istituzioni Musicali Italiane
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
La Didone
Dramma per musica in un prologo e tre atti Libretto di Giovan Francesco Busenello
Musica di FRANCESCO CAVALLI
Revisione critica di FABIO BIONDI
Direttore FABIO BIONDI
Regia, scene e costumi Facoltà di Design e Arti dell’Università IUAV di Venezia
Orchestra EUROPA GALANTE
Personaggi e interpreti principali
Didone Claron McFadden Enea Magnus Staveland Iarba / Corebo Jordi Domènech Cassandra / Giunone / Damigella Manuela Custer Ecuba / Mercurio / Ilioneo Marina De Liso Creusa / Anna / Damigella Donatella Lombardi Ascanio / Amore / Fortuna Isabel Álvarez Anchise / Sicheo / Eolo Antonio Lozano Acate / Pirro Gian Luca Zoccatelli Sinon greco / Un vecchio Filippo Morace Venere / Iride / Damigella Francesca Lanza Giove / Nettuno / Un cacciatore Roberto Abbondanza
Prezzi: da 170 a 12 euro Infotel 02 72 00 37 44
LA DIDONE
IL SOGGETTO
a cura di Raffaele Mellace dal programma di sala del Teatro alla Scala
Prologo
Iride, messaggera di Giunone, annuncia la caduta della città di Troia, vittima della vendetta della dèa sua signora, offesa dal giudizio di Paride. Badino gli uomini a non scherzare con le divinità.
Atto I
Troia. La notte della caduta. Esortato dai suoi, Enea è determinato a difendere la patria al prezzo della vita, nel conforto della moglie Creusa, del figlioletto Ascanio e del padre Anchise. Nel tempio intanto la sacerdotessa Cassandra affronta Pirro, violento figlio di Achille, invano difesa da Corebo, di lei innamorato, che il guerriero greco ferisce a morte. Cassandra raccoglie gli ultimi sospiri del giovane spasimante e ritorna all’altare per implorare gli dèi, mentre medita sulla caducità dell’esistenza umana. Convinto dalla madre Venere a desistere da una difesa disperata, Enea s’avvia ad abbandonare Troia con la propria famiglia. Creusa, tuttavia, ritornata in casa, è raggiunta e uccisa dai Greci. La regina Ecuba lamenta con la figlia Cassandra la tragica rovina propria e del regno, dipingendo un quadro cupo del destino che incombe sulle madri troiane. Gode intanto il greco Sinone dell’inganno da lui perpetrato ai danni degli odiati troiani, valso ai suoi ben più che non le armi di tanti guerrieri, ridicoli schiavi dell’onore. Creusa appare intanto in forma di fantasma ad Enea, e gli raccomanda il figlio, destinato a regnare sull’Italia. Venere ottiene dalla Fortuna che il viaggio per mare di Enea sia propizio, nonostante furibonde tempeste, e gli consenta di giungere illeso sulle coste africane. La flotta troiana salpa verso il proprio destino.
Atto II
Cartagine. Iarba, re dei Getuli, è ormai giunto all’abiezione per amore della regina di Cartagine, Didone. Costei è turbata da un sogno minaccioso, che le profetizza la morte e la rovina di Cartagine; la sorella Anna tuttavia consola prontamente la regina. Di fronte a Iarba Didone si dimostra molto determinata nel corso di un serrato diverbio, durante il quale oppone risolutamente alle mire del re la fedeltà al defunto consorte Sicheo. La dèa Giunone non è intanto ancora soddisfatta della vendetta ottenuta, che intende coronare col naufragio di Enea e della sua flotta. A tal fine mobilita Eolo, il re dei venti, ma il dio del mare Nettuno ne respinge l’assalto, salvando le navi troiane. Venere allora, per propiziare ulteriormente il viaggio del figlio, mette in atto uno stratagemma: il dio Amore prenderà le fattezze di Ascanio e, una volta in braccio a Didone, la farà innamorare di Enea. Sbarcato sulle coste d’Africa, l’eroe invita i suoi guerrieri a nutrire fiducia nell’avvenire, quando s’imbatte in Venere, travestita da ninfa, che l’esorta a presentarsi a Didone. La regina accoglie dapprima un ambasciatore, poi Ascanio e infine Enea con grande magnanimità, tradendo già, agli occhi delle sue dame, un’evidente debolezza per l’eroe troiano. Respinto da Didone, Iarba impazzisce.
Atto III
Cartagine. Didone è sconvolta: l’incontro con Enea le ha provocato un turbamento profondo. La regina è lacerata tra «il rispetto d'un morto» e «il desire d'un vivo»¸ tra la memoria del defunto marito e l’inattesa passione per il nuovo arrivato. La sorella Anna l’esorta apertamente ad abbandonarsi alle gioie dell’amore, approfittando di un’imminente battuta di caccia. Iarba, fuori di senno, corteggia senza inibizioni né ritegno due damigelle. Durante la caccia imperversa un temporale, che spinge Enea e Didone ad appartarsi in una grotta. Giove però vede malvolentieri l’ozio amoroso del troiano, e invia Mercurio sulla Terra perché richiami Enea ai suoi doveri e lo sproni sulla via dell’Italia. Ripresosi dalla visione del dio, Enea incita i suoi compagni alla partenza e si congeda da Didone, addormentata. La regina tuttavia s’accorge della fuga dell’amante e l’affronta alternando gli insulti alle suppliche. Sorda alle ragioni di Enea, lo maledice e cade svenuta. Le appare a quel punto il fantasma del marito Sicheo, che l’apostrofa duramente, la chiama fedifraga e la maledice a sua volta. Tre damigelle commentano i tristi casi di questi eroi, irridendo il valore vano della fedeltà: molto meglio, in amore, «variar disegno, e volo, / perché fa troppo nausea un cibo solo». Mercurio intanto restituisce il senno a Iarba, conservando viva in lui la passione per Didone. Quando la regina sarà sul punto di commettere suicidio, disgustata dalla propria esistenza, Iarba interverrà a fermarla, dichiarando a sua volta di volersi uccidere. Didone decide allora finalmente di accettare le avance di Iarba e gli si concede. giovedì, 18 settembre 08 15:32
A Catania è tempo dei 'BELLINI DAYS'...
giovedì, 18 settembre 08 14:43
LA FAVORITE inaugura la nuova edizione del Bergamo Musica Festival
Teatro Donizetti Venerdì 19 settembre ore 20.30 Domenica 21 settembre ore 15.30 Gaetano Donizetti LA FAVORITE Opéra en quatre actes di Alphonse Royer, Gustave Vaëz, Eugène Scribe Prima rappresentazione: Parigi, Académie Royale de Musique, 2 dicembre 1840 Edizione senza balletto In lingua francese. Sopratitoli: italiano e inglese Edizione Critica a cura di Rebecca Harris-Warrick Editore CASA RICORDI, Milano – Fondazione Donizetti
Direttore d’orchestra Marco Zambelli Regia Lamberto Puggelli Assistente alla regia Pier Paolo Zoni Scene Paolo Bregni Orchestra e Coro del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti Maestro del Coro Fabio Tartari Allestimento del Teatro Donizetti Il percorso proposto dai titoli componenti il cartellone del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti 2008 comincia con “La favorite”, capolavoro della maturità del compositore di Bergamo, eseguito secondo il testo originale francese (pur senza i balli previsti dalla partitura originale). In questo titolo – come per sintesi – si possono rintracciare ed indagare le diverse implicazioni narrative connesse al tema che fa da filo conduttore al Festival di quest’anno “Umani delitti e divini castighi nel realismo storico del teatro romantico”: il rapporto con la religiosità (la trama circolarmente sorge e tramonta nel monastero di Santiago De Compostela, luogo emblematico della cristianità); la protagonista cui viene negata la possibilità di vivere liberamente il proprio amore; l’abbraccio finale e la riconciliazione in punto di morte con l’amato e con Dio. Fernand, novizio del Monastero di San Giacomo di Compostela, confessa al Superiore Balthazar di aver visto in chiesa una bella sconosciuta, che da quel momento occupa i suoi pensieri, facendogli dimenticare la vocazione. Balthazar è attonito, ma a nulla servono né la sua collera né le sue ammonizioni: Fernand, deciso, lascia il monastero alla volta dell’isola di Leone dove potrà finalmente rivedere l’amata. Si tratta di Léonor che, favorita del re, gli confida di non poter accettare il suo amore. Desidera purtuttavia aiutarlo a elevare il suo rango e gli fa conferire il grado di capitano. Fernand si fa onore in guerra salvando la vita al re Alphonse XI. Questi, riconoscendo in lui l’eroe della vittoria riportata sui Mori, desidera ricompensarlo degnamente. Lo nominerà in seguito marchese di Montréal. Léonor, sempre più innamorata di Fernand, depreca ormai la propria condizione di favorita del re e vorrebbe allontanarsi per sempre dalla corte, ma Alphonse glielo impedisce e la esorta a trattenersi con lui per la festa che celebra l’avvenuta vittoria. Durante la festa Gaspar rivela al re che Léonor ha un amante. Il re cerca di strappare il nome di costui alla donna, che sceglie di non parlare neppure sotto minaccia di tortura. Giunge Balthazar con l’ordine scritto del papa di cacciare la favorita per cui Alphonse ha ripudiato la legittima consorte. Alle proteste del re, il monaco maledice sia lui che Léonor. Fernand, ancora ignaro dei rapporti tra Léonor e il re, chiede la mano della favorita ad Alphonse che cinicamente gliela accorda. Léonor manda la sua confidente da Fernand per rivelargli la verità aul suo stato, ma la messaggera viene arrestata per ordine del re prima di aver compiuto la sua missione. Subito dopo il rito nuziale, Fernand è ferito dal contegno sprezzante dei cortigiani, finché Balthazar non gli apre gli occhi sulle nozze disonorevoli. Fernand decide allora di ritornare al monastero per riprendere la sua vita di novizio. Léonor, in abito da novizio, giunge al monastero nel momento in cui Fernand pronuncia i voti nella cappella. Alla vista di Léonor, Fernand la respinge sdegnato. Ma la disperazione della donna, che implora il suo perdono, lo commuove e riaccende il suo amore per lei. È tardi ormai: allo stremo delle forze dopo il lungo cammino, Léonor muore ai piedi di Fernand, il quale invita i confratelli a pregare per l’anima dell’amata e per la sua quando – all’indomani – avrà cessato di vivere. INTORNO ALLA FAVORITE Le rappresentazioni della “Favorite” saranno precedute da una serie di appuntamenti preparatori, secondo la tradizionale formula che ha distinto le prime due edizioni del Bergamo Musica Festival, quest’anno riconfermata a pieno titolo, come da calendario seguente: Giovedì 11 settembre ore 20.30 presso la Biblioteca Tiraboschi avrà luogo il primo appuntamento del ciclo “Guide all’ascolto”. Il regista Lamberto Puggelli presenterà la sua lettura de “La favorite”. Sabato 13 settembre ore 18.00 presso l’Osteria Ai tre gobbi sarà inaugurato il ciclo di “Letture” preparatorie alle rappresentazioni dei singoli titoli lirici. Dedicato a Virginia Vasselli Donizetti, moglie del compositore, di cui quet’anno ricorre il duecentesimo della nascita, l’appuntamento prevede la lettura di una selezione di lettere dall’epistolario di Donizetti. Martedì 16 settembre ore 18.00 presso l’Auditorium di piazza della Libertà è programmata la prima proiezione cinematografica legata al titolo lirico calendarizzato: si tratta del film “La favorita” di Cesare Berlacchi del 1952 con Sofia Loren. Giovedì 18 settembre ore 18.00 tradizionale appuntamento presso il Salone Riccardi del Teatro Donizetti con il primo Concerto-conferenza del ciclo “I caffè del teatro”. Si esibiranno Claudia Nicole Bandera soprano e Maurizio Carnelli pianoforte, mentre Damien Colas racconterà “La favorite”. Sabato 20 settembre ore 20.30 presso la Chiesa di Sant’Alessandro della Croce sarà infine inaugurato il ciclo “I tesori degli archivi musicali” con un concerto in collaborazione con il Festival Internazionale Organistico Città di Bergamo. All’organo Stefano Rattini.
giovedì, 18 settembre 08 14:28
Il Boris Godunov alla Fenice di Venezia
Domenica 14 settembre 2008 alle ore 19.00 (turni A1-A2) è andato in scena al Teatro La Fenice Boris Godunov, opera in quattro atti e un prologo, libretto e musica di Modest Musorgskij, presentata nella seconda versione originale in nove quadri (con l’atto polacco e senza la scena di San Basilio), terminata dall’autore nel 1872. L’opera viene proposta in lingua originale russa con sopratitoli in italiano. Eliahu Inbal, direttore musicale della Fondazione Teatro La Fenice, è alla testa dell’Orchestra e del Coro del teatro veneziano (direttore del Coro Claudio Marino Moretti) e del coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani (direttore Diana D’Alessio). Il cast, formato da specialisti di livello internazionale, comprende Ferruccio Furlanetto nel ruolo di Boris, Annika Kaschenz e Francesca Sassu in quelli dei due figli Feodor e Ksenija, Alexandra Durseneva in quello della nutrice, Marcello Nardis in quello del principe Šujskij, Valery Ivanov in quello di Ščelkalov, Ayk Martirossian in quello di Pimen, Ian Storey in quello dell’impostore, Julia Gertseva in quello di Marina. Rangoni è interpretato da Valeri Alexeev, Varlaam da Maxim Mikhailov, Misail da Bruno Lazzaretti. Francesca Franci è l’ostessa, Shi Yijie il folle in Cristo, Giuseppe Nicodemo Nikitič, Matteo Ferrara un ufficiale di polizia. Elia Fabbian è impegnato nei due ruoli di Mitjucha e Chruščov, Enrico Cossutta è un boiardo di corte, William Corrò Lavickij, Mattia Denti Černikovskij. L’allestimento, firmato da Eimuntas Nekrošius per la regia, da Marius Nekrošius per le scene e da Nadezda Gultyaeva per i costumi, è della Fondazione Teatro del Maggio Fiorentino, vincitore del Premio Abbiati 2006 quale miglior spettacolo della stagione 2005. Quattro le repliche: martedì 16 settembre alle 19.00 (turni D1-D2), giovedì 18 alle 19.00 (turni E1-E2), sabato 20 alle 15.30 (turni B1-B2) e martedì 23 alle 17.00 (turni C1-C2). La prima del 14 settembre è stata trasmessa in diretta da Rai Radio3.
Nell’omonima tragedia di Puškin, tratta dalla Storia dello Stato Russo di Karamzin e ispirata alle vicende storiche del primo Seicento russo, Musorgskij individuò il soggetto ideale per un’opera autenticamente nazionale. Lavorò a ritmo serrato (autunno 1868-dicembre 1869) per compiere libretto e partitura, ma non superò il vaglio censorio del comitato di lettura del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, anche perché mancava del tradizionale intreccio amoroso. La struttura drammatica dell’opera, organizzata sulla falsariga della fonte in una serie di quadri staccati e autosufficienti, permise a Musorgskij di intervenire con tagli, spostamenti e aggiunte: rimosse il quadro ambientato presso la chiesa di San Basilio, ampliò notevolmente la scena che si svolge negli appartamenti dello zar, introdusse il cosiddetto «atto polacco» (spazio per l’intrigo pseudoamoroso tra il falso Dimitrij e Marina Mnišek, sotto il controllo del gesuita Rangoni) e il quadro della rivolta nella foresta di Kromy, siglando la conclusione dell’opera con la tragica profezia sul destino del popolo russo, pronunciata dal Folle in Cristo. La nuova versione (terminata nel 1872) non era solo un accomodamento al ‘gusto corrente’, ma un’opera completamente ripensata, più ricca, più simmetrica nella disposizione delle scene, ove il dramma psicologico di Boris era affiancato con maggior forza dall’elemento storico-politico (la sofferenza del popolo, le macchinazioni dei gesuiti, la vana rivolta e l’effimera festa per il falso Dimitrij). Il nuovo Boris arrivò sulle scene nel 1874, ma uscì presto di repertorio, mentre l’autore amareggiato e caduto in preda all’alcolismo, si spegneva ancor giovane (1881). A partire dal 1896 Boris Godunov venne rilanciato da Rimskij-Korsakov, che pur di rendere più popolare l’opera dell’amico scomparso non esitò a compiere pesanti manipolazioni, sconvolgendone sia la drammaturgia, sia la natura del suono orchestrale. In questa veste, all’inizio del Novecento, il Boris venne lanciato a Parigi da Sergej Djaghilev (con Saljapin protagonista, 19 maggio 1908), e si mantenne nel repertorio internazionale fino agli anni Settanta del secolo scorso, che videro il graduale ritorno all’originale (ma sovente, nei teatri, si odono mescolanze nelle versioni, la più evidente di esse consiste nell’apertura del quadro di San Basilio, posto all’inizio del quarto e ultimo atto dell’opera). Resta comunque sempre aperta la scelta tra le due versioni d’autore, quella del 1869 e quella del 1872: nonostante la presenza di numeri musicali riutilizzati o solo parzialmente modificati, le due stesure sono basate su principi drammaturgici e musicali del tutto differenti fra loro. Indipendentemente da questo sovrabbondare di musica, il Boris rivela una straordinaria forza epica proprio nell’inquadrare il tormentato iter psicologico dello zar, salito al trono grazie all’assassinio di un bimbo e dilaniato dal rimorso, nel dramma di un popolo cupo, sofferente, orante, trascinato dalla violenza e dalla fame ad acclamare ora l’uno ora l’altro dei suoi tiranni. L’affresco epico di questa Russia risalta in tutta la sua fisicità nella ricerca di un’inflessione melodica realistica che deriva dalle stesse strutture e dagli accenti del linguaggio parlato, nell’uso straordinariamente evocativo di canti del popolo e della liturgia, nell’audacia di soluzioni musicali insofferenti di ogni norma, come l’esacordo ottatonico che imprime sonorità sinistre nel ‘tripudio’ collettivo: ma non meno impressionante è l’analisi interiore, condotta con raffinato uso di Leitmotive (unica concessione al wagnerismo, anche se condotta con piglio originale), del trapasso di Boris dal rimorso alla follia, scandita dai rintocchi inesorabili della pendola (mimati da un ostinato dei corni). Nella grandiosa interazione fra primo piano e quadro collettivo Boris Godunov ascende, al pari dei grandi romanzi di Tolstoj e Dostoevskij, fra le massime testimonianze della grande cultura russa del secondo Ottocento, con un occhio devoto per il padre geniale di tutti i modernismi: Aleksandr Puškin.
giovedì, 18 settembre 08 11:26
'Ricostruito' lo Studio di Fonologia allo Sforzesco di Milano
Bruno Maderna (a sinistra) e Luciano Berio (a destra) Giugno 1955: i musicisti Luciano Berio e Bruno Maderna, con la collaborazione del fisico Alfredo Lietti e del tecnico Marino Zuccheri, creano lo Studio di Fonologia Musicale di Milano della Rai. In Europa, in quegli anni, ne esistono solo altri due: uno a Parigi, l’altro a Colonia. E’ il “cuore” sonoro della sede Rai di corso Sempione: serve – fino alla sua chiusura, nel 1983 - a produrre sperimentalmente musica elettronica e a realizzare effetti audio per la radio e la televisione. Ma è soprattutto un grande laboratorio creativo e i dirigenti Rai di allora si convincono ad aprirlo – arricchendolo in seguito di nuove tecnologie – dopo aver ascoltato “Ritratto di città”, composto da Berio e Maderna su un testo di Roberto Leydi. Lo Studio di Fonologia diventa così un luogo di grande richiamo per molti musicisti e sperimentatori dell’epoca: qui Berio compone “Mutazioni”, Maderna crea “Continuo” e “Notturno”, e lo frequentano Jonn Cage, Luigi Nono ed altri compositori. E in quegli studi passano registi e scrittori come Sermonti, Quasimodo, Eco, mentre il Piccolo Teatro – appena fondato da Strehler e Grassi – utilizza lo Studio per l’elaborazione di musiche di scena, firmate da Fiorenzo Carpi. mercoledì, 17 settembre 08 10:28
La nuova stagione al Comunale di Bolzano
Tradizione e innovazione: lo stimolante rapporto dialogico fra passato e contemporaneità è ancora una volta il perno attorno al quale ruota la stagione musicale della Fondazione Teatro Comunale e Auditorium, che dal 2007 è entrato nel novero dei Teatri di Tradizione italiani. Stagione il cui spirito è ben incarnato in tre parole emblematiche, "amore – inganno – passione", e che traccia appunto un percorso ideale fra mondi sonori diversi, in un gioco seducente di contrasti e salti temporali e stilistici. Di questo itinerario saranno protagonisti interpreti, musicisti, direttori d’orchestra e registi di caratura internazionale, a sottolineare il consolidato prestigio non solo a livello italiano ottenuto negli anni dal Teatro Comunale di Bolzano. Di tutto ciò sarà testimone il primo concerto-spettacolo della stagione 2008-2009: MOZartoons, nuova produzione della Fondazione Teatro Comunale in programma al Teatro Studio il 18 settembre. Si tratta di una vera e propria opera animata che combina l’esecuzione di due pagine concepite dal genio salisburghese, il Concerto per pianoforte KV 414 e Bastien und Bastienne KV 50, con i coloratissimi disegni animati firmati da Saul Darù e i video di Armin Ferrari. L’ideazione del progetto è di Giacomo Fornari e Nicola Ulivieri. In campo l’Orchestra dell’Accademia Gustav Mahler, sotto la direzione di Jürgen Kussmaul e Friedeman Eichhorn, e la pianista di origine armena Lilian Akopova. Per festeggiare decennale dell’Accademia Gustav Mahler di Bolzano, l’orchestra che ne reca il nome tornerà a farsi ascoltare, sempre sotto la guida del suo direttore artistico Jürgen Kussmaul, il 3 ottobre, in occasione di un concerto all’Auditorium che prevede l’esecuzione di musiche di Richard Strauss (Serenata per fiati in mi bemolle maggiore n.7), di Johannes Brahms (Sinfonia n. 2 in re maggiore) e di una composizione scritta espressamente per il decennale dell’Accademia Gustav Mahler, Silver Linig per 23 archi soli di Frank Zabel. Precedendo la stagione primaverile di danza "Spring Emotions", il Teatro Comunale ospiterà quindi dal 14 al 16 ottobre la celebre compagnia di Alvin Ailey, che presenterà alcune delle migliori creazioni del grande coreografo statunitense e titoli di autori di oggi. In novembre, il 21 e il 22, andrà in scena una delle pagine operistiche italiane più amate dal grande pubblico: L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. L’opera dell’illustre Maestro bergamasco verrà presentata in un nuovo allestimento co-prodotto dal Teatro Municipale di Piacenza e dal Teatro Comunale di Bolzano. La regia è di Enzo Dara. Maestro Concertatore e Direttore Fabrizio Cassi. Coro del Teatro Municipale di Piacenza e Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna. Interpreti: Desiree Rancatore e Silvia Dalla Benetta (22/11) nella parte di Adina, Paolo Bordogna (Belcore), Alfonso Antoniozzi (Dulcamara), Antonino Siragusa e Giulio Pelligra (22/11) nella parte di Nemorino, Giovanna Beretta (Giannetta). La musica contemporanea avrà uno dei suoi momenti più rappresentativi il 4 e 5 dicembre con I went to house but did not enter, l’ultima creazione del tedesco Heiner Goebbels per il Festival di Edimburgo, in una coproduzione che vede affiancati il Théâtre Vidy-Lausanne e i teatri di Bolzano, Lussemburgo, Francoforte e Strasburgo. I went to house but did not enter si configura come un concerto scenico in tre quadri di cui è assoluto protagonista l’Hilliard Ensemble, il quartetto vocale inglese apprezzato in tutto il mondo per le sue splendide interpretazioni di musica medievale, rinascimentale ma anche contemporanea. Il 18 e il 19 dicembre tornerà l’opera di tradizione con la pucciniana Turandot, nell’originale allestimento di Henning Brockhaus. Orchestra Filarmonica Veneta "G.F. Malipiero" diretta da Oliver Dohnanyi. Principali interpreti: Giovanna Casolla e Lisa Livingston (Turandot), Francesco Hong e Kamen Chanev (Calaf), Chiara Angella e Rachele Stanisci (Liu’), Walter Franceschini (Ping), Max-Renè Cosotti (Pong), Cristiano Olivieri (Pang), Antonello Ceron (Altoum). La stagione musicale 2008-2009 sarà quindi caratterizzata da un’altra produzione nel segno della contemporaneità: Julie di Philippe Boesmans. L’opera del compositore belga, tratta da Fröken Julie di August Strindberg, verrà rappresentata dal 10 al 13 gennaio e recherà il sigillo di Manfred Schweigkofler, Direttore Artistico del Teatro Comunale, tornato di recente al suo grande amore, la regia teatrale, dopo aver firmato nel 2005 Rheinnixen di Offenbach, proposta lo scorso anno anche a Bolzano. Infine, incastonato tra gli appuntamenti di danza di "Spring Emotions", si terrà il 17 aprile un recital di Ute Lemper. La carismatica cantante tedesca presenterà Angels Over Berlin, un tuffo nella tradizione del cabaret e tanto personale quanto sentito omaggio a una città alla quale Ute Lemper è particolarmente legata sia emozionalmente che artisticamente. mercoledì, 17 settembre 08 10:18
Die Zauberflöte con la regia di Eugenio Monti Colla apre il cartellone di Jesi
Un bozzetto di Eugenio Monti Colla Die Zauberflöte (Il Flauto magico) con la regia di Eugenio Monti Colla e la direzione di Diego Fasolis in un nuovo allestimento apre il cartellone della 41a Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi. In programma la Tosca di Puccini e il Viaggio a Reims di Rossini. Inaugurazione sabato 4 ottobre, chiusura il 19 dicembre. La stagione è dedicata al soprano Leyla Gencer, recentemente scomparsa. |