anticipazioni, recensioni, notizie, discografie a cura di Sergio Albertini (per l'invio di news, materiali, segnalazioni, contatti: leute_heute@leonardo.it)
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martedì, 31 gennaio 06 17:46
La Mozart Woche di Milano
In occasione del 250° anniversario della nascita del celebre compositore austriaco Wolfgang Amadeus Mozart, Programma della Mozart Woche - Settimana Mozart 2006 Venerdì 27 gennaio Lunedì 6 febbraio Venerdì 10 febbraio Sabato 11 febbraio Lunedì 13 febbraio Venerdì 17 febbraio Sabato 18 febbraio Domenica 19 febbraio martedì, 31 gennaio 06 17:11
Orfeo di Monteverdi a Milano. Contro il disagio mentale.
Il 7 Febbraio 2006 alle ore 20.30 presso l'Auditorium: di Milano, avrà luogo una recita speciale a favore della cooperativa sociale "Il Laboratorio" di Procaccini 14 di Milano, Onlus, che da anni lavora per il disagio mentale. il ricavato andrà a finanziare il progetto terapeutico-riabilitativo "Quelli di Harvey", che: si propone di ampliare significativamente il ruolo assegnato agli: strumenti: drammatici e musicali. Il fine ultimo, è quello di dar: vita ad: uno: spazio articolato che valorizzi tali strumenti e che: sia: 'aperto': e quindi fruibile da tutti i cittadini. Claudio MONTEVERDI: L'ORFEO (1607) Favola pastorale in 5 atti su testo di Alessandro Striggio Personaggi ed interpreti: Musica/Euridice: Emanuela GALLI Orfeo: Mirko GUADAGNINI Messaggera: Marina DE LISO Proserpina: Cristina CALZOLARI Plutone: Matteo BELLOTTO Speranza: Patrizia SCIVOLETTO Caronte: Salvo VITALE Apollo: Vincenzo DI DONATO Ninfa: Roberta MAMELI Pastore I: Giovanni CACCAMO Pastore II - Spirito I: Giovanni CANTARINI Pastore III: Claudio CAVINA Spirito II: Tony CORRADINI Ninfe: Francesca Cassinari, Paola Reggiani Yeztabel Arias Fernandez, Nadia Enghebel, Gianluca Zoccatelli, Davide Galassi, Valdis Joanson, Andrea Favari Ensemble Dir. Svetlana Fomina: violino I Carlo Lazzaroni: violino II Maurizio Barbetti: alto I Efix Puleo: alto II Rodney Prada: lirone Caterina dell'Agnello: violoncello Alberto Lo Gatto: violone Luca Marzana: tromba I martedì, 31 gennaio 06 14:25
All'Alighieri di Ravenna I quatro rusteghi di Wolf-Ferrari
Sabato 4 e Domenica 5 febbraio la stagione lirica del Teatro Alighieri proporrà un'opera rara e preziosa, I quatro rusteghi commedia musicale in tre atti che Ermanno Wolf-Ferrari compose su un libretto di Giuseppe Pizzolato dalla commedia (I Rusteghi) di Carlo Goldoni. martedì, 31 gennaio 06 14:00
Una storica esecuzione di Kleiber dell'unica opera di Beethoven
Nonostante il proliferare di un mercato discografico sempre più ampio, questa edizione di Fidelio diretta da un ottimo Erich Kleiber e cantata da una emozionante Birgit Nilsson continua a costituire una pietra miliare dellinterpretazione anche a ciqnuantanni di distanza dalla sua prima apparizione. Laltissimo livello artistico di tutti i protagonisti viene esaltato al massimo da una rimasterizzazione accuratissima che consente di cogliere anche le più piccole sfumature sonore. Ludwig van Beethoven, Fidelio Birgit Nilsson, Hans Hopf, Gottlob Frick, Paul Schoeffler, Ingeborg Wenglor, Gerhard Unger Coro e Orchestra Sinfonica della Radio di Colonia, Erich Kleiber direttore URANIA URN 289 (2 cd) martedì, 31 gennaio 06 13:05
Rudolf Kempe dirige Arabella
Ripresa dal vivo dalla BBC, questa esecuzione dellArabella di Richard Strauss vide i complessi dellOpera bavarese fare ritorno a Londra per la prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale. Arabella è considerata dai critici unopera di squadra, un fatto che si nota chiaramente in questa edizione, soprattutto grazie alla rilevanza di cui godono i personaggi di minore importanza. Questo allestimento del 1953 vede Lisa della Casa, cantante che ha saputo dare voce e corpo meglio di chiunque altro al personaggio di Arabella, al debutto assoluto nel ruolo, sfoggiando una voce di straordinaria limpidezza e un timbro argentino che sapevano andare allascoltatore cui, last but not least, si aggiungeva una avvenenza che non passò inosservata al pubblico londinese. Alla testa di una orchestra bavarese particolarmente ispirata, Rudolf Kempe ci offre uninterpretazione semplicemente indimenticabile, che si colloca nel ristrettissimo novero delle esecuzioni vermanete immortali. Un cofanetto davvero imperdibile. Richard Strauss, Arabella Lisa della Casa, Elfride Troetschel, Ira Malaniuk, Hermann Uhde, Max Proebstl, Lorenz Feheberger, Franz Klarwein, Karl Hoppe, Albrecht Peter, Kathe Nentwig, Ruth Michaelis, Walter Metthes, Walter Ehrengut, Heino Hallhuber, Emil Graf Chor und Orchester der Bayerischen Staatsoper, Rudolf Kempe direttore TESTAMENT TES 1367 (2 cd) martedì, 31 gennaio 06 12:20
Venezia. Il Crociato in Egitto viene posticipato al 2007
martedì, 31 gennaio 06 11:48
GIAMBRONE NUOVO SOVRINTENDENTE DEL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
È FRANCESCO GIAMBRONE, 48 anni, palermitano, il nuovo Sovrintendente del Maggio Musicale Fiorentino. Lo ha annunciato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali ROCCO BUTTIGLIONE insieme al Sindaco di Firenze LEONARDO DOMENICI, in occasione della conferenza stampa convocata a Firenze insieme al Sindaco Leonardo Domenici e al Commissario Straordinario del Maggio e Direttore Generale per lo Spettacolo Salvatore Nastasi. martedì, 31 gennaio 06 11:13
Prima assoluta dellopera di Purcell/Galante tratta da Shakespeare
La direzione musicale è affidata a un apprezzato interprete delle proposte musicali contemporanee più originali, Giuseppe Grazioli, alla guida dellOrchestra del Teatro Regio e del Quartetto darchi di Torino. In scena: Laura Cherici, Gemma Bertagnolli, Claudia Nicole Bandera, Carlo Lepore, Umberto Chiummo, Roberto Abbondanza e Danilo Formaggia, cui si aggiungono gli attori Michele De Marchi e Paolo Proietti. «Spettacolo poliedrico» che richiede «artisti che pur cantando hanno una forte vocazione attoriale e anche attitudini di mimo-danzatore», come ha testimoniato Cobelli, sul versante musicale offre un rapporto tra antico e moderno piuttosto articolato: «il Seicento di Purcell è avvolto da una nuova veste sonora che gli assicura un certo grado di omogeneità. Mentre laltra parte della partitura, quella interamente composta da me dichiara Galante , viene in gran parte generata da materiale di derivazione purcelliana». Con le maraviglie sceniche e il repêchage secentesco della Tempesta, si vuole celebrare anche il particolare legame di Torino con il Barocco, le cui architetture trovano in questa città alcuni fra gli esempi più mirabili del mondo (a cominciare dal Palazzo Carignano antistante il Teatro stesso). Per informazioni e vendita biglietti: Biglietteria del Teatro Regio, Piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242 - biglietteria@teatroregio.torino.it - sito internet www.teatroregio.torino.it Torino, 30 Gennaio 2006
Dramma giocoso e masque in parole e musica in un prologo, due atti e un entracte Libretto di Luca Fontana da The Tempest di William Shakespeare Musica di Henry Purcell / Carlo Galante Prima esecuzione assoluta Personaggi Interpreti Dorinda / Miranda soprano Laura Cherici
Anfitrite / Ferdinando soprano Gemma Bertagnolli Ariel mezzosoprano C. Nicole Bandera Antonio / Primo diavolo basso Carlo Lepore Capitano / Secondo diavolo basso Umberto Chiummo Prospero / Nostromo / Nettuno baritono R. Abbondanza Gonzalo / Eolo tenore Danilo Formaggia Calibano attore Michele De Marchi Re Alonso attore Paolo Proietti Direttore dorchestra Giuseppe Grazioli Regia Giancarlo Cobelli Scene e costumi A.Ciammarughi Luci Nevio Cavina Movimenti mimici Lydia Biondi Allestimento fonico Franco Gaydou Regista collaboratore Pierluigi Pagano Assistente alla regia Raffaele Squillacioti Assistente alle scene Alessandro Nico Assistente ai costumi Simona Morresi Direttore dellallestimento scenico Claudio Cantele Maestro del coro C. Marino Moretti ORCHESTRA E CORO DEL TEATRO REGIO QUARTETTO DARCHI DI TORINO Nuovo allestimento Teatro Regio in coproduzione con Fondazione del Teatro Stabile di Torino Spettacolo per le Olimpiadi della Cultura Torino 2006 Teatro Carignano Piazza Carignano 6 - Torino Lunedì 13 Febbraio 2006 ore 21 Olimpiadi della Cultura Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 21 Olimpiadi della Cultura Venerdì 17 Febbraio 2006 ore 21 Olimpiadi della Cultura Domenica 19 Febbraio 2006 ore 15 Olimpiadi della Cultura Lunedì 20 Febbraio 2006 ore 21 Olimpiadi della Cultura lunedì, 30 gennaio 06 15:59
Discografie - Katia Ricciarelli: le opere in discoKatia Ricciarelli
discografia 1971 Verdi, IL CORSARO (Medora) Lamberti, Bruson, Gulin, Cobos, Orchestra del Teatro Verdi, IL TROVATORE (Leonora) Tucker, Bruson, Zanibelli, Erede, Orchestra del Teatro Regio di Parma (Bongiovanni, live) 1972 Verdi, I DUE FOSCARI (Lucrezia Contarini) Franco Tagliavini, Cappuccili, Bartoletti, Opera Chicago (GDS, live) Verdi, GIOVANNA DARCO (Giovanna) Labò, Zanasi, Franci, Orchestra del Teatro Puccini, SUOR ANGELICA (Suor Angelica) Cossotto, Bartoletti, Orchestra di Santa Cecilia (RCA, studio) 1973 Verdi, I DUE FOSCARI (Lucrezia Contarini) Scano, Cappuccilli, Zedda, Orchestra Sinfonica di Bari (Myto, live) Verdi, SIMON BOCCANEGRA (Amelia-Maria) Domingo, Cappuccilli, Raimondi, Gavazzeni, Orchestra RCA (RCA, studio) Verdi, DON CARLO (Elisabetta di Valois) Luchetti, Cappuccilli, Ghiaurov, Cossotto, Pretre, Orchestra del Teatro Bellini, I CAPULETI E I MONTECCHI (Giulietta) Luchetti, Merighi, Bellugi, Orchestra del Teatro 1974 Verdi, LUISA MILLER (Luisa) Pavarotti, Tozzi, Quilico, Tourangeau, Lopez Cobos, San Francisco Opera (Bellavoce, live) 1975 Verdi, UN BALLO IN MASCHERA (Amelia) Domingo, Cappuccilli, Grist, Bainbridge, Abbado, ROHO (DVD, live) Verdi, JERUSALEM (Hélène) Carreras, Nimsgern, Cassis, Gavazzeni, Rai Torino (Bellavoce, live) Bizet, CARMEN (Micaela) Crespin, R.Lewis, van Dam, H.Lewis, Met New York (Gala, live) 1976 Verdi, LUISA MILLER (Luisa) Carreras, Bruson, Rinaudo, Previtali, RAI Torino (Opera dOro, live) Verdi, I DUE FOSCARI (Lucrezia Contarini) Carreras, Cappuccilli, Ramey, Gardelli, ORF (Philips, studio) Verdi, LUISA MILLER (Luisa) Domingo, Bruson, Obratzova, Maazel, ROHO (DG, studio) Verdi, 1977 Verdi, IL TROVATORE (Leonora) Bergonzi, Bruson, Berini, Arena, Macerata Festival Orchestra (On Stage, live) Verdi, Verdi, UN BALLO IN MASCHERA (Amelia) Domingo, Bruson, Obratzova, Raimondi, Gruberova, Abbado, Orchestra del Teatro alla Scala (DG, studio) Rossini, GUILLAUME TELL (Matilde) Bonisolli, Nimsgern, Casarini, Finnila, Guadagno, Orchestra della Suisse Romande (Opera Magic, live) Verdi, AIDA (una sacredotessa) Freni, Carreras, Baltsa, Cappuccilli, Raimondi, Karajan, Wiener Philharmoniker (Emi, studio) 1980 Verdi, IL TROVATORE (Leonora) Carreras, Mazurok, Toczyska, Philips, ROHO (Philips, studio) Verdi, UN BALLO IN MASCHERA (Amelia) Pavarotti, Quilico, Berini, Blegen, Patanè, Met (DVD, live) Bizet, CARMEN (Micaela) Berganza, Domingo, Raimondi, Dervaux, Opéra de Paris (DVD, live) Puccini, TOSCA (Floria Tosca) Carreras, Raimondi, Corena, von Karajan, Berliner Philharmonicker (DG, studio) 1981 Verdi, AIDA (Aida) Domingo, Obratzova, Nucci, Raimondi, Ghiaurov, Valentini Terrani, Abbado, Orchestra del Teatro alla Scala (DG, studio) Donizetti, MARIA DE RUDENZ (Maria de Rudenz) Cupido, Nucci, Baleani, Surjan, Inbal, Orchestra del Teatro 1982 Puccini, TURANDOT (Turandot) Domingo, Raimondi, Hendricks, Araiza, Zednik, de Palma, Nimsgern, von Karajan, Wiener Philharmoniker (DG, studio) Verdi, FALSTAFF (Mrs. Alice Ford) Bruson, Nucci, Gonzalez, Hendricks, Valentini Terrani, Giulini, Orchestra Filarmonica di Los Angeles (DG, live) Bizet, CARMEN (Micaela) Baltsa, Carreras, van Dam, von Karajan, Berliner Philharmoniker (DG, studio) 1983 Puccini, TURANDOT (Liùt) Marton, Carreras, Bogart, Maazel, Wiener Philharmoniker (Sony, live) Verdi, DON CARLOS (Elisabeth de Valois) Domingo, Nucci, Ghiaurov, Raimondi, Valentini Terrani, Abbado, Orchestra del Teatro alla Scala (DG, studio) Rossini, 1984 Rossini, IL VIAGGIO A REIMS (Madama Cortese) Gasdia, Cuberli, Valentini Terrani, Gimenez, Araiza, Ramey, Raimondi, Dara, Nucci, Surjan, Abbado, Manca di Nissa, Matteuzzi, Abbado, Orchestra da Camera dEuropa (DG, live) Donizetti, LELISIR DAMORE (Adina) Carreras, Nucci, Trimarchi, Rigacci, Scimone, Orchestra RAI di Torino (Philips, studio) Verdi, SIMON BOCCANEGRA (Amelia) Luchetti, Bruson, Raimondi, Abbaso, Wiener Staatsoper (Rca, live) Donizetti, POLIUTO (Paolina) Carreras, Pons, Caetani, Wiener Symphonier (Sony, live) Donizetti, I PURITANI (Elvira) Merritt, Scandiuzzi, Ferro, Orchestra Sinfonica Siciliana (Fonit Cetra, live) Verdi, OTELLO (Desdemona) Domingo, Diaz, Maazel, Orchestra del Teatro alla Scala (Emi, studio) Rossini, BIANCA E FALLIERO (Bianca) Horne, Merritt, Surian, Renzetti, London Sinfonietta (Opera DOro, live) 1989 Rossini, 1990 Bellini, ZAIRA (Zaira) Vargas, Alaimo, Roni, de Candia, Olmi, Orchestra del Teatro Massimo Bellini di Catania (Brilliant, live) 1991 Bellini, I CAPULETI E I MONTECCHI (Giulietta) Montague, Raffanti, Lippi, Campanella, Orchestra del Teatro Donizetti, ANNA BOLENA (Anna Bolena) Soffel, Ballo, Ghiuselev, Mingardo, Pidò, Orchestra del Teatro Massimo di Palermo (Serenissima, live) Puccini, 1996 Mascagni, AMICA (Amica) Armiliato, Padovan, Minarelli, Rinaldi, Pace, Orchestra della RadioTelevisione Ungherese (Kicco, studio) 1998 Giordano, FEDORA (Fedora Romanov) Cura, Porcelli, Carminati, Istituzione Concertistica della Provincia di Lecce (Eca, live)
lunedì, 30 gennaio 06 11:43
A Fidenza, un omaggio a Mozart
Teatro G. Magnani P.za G. Verdi 43036 Fidenza (PR) Lunedì 13 Febbraio 2006 ore 20.30 Mercoledì 15 Febbraio 2006 ore 20.30
Musica di W.A. Mozart Personaggi ed interpreti Tito Domenico Ghegghi, Sesto Anna Rita Gemmabella, Vitellia Renata Lamanda, Annio Francesca Russo Servilia Stefania Murino, Publio Roberto Tagliavini M° Direttore Giovanni Di Stefano Regia Paolo Panizza Scene Marcella Caglieri, Cristina Specchio Costumi Artemio Cabassi Orchestra Filarmonica del Teatro Magnani
Prezzi Platea e palchi centrali 45,00 Palchi laterali 30,00 Palchi laterali ridotto studenti fino a 25 anni 15,00 Galleria 15,00
Vendita Biglietti : Dal 31.01.2006 al 15.02.2006 presso la biglietteria del Teatro Magnani dalle 9.00 alle 12.00 tel. 0254.522044 e nei giorni di spettacolo anche dalle 16.00 alle 20.00 Prenotazione Biglietti: Dal 01.02.2006 Fax 0524.528818 - E.Mail - tulliomarchetti@virgilio.it Presso "Azzali" in via DAzeglio a Parma tel. 0521.232929 Nel primo giorno di vendita sarà possibile acquistare, a persona, presso la biglietteria del teatro un massimo di 2 biglietti di platea o galleria, oppure 5 biglietti in palco centrale, oppure 4 biglietti in palco laterale, per ogni serata. Nei giorni successivi la biglietteria si riserva di vendere i posti ancora disponibili senza limitazione numerica
lunedì, 30 gennaio 06 11:28
Nellanniversario dei 105 anni della morte di Giuseppe VerdiA Busseto va in scena Falstaff Nel ruolo del protagonista il baritono Alberto Mastromarino in un allestimento che incrocia, attraverso precisi riferimenti artistici ed architettonici, gli anni di Verdi ed il nostro tempo. Busseto, Teatro Giuseppe Verdi 27, 31 gennaio e 2 febbraio 2006 alle ore 20.30 29 gennaio 2006 alle ore 15.30
E dal 2001 che Per quanto concerne lallestimento bussetano prodotto dalla Fondazione Arturo Toscanini, la regista, scenografa e costumista, Maria Elena Mexia già assistente di Giorgio Strehler e Luciano Damiani- ha attuato un incrocio tra il nostro tempo e quello in cui è ambientato Falstaff nella convinzione che le storie umane restano uguali e soltanto linvolucro cambia. <Come Verdi in questa storia così moderna ha incrociato i rapporti umani, allo stesso modo spiega Maria Elena Mexia- lho fatto con i rapporti tra il tempo e lo spazio, il passato e presente. Sul palcoscenico è presente una inquadratura metallica (che ricorda le architetture di Franck Gehry autore del Museo Guggenheim di Bilbao), dove allinterno sono sistemate le tele dipinte e di tulle, sullo stile dei quadri di Giovanni Boldini (pittore dei tempi di Verdi), come i costumi sono ispirati ai suoi quadri con foto antiche di Parma, del Po, di Busseto. Viene utilizzata larte per dare i segni distintivi di unepoca, mentre la storia in palcoscenico le abbraccia tutte>. Falstaff a Busseto che debutterà il 27 gennaio troverà nel baritono Alberto Mastromarino il protagonista; il cast comprende inoltre: Javier Franco e Rodrigo Esteves (Ford), Leonardo Caimi e Filippo Adami (Fenton), Simonetta Pucci e Eugenia Garza (Alice), Ivanna Speranza e Stefanna Kybalova (Nannetta); lOrchestra e il Coro della Fondazione Arturo Toscanini saranno diretti da Alessandro DAgostini. Dopo la prima che avrà inizio alle ore 20,30 lopera verrà replicata il 29 gennaio alle ore 15.30 ed ancora il 31 gennaio ed il 2 febbraio alle ore 20.30. Sabato 21 gennaio alle ore 11,30 presso il Salone Barezzi di Busseto, il Falstaff di Busseto sarà presentato in un incontro condotto dal musicologo Franco Lorenzo Arruga e vedrà la partecipazione della compagnia di canto, del direttore dorchestra Alessandro DAgostini, della regista e costumista Maria Elena Mexia, dello scenografo pittore e collaboratore Lidia Trecento e Keiko Shiraishi. Interverranno inoltre Gabriella Meo, assessore al turismo della Provincia di Parma, Gianni Baratta, sovrintendente della Fondazione Arturo Toscanini, Maurizio Marchetti, presidente dellassociazione "Amici di Verdi" di Busseto, Mercedes Carrara Verdi, presidente dellIstituto Nazionale Studi Verdiani e Cristina Ferrari, direttore delle attività liriche della Fondazione Arturo Toscanini. I biglietti dello spettacolo i cui prezzi vanno da 50 euro a 25 euro, si possono acquistare alla biglietteria della Fondazione Arturo Toscanini (info tel. 0521 391320) e al teatro Verdi di Busseto il 25 gennaio (pomeriggio) e nei giorni di spettacolo a partire da unora prima dellinizio (info tel. 0524 931016) lunedì, 30 gennaio 06 11:13
Il nuovo concerto-recital dei Marcido Marcidorjs e Famosa MimosaPiccolo Regio Laboratorio 2005∙2006 Marcido: Canzonette.
Piccolo Regio Puccini, Giovedì 2 e Venerdì 3 Febbraio 2006, ore 21 Teatro, musica, canzoni, anzi canzonette, quelle che Proust definiva come uno dei momenti più nobili ed efficaci dellespressione artistica. Saranno loro al centro del nuovo spettacolo dei Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, al secolo Marco Isidori, Maria Luisa Abate e gli altri nove artisti della Compagnia impegnati in Marcido: Canzonette. Canzonette Marcido!, in scena al Piccolo Regio Puccini giovedì 2 e venerdì 3 febbraio 2006 alle ore 21. La più che ventennale esistenza dei Marcido compagnia fondata nel 1984 da Marco Isidori, regista-autore di tutti gli spettacoli della Compagnia, Maria Luisa Abate (attrice), Daniela Dal Cin (scenografa e costumista) e Sabina Abate costituisce un reale punto di riferimento per il teatro di ricerca in Italia, avvalorato anche dai numerosi premi assegnati nel corso di tutti questi anni. Gli spettacoli sono sempre frutto di unoriginale riscrittura e reinvenzione effettuata da Isidori su classici antichi e moderni, dalla tragedia greca a Goldoni, da Shakespeare a Jean Genet, Brecht, Beckett e Joyce. Testi e temi di opere come lAgamennone, I Persiani, La locandiera, Macbeth e Happy Days diventano partiture dove accanto e intorno agli interventi solistici della Abate e di Isidori, prende nuova vita la coralità della tragedia greca attraverso linsieme affiatato degli altri attori della Compagnia. Di qui allaffrontare il repertorio canoro e strumentale trasformato in teatro il passo, benché breve, era da lungo atteso. Un primo esito si è avuto un paio danni fa con Marilù dei Mar(cido) e lOrchestra-Spettacolo degli Stessi Mar(cido), titolo di uno studio sulle songs di Kurt Weill per E in effetti Gino Paoli (Senza fine, Il cielo in una stanza) sta a fianco di Charlie Chaplin (Luci della ribalta), Kurt Weill (Alabama Song) a fianco di Mascheroni (Ziki-paki-ziki-pu), Jacques Brel (Non andare via, I biglietti a 7,50 euro sono in vendita presso la Biglietteria del Teatro Regio (piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242 - biglietteria@teatroregio.torino.it) e unora prima degli spettacoli alla biglietteria del Piccolo Regio. Informazioni: tel. 011.8815.557;
lunedì, 30 gennaio 06 10:40
Torna Rigoletto alla Scala. Sul podio, Riccardo ChaillyGIUSEPPE VERDI RIGOLETTO opera in tre atti su libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma di Victor Hugo Le roi samuse (Edizione critica The University of Chicago Press a cura di Martin Chusid; Casa Ricordi, Milano)
Direttore RICCARDO CHAILLY Regia GILBERT DEFLO Scene EZIO FRIGERIO Costumi FRANCA SQUARCIAPINO Personaggi e interpreti principali
ORCHESTRA e CORO del TEATRO ALLA SCALA Maestro del Coro BRUNO CASONI CORPO DI BALLO DEL TEATRO ALLA SCALA Date: martedì 24 gennaio 2006 ore 20 prima rappresentazione giovedì 26 gennaio 2006 ore 20 turno C domenica 29 gennaio 2006 ore 20 turno A mercoledì 1 febbraio 2006 ore 20 turno D sabato 4 febbraio 2006 ore 20 turno F mercoledì 8 febbraio 2006 ore 20 turno B venerdì 10 febbraio 2006 ore 20 turno E Prezzi: da Infotel: 02 72 00 37 44 LOPERA IN BREVE a cura di Emilio Sala (dal programma di sala del Teatro alla Scala) Rigoletto fu composto da Verdi per onorare un contratto firmato nellaprile del 1850 con il Teatro La strategia verdiana consiste nel mettere a fuoco le situazioni chiave con pochi e veloci tratti, dando la massima evidenza ai personaggi e guidando la successione delle scene con un ritmo rapido e incalzante. Verdi scolpisce le sue figure con una potenza inedita nel melodramma dellOttocento, servendosi innanzitutto del canto: porta perciò alla perfezione larte della melodia, rendendola capace di esprimere tutte le sottigliezze emotive e i possibili stati danimo. Il massimo contrasto scaturisce dalle due figure antagoniste: il Duca si espande di continuo in melodie compiute e persino irriverenti, che ne esprimono latteggiamento sfrontato e cinico; Rigoletto predilige il declamato e canta in forme rotte e spezzate. La capacità verdiana di raffigurare caratteri complessi emerge, tra gli altri luoghi, nella scena tra Rigoletto e Sparafucile nel primo atto, basata su una declamazione melodica aderente ai continui trapassi psicologici e dotata di una straordinaria eloquenza scenica; o ancora nel celebre quartetto del terzo atto, dove vengono fusi in modo ammirevole quattro diversi stati danimo. Rispetto alle opere verdiane precedenti, dunque, Rigoletto segna unevoluzione marcata. Per la capacità di tratteggiare caratteri psicologicamente complessi, lopera è solitamente considerata lo spartiacque tra la prima produzione di Verdi e le opere della maturità, nelle quali il compositore si consacra allesplorazione realistica della natura umana in tutta la sua tortuosità e mutevolezza. A questo scopo, lindividuazione del soggetto drammatico è un momento assolutamente centrale per la costruzione dellopera. Verdi infatti perfeziona la scelta dettaglio per dettaglio al fine di ottenere il massimo effetto teatrale, volgendo addirittura a suo favore le imposizioni della censura; pianifica del resto il lavoro con la massima cura, e costruisce con altrettanta cura la partitura, realizzando strutture a lunga campata. Impiega con grande flessibilità il linguaggio e le convenzioni formali del melodramma italiano coevo: integra numeri singoli in più ampi blocchi scenici, compenetra i momenti dellazione con quelli della riflessione, calibra le scene sul tempo interiore dei personaggi. È pur vero che molte delle innovazioni formali sono già prefigurate nelle opere verdiane precedenti, e che molte scene si inquadrano agevolmente e senza ambiguità nelle convenzioni formali dellepoca: ma nessunopera prima di Rigoletto mostra altrettanta unità stilistica. E ciò è legato, più che a fattori formali, alla caratterizzazione musicale; lopera è interamente dominata dallattesa degli eventi che incombono, dallopprimente presagio di sventura che discende dalla maledizione. Verdi, inoltre, ritrae figure che agiscono allinterno delle norme formali dellopera italiana, ma che evolvono individualmente col procedere del dramma. Grazie a questi tratti, alloriginalità del soggetto e alla potenza nel delineare i caratteri, Rigoletto apre nuove prospettive al teatro musicale. E lascia tracce indelebili nella coscienza popolare. venerdì, 27 gennaio 06 18:24
Mozart, di stanza in stanza...MOZART ALLA SCALA Le opere italiane Museo Teatrale alla Scala 28 gennaio - 30 settembre 2006
Per celebrare i duecentocinquanta anni dalla nascita di Mozart (Salisburgo, 1756 - Vienna, 1791), il Museo Teatrale alla Scala allestisce una mostra relativa alle opere italiane del compositore, rappresentate dal Settecento sino ai nostri giorni al Teatro Ducale di Milano e alla Scala. La cornice scenografica che raccoglie teatrini, bozzetti, figurini, foto di scena, video, costumi e musiche, coinvolge lo spettatore nelle ambientazioni mozartiane. Di stanza in stanza mutano i colori e limpatto visivo. Dallausterità monocromatica dei teatrini dombra pensati da Lotte Reiniger (1899-1981), si accede alla cromia accesa del Così fan tutte di Eugene Berman, dove il visitatore si inoltra fra i fondalini e le sagome dipinte del celeberrimo spettacolo che rese gloriosa la stagione dapertura della Piccola Scala (1956, bicentenario della nascita di Mozart). Nello spazio dedicato a Lucio Silla si pongono a confronto ledizione settecentesca dei fratelli Galliari, pensata per la prima assoluta al Teatro Ducale (1772), e la recente rivisitazione di Richard Peduzzi e Patrice Chéreau (1984). La sequenza degli ambienti di camere e saloni in miniatura, introduce lo spazio borghese delle Nozze di Figaro. Don Giovanni, rivissuto nellepilogo dellapparizione del Commendatore, riporta alla ribalta, in unesposizione che si fa spettacolo, i protagonisti che sfoggiano i luttuosi ed eleganti costumi di Franca Squarciapino, quasi volersi accomiatare dal pubblico della mostra. Video musicali e documentari ripercorrono lattività mozartiana degli spettacoli elaborati in lingua italiana, da Mitridate re di Ponto (1770) a Idomeneo (2005). Mostra a cura di Vittoria Crespi Morbio e Filippo Crivelli. Allestimento di Angelo Sala e Alfredo Corno. Io non so se questo è un sogno Così interviene Despina nel concertato finale di Così fan tutte, e le sue parole vorrei che diventassero le nostre nel seguire i movimenti delle ombre cinesi che Lotte Reiniger creò per le opere italiane di Mozart negli anni Settanta, dopo essere stata la famosa regista e ideatrice del teatro dombre negli anni Trenta. Le sue figurine (siano esse Susanna o Figaro o Fiordiligi o Don Giovanni) ci invitano ad entrare nelle quattro sale che Vittoria Crespi Morbio illustra nella presentazione del catalogo. Gli spazi della mostra sono raccontati attraverso alcuni momenti particolari che il Teatro alla Scala ha trasformato in leggenda: e ne citerò due per tutti, lallestimento di Eugene Berman di Così fan tutte diretto da Guido Cantelli alla Piccola Scala nel 1956 e la ripresa di Lucio Silla avvenuta nel 1984 con la regia di Patrice Chéreau, dopo la prima rappresentazione del 1772 al Teatro Ducale di Milano alla presenza di Mozart sedicenne. Non è stato facile ricostruire lattività scaligera mozartiana in quasi duecento anni, poiché si nota che il pubblico milanese del Teatro alla Scala amò Mozart nel 1800 (è del 1807 la prima rappresentazione de La scuola degli amanti o sia Così fan tutte e del 1814 la prima de Il dissoluto punito o sia Il Don Giovanni Tenorio), lo ignorò quasi totalmente nella prima parte del 1900, e lo adottò dal Nelle quattro sale abbiamo voluto esaltare il teatrale incantesimo che Mozart ci offre attraverso la trilogia italiana con la presenza determinante di Lorenzo Da Ponte come librettista; ed il commento sonoro che ci accompagna nel corso del viaggio è il montaggio delle Ouvertures più celebri alternate a quelle meno note come Mitridate re di Ponto o Lucio Silla o Idomeneo. Per ragioni tecniche, lo stesso montaggio fornisce la colonna sonora al video che abbiamo realizzato. Il video, nella sua sequenza di immagini, viene a colmare più di una dimenticanza: se Lorenzo Da Ponte è il numero uno dei poeti mozartiani, è bene ricordare che nelle quattordici opere italiane Mozart si è avvalso dei testi di Pietro Metastasio, Giuseppe Parini, Carlo Goldoni, Giambattista Varesco, Giovanni De Gamerra e altri ancora, ed è per questa ragione che ho voluto inserire versi o frasi degli autori dei libretti anche delle opere meno note. Senza una voce conduttrice, il video è un gioco di notizie, un mosaico di richiami, un itinerario di contrasti e accostamenti stilistici che scivolano nellarco dei due secoli, al di là delle convenzionali successioni cronologiche. Quasi un labirinto visivo dove appaiono o svaniscono, per poi ritornare, titoli delle opere, locandine di anni lontani, personaggi, figurini, bozzetti, stampe, foto di interpreti, curiosità e cimeli che, nel loro sovrapporsi, vogliono rendere un amorosissimo tributo a Mozart. LArchivio fotografico del Teatro alla Scala, il Museo Teatrale alla Scala, lArchivio di Stato di Milano e tutti i collaboratori hanno contribuito a raccogliere una documentazione che ci ha così permesso di realizzare un video insolito. Ritornano le immagini della Piccola Scala (ormai perduta nella memoria) dove, oltre al famoso Così fan tutte, furono allestite tre opere italiane: La finta giardiniera, Il re pastore, La clemenza di Tito. Ritornano le stampe del Regio Ducal Teatro di Milano dove Mozart quattordicenne presentò il suo primo dramma per musica, Mitridate re di Ponto, al quale seguirono nel giro di due stagioni la festa teatrale di Ascanio in Alba e il dramma per musica Lucio Silla (dal 1770 al 1772). Scorre un video che è di gioia per tanti personaggi ritrovati, e di malinconia per tante immagini di luoghi perduti. È anche un video di gioia per quello che il Teatro alla Scala ha fatto e prodotto per Mozart, e di malinconia perché a Mozart ci si approssima sempre, senza raggiungerlo mai. Filippo Crivelli venerdì, 27 gennaio 06 14:22
Il Barbiere di Siviglia al Teatro Filarmonico
Un capolavoro assoluto, l'opera più rappresentata nel mondo fra quelle, tutte mirabili, di Gioachino Rossini, insomma Il Barbiere di Siviglia apre, mercoledì 25 gennaio alle ore giovedì, 26 gennaio 06 16:39
Venerd 27 gennaio 2006: MOZART 250!Un Concerto di Gala per i 250 anni dalla nascita di Wolfgang Amadeus Mozart
Dopo avere inaugurato le celebrazioni del 250' compleanno di Mozart con i tre capolavori composti sui libretti di Da Ponte, il Teatro Carlo Felice continua a festeggiare aprendo una serie di importanti apuntamenti sinfonici con uno straordinario Concerto di Gala con la direzione di Riccardo Frizza.
Per cominciare si potrà ascoltare la Sinfonia n. 1 in mi bemolle maggiore K 16, un già delizioso inizio infantile che avrebbe portato ai numeri dell'età adulta (sinfonie n. 35, 38, 39, 40, 41) che hanno segnato la storia della civiltà europea. Dopo l'omaggio al musicista bambino, si passa a incontrare un giovane uomo che domina la storia della musica. Il grande soprano Mariella Devia canterà quattro delle più belle e coinvolgenti Arie da Concerto: Misera dove son K 360, Chi sa, chi sa qual sia K 582, Vado, ma dove, o Dei K 583, Ah se in ciel, benigne stelle k 538, lavori di strabiliante fascino vocale e strumentale di cui Mozart fu maestro. L'orchestra eseguirà poi l'incantevole Divertimento in fa maggiore K 138, quindi si aggiungerà il coro per un raro Misericordia Domini K 222. La seconda parte sarà quindi dominata da un altro lavoro di sublime bellezza, la Messa in do maggiore K 317 "dell'incoronazione", struggente e splendente insieme, affidata a un eccellente quartetto di giovani magnifici solisti: Rosanna Savoia, Marianna Pizzolato, Francesco Meli e Giovanni Battista Parodi. giovedì, 26 gennaio 06 15:38
Stravinskij e Ravel al Teatro Piccinni di Bari
Per la Stagione 2005/2006 organizzata dalla Fondazione Lirico Sinfonica Petruzzelli e Teatri di Bari, martedì 24 e giovedì 26 gennaio alle 20.30 al Teatro Piccinni andrà in scena il dittico novecentesco The Flood di Stravinskij/L'Enfant et les sortilèges di Ravel, nellíelaborazione registica di Daniele Abbado e con la direzione di Stefan Anton Reck. giovedì, 26 gennaio 06 15:25
Stefano Mazzonis di Pralafera nominato direttore generale dellOpra Royal de Wallonie - Liegi
Sabato 21 gennaio 2006, il Consiglio di Amministrazione dell'Opéra Royal de Wallonie ha nominato Stefano Mazzonis di Pralafera, Direttore Generale e Artistico del Teatro di Liegi, tra una rosa di 23 candidati di provenienza internazionale e attraverso una procedura particolarmente rigorosa.
giovedì, 26 gennaio 06 13:08
Il cuore palpitante di Cherubin. A Cagliari
Ancora una volta
Chérubin, o della seduzione en travesti Quel giorno di San Valentino del 1905 Tutte volentieri si lasciano sedurre, in questo gioco di leggerezze e malinconie che Jules Massenet racchiude in Chérubin, comédie chantée in tre atti che venne rappresentata per la prima volta a Monte-Carlo il 14 febbraio 1905 e che da allora, pur avendo ricevuto lapprezzamento del pubblico, giace dimenticata sotto la polvere del tempo. Oggi la ritrova il Teatro Lirico di Cagliari per proporla il 7 gennaio In questo caso si aggiunge la particolarità della dedica: nel 2006 il mondo celebra Mozart, e tutti i teatri segnano in calendario rappresentazioni delle sue opere. Il Lirico di Cagliari sceglie di riprendere lomaggio che Jules Massenet, già centanni fa, fece al salisburghese, cogliendo un personaggio significativo come Chérubin e dedicandogli un intero lavoro operistico. Questo Chérubin è naturalmente una produzione originale, che Il mondo aveva lasciato Cherubino, il fortunato personaggio di Beaumarchais, pronto a partir ufficiale, sulle ultime note delle Nozze di Figaro di Mozart. Lo ritrova, in questopera, ufficiale diciassettenne come al solito attratto più dalle grazie femminili che dalla disciplina dellesercito. In omaggio al personaggio mozartiano, anche Massenet impone un protagonista en travesti, una donna che canta e incanta con voce di soprano, scelta che fu già apprezzata dal pubblico dellalba del Novecento. Questo Chérubin, seduttore impenitente, ritrova in sé, libera da ombre, lanima di Don Giovanni. Colleziona conquiste e pegni damore: casti fiori, maliziosi nastri, irrinunciabili giarrettiere. E lui di ogni donna si innamora sinceramente, ci crede fino nel fondo del cuore salvo dimenticarsi, con tutta innocenza, al comparire di unaltra, nuova bellezza. La scena si apre al castello, dove fervono i preparativi per il diciassettesimo compleanno del protagonista: per lui danzerà lEnsoleillad, e grande è lattesa. Ma nel frattempo, prima di innamorarsi perdutamente della bella del Re, Chérubin dovrà vedersela con i tumulti del suo cuore di volta in volta dedicato a questa o quella fanciulla, con conseguenti sfide a duello da parte di mariti e amanti gelosi, sempre sotto lo sguardo attento del suo protettore e maestro, il Filosofo. Passate le danze e ripartita la magnifica Ensoleillad, lamore vero sarà per la giovane Nina, con tanto di lieto fine. Ma di nascosto il bel libertino non potrà fare a meno di stringere al petto un nastro di seta, pegno di unaltra dama. E per Nina, al calar del sipario, il Filosofo teme un futuro da donna Elvira, cuore amante trafitto dal cupo Don Giovanni. A far vibrare ancor di più le corde del sentimento è la scrittura musicale di Massenet. Sa sussultare con tratti irregolari, piegare orchestra e voci ad un intenso, avvolgente calore, muovere i ritmi con giochi rifiniti di accenti, chiedere poesia con lingresso garbato di inedite espressività melodiche. Per un gioco di respiri incalzante, palpitante come il cuore di Chérubin. giovedì, 26 gennaio 06 12:18
L'Hidalgo di Massenet in una nuova produzione del Teatro VerdiUn Don Chisciotte per Trieste
Il 17 febbraio sul palcoscenico del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste sarà presentata la commedia eroica tratta da Cervantes, Don Quichotte di Jules Massenet. Lopera sarà in scena in un nuovo allestimento realizzato dal Teatro Verdi e ambientato nella Spagna dinizio 900 a cura del regista Federico Tiezzi, coadiuvato da Pier Paolo Bisleri per le scene, da Giovanna Buzzi per i costumi e da Iuraj Saleri per il disegno luci. Come Massenet fu attratto dal personaggio di Don Quichotte non tanto per il carattere epico-visionario della figura, ma per la sua identificazione con una classicità eroica e sublime a quel tempo oramai al tramonto, la messa in scena dellopera, ideata da Tiezzi e caratterizzata da una profonda caratura teatrale, contrappone due mondi a inizi 900, quello nascente del cinema e quello, in parte soccombente, del teatro che intende difendere se stesso. Sotto la direzione del M° canadese Dwight Bennet al suo debutto sul podio triestino, la compagnia di canto vedrà impegnati in alternanza nei ruoli principali Giacomo Prestia e Arutjun Kotchinian (Don Quichotte), Laura Polverelli e Annie Vavrille (Dulcinea) e Alessandro Corbelli e Paolo Rumetz nel ruolo di Sancho. Lopera, si rappresenta in lingua originale con sopratitoli e si replica il 18, 19, 21, 22, 23, 24 febbraio 2006
Trieste, 18 gennaio 2006 mercoledì, 25 gennaio 06 17:23
Tra le calli e le vie della setaPer il Carnevale 2006
Da mercoledì
Gran finale il 28 febbraio martedì grasso alle ore 20.00 al Teatro mercoledì, 25 gennaio 06 15:51
Quel Diavolo di Michele Pertusi!
A Parma il debutto col FAUST di Gounod
Il debutto di Michele Pertusi che canta a Parma per la prima volta nella sua carriera la parte di Mefistofele è solo uno dei tanti elementi che rendono estremamente interessante il Faust di Charles Gounod in scena il prossimo 27 gennaio al Teatro Regio di Parma, secondo titolo della Stagione d’Opera 2005/2006 affidato alla direzione di Donato Renzetti. L’opera che il musicista francese trasse dal dramma di Goethe con l’ausilio dei librettisti Jules Barbier e Michel Carrè, conta su due grandi interpreti quali il tenore Roberto Aronica nel ruolo di Faust e il soprano Inva Mula nelle vesti di Margherita, sulla presenza di Hugo De Ana, che ha curato regia, scene, costumi e luci del sontuoso allestimento nato in coproduzione fra il Teatro dell’Opera di Roma e il Teatro Regio di Torino. Una novità caratterizza lo spettacolo in scena a Parma. Michele Pertusi si presenta infatti anche in veste di attore. Il celebre basso ha accettato l’invito rivoltogli dal regista Hugo De Ana che gli ha chiesto di recitare una parte del Prologo del poema di Goethe. Invito che Michele Pertusi ha accettato con entusiasmo, come un omaggio al capolavoro che ha ispirato la celebre opera di Gounod. “Goethe è al centro di tutto – spiega il regista Hugo De Ana che considera quello di Parma un suo nuovo spettacolo - soggetto, storia, opera. Non posso accontentarmi soltanto della musica di Gounod. Stiamo confrontandoci con un mito universale: la sfida dell’uomo all’ignoto e al trascendente. Senza Goethe, né Gounod né Santa possono condurre il ballo. Soltanto attraverso l’origine letteraria dei personaggi si può capire il significato di tutta la danza condotta da Mefistofele nell’opera. Altrimenti si rischia di banalizzare il Faust. Gounod porta a termine uno splendido compromesso: accetta le regole del teatro contemporaneo e non cerca una trascendenza rispetto alla già consistente drammaturgia del soggetto. Insomma a modo suo rimane fedele a Goethe. Ho immaginato al centro della scena un grande cubo, un elemento che rappresenta la geometria pura cui si lega la razionalità umana un enorme caleidoscopio, una gabbia dove si raccolgono e si scontrano tutti i desideri e le pulsioni”. Da questa visione del regista ecco la scelta originale di far precedere l’opera da uno stralcio tratto dal Prologo in terra del capolavoro goethiano, recitato dalla viva voce di Michele Pertusi. Faust debuttò il 19 marzo 1859 al Théatre Lyrique e nelle Memorie Gounod evoca con molta modestia il clima di quei giorni: “È stato finora il mio più grande successo teatrale. L’opera è stata molto discussa, tanto che non potevo nutrire grandi speranze nel suo successo”. Ben presto Faust sarà rappresentato in altri teatri e all’estero. Per le riprese Gounod sostituisce gli originali dialoghi parlati con recitativi strumentati fino al debutto della versione che tutti noi conosciamo avvenuta all’Opéra il 3 marzo 1869. Luca Salsi (Valentino), Roberto Tagliavini (Wagner), Daniela Pini (Siebel) e Katarina Nikolič (Marta) sono gli altri interpreti di questa produzione che si avvale delle coreografie di Leda Lojodice e dei complessi artistici del Teatro Regio di Parma, con il Coro affidato alla guida di Martino Faggiani. Dopo la prima il 27 gennaio alle ore 20, le repliche di Faust sono fissate per domenica 29 (ore 15.30), martedì 31 gennaio (ore 20), giovedì 2 febbraio (ore 20), sabato 4 febbraio (ore 17). Dopo Faust
Teatro Regio venerdì 27 gennaio 2006, ore 20.00 turno A domenica 29 gennaio 2006, ore 15.30 turno D martedì 31 gennaio 2006, ore 20.00 turno B giovedì 2 febbraio 2006, ore 20.00 turno C sabato 4 febbraio 2006, ore 17.00 turno F
mercoledì, 25 gennaio 06 13:42
Brundibar al Piccolo Regio di Torino
In occasione della Giornata della Memoria, il 26 e 27 Gennaio va in scena al Piccolo Regio, per il pubblico delle scuole, lopera per bambini BRUNDIBÁR, di Adolf Hofmeister e Hans Krása. Carlo Pavese dirige i piccoli solisti del Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio G. Verdi.
Allinizio degli anni 40, quando Hitler stava già mettendo in pratica il suo folle e spietato piano di sterminio sistematico della popolazione ebrea, esisteva un luogo dove, paradossalmente, la entartete Kunst, quellarte degenerata messa al bando dal nazismo per motivi razziali riusciva, benché debole, a sopravvivere: Terezin, una città-ghetto a sessanta chilometri a nord-ovest di Praga, nella quale i nazisti convogliarono migliaia di ebrei e oppositori politici e che si trasformò, a partire dal mercoledì, 25 gennaio 06 13:26
Le donne musiciste di Auschwitz. Un concerto a Firenze per "Il giorno della Memoria".mercoledì, 25 gennaio 06 12:12
Il Ratto dal Serraglio al Massimo di Palermo
Con Die Entfürhrung aus dem Serail (Il ratto dal serraglio) al Teatro Massimo raggiungono il clou le celebrazioni del 250.mo anniversario della nascita di Wolfgang Amadeus Mozart. Lopera, con la regia di Stephen Medcalf scene e costumi di Isabella Bywater, luci di Bruno Ciulli, andrà in scena al Teatro Massimo dal 25 gennaio al 5 febbraio 2006. Sul podio, a dirigere Coro e Orchestra del Teatro Massimo, Gabriele Ferro. Primo dei capolavori mozartiani dopo il trasferimento dellautore a Vienna, Il ratto, fu composto nel 1782. Andò in scena il 16 luglio dello stesso anno al Burgtheater, registrando un grande successo. Si tratta di un singspiel (teatro musicale misto di recitazione e canto) in tre atti. Il soggetto riprende la leggenda medievale di Florio e Biancofiore ed è ambientato in Turchia. Il singspiel, sul testo di Johann Gottlieb Sthepanie intitolato Belmonte und Constanze oder Die Entfurhrung aus dem Serail rappresenta perciò il primo passo verso lo sviluppo del teatro musicale tedesco. Dopo la sua rappresentazione non mancarono le polemiche. Il librettista fu accusato di plagio dallo scrittore Bretzner, autore di un Belmonte e Costanza dal quale Stephanie attinse parecchio. La storia, però, così come lambientazione, risente di notevoli influssi e rientra nel genere, abbastanza noto, della turcheria settecentesca. Narra del ratto di Constanze, rapita dai pirati insieme al servo Pedrillo e alla cameriera Blonde e del tentativo del nobile spagnolo Belmonte, di liberare la donna amata finita nellharem di Selim pascià. Per la maggior parte i personaggi musulmani sono ritratti come ostili o ridicoli, e mostrano totale inabilità di comprendere mores e usanze occidentali. Il punto culminante della storia implica inevitabilmente un tentativo di fuga. Chiunque abbia familiarità con Il ratto dal serraglio dice Stephen Medcalf - riconoscerà questo modello. Ad ogni modo, il genio della musica di Mozart e la sua comprensione istintiva della natura umana elevano la storia ad un livello molto più alto. Nelle sue mani diventa unesposizione del bisogno di tolleranza e comprensione fra culture diverse e una celebrazione del potere della mente e del cuore di controllare e vincere le passioni di lussuria e vendetta. Sotto questo aspetto Il ratto anticipa i temi del più grande di tutti i Singspiel: Il flauto magico. E come Tamino, Belmonte pensa di intraprendere un viaggio per liberare la sua amata da un tiranno crudele, ma in realtà il viaggio diventa di scoperta di se stesso. Proprio come Tamino nutre svariati preconcetti nei confronti di Sarastro, così Belmonte nutre unidea fissa su Bassa Selim. Lo immagina lussurioso, crudele e vendicativo e pensa che abbia già preso Konstanze con la forza. In realtà Selim si comporta con grande dignità. Sul podio del Massimo, dopo i successi di Salome e Pelleas e Melisande della passata stagione, ritorna il direttore palermitano Gabriele Ferro, al suo debutto nel titolo. mercoledì, 25 gennaio 06 09:41
A Modena (via Bologna) una festa nel nome di MozartAscanio in Alba Festa teatrale in due parti KV 111 libretto di Giuseppe Parini musica di Wolfgang Amadé Mozart (Prima: Milano, Teatro Regio Ducale, 17 ottobre 1771)
Personaggi ed interpreti: Venere Monica Gonzalez Ascanio, nipote di Venere Romina Basso Silvia, ninfa del Sangue dErcole Cinzia Forte Fauno, uno dei principali pastori Desirée Rancatore Aceste, sacerdote Bernhard Bertchold Orchestra e Coro del Teatro Comunale di Modena Direttore Ottavio Dantone Maestro del coro Marcel Seminara Regia di Michal Znaniecki Scene di Luigi Scoglio Costumi di Zofia De Ines Coreografie di Aline Nari Luci di Daniele Naldi Nuovo allestimento del Teatro Comunale di Bologna in coproduzione con il Teatro dellOpera di Roma Modena, Teatro Comunale, martedì 10 gennaio 2006 Dopo il successo ottenuto nel 1770 da Mitridate, al quindicenne Mozart veniva commissionata unopera celebrativa per i festeggiamenti del matrimonio imperiale tra Maria Ricciarda Berenice dEste e larciduca Ferdinando. Uno schema estremamente convenzionale è il modello stesso della licenza barocca: Venere era Maria Teresa dAustria in persona, pronuba delle fauste nozze tra il figlio Ascanio (larciduca Ferdinando) e Silvia (Maria Beatrice Ricciarda dEste, nipote di Francesco III duca di Modena e figlia di Ercole Rinaldo, che avrebbe ereditato il trono nel 1780). Aceste, il vecchio sacerdote tutore di Silvia, è il duca Francesco III; Fauno, alla guida dei pastori che edificano Alba (ovvero
Il regista polacco Michal Znaniecki ha realizzato un grande banchetto nuziale, una specie di scatola magica dove, richiamandosi a tutti i topoi dellArcadia e del teatro barocco, ci sono apparizioni di ogni genere. Un grande tavolo argenteo, con stemmi delle rispettive famiglie si trasforma in un palcoscenico, in una cornice che inquadra lapparizione della Dea, in una passerella dove le ninfe danzatrici si deliziano con i balli, che Mozart ha innovativamente fatto accompagnare dal coro. Anche i costumi rimandano alle nozze ducali senza cadere nella trappola pastorale. Znaniecki nelle sue note di regia ha subito chiarito quanto sia difficile oggi comprendere una Serenata teatrale del 18° secolo senza tenere conto del contesto storico e politico; attingere ad esso consente così una doppia visione, come nella prima scena in cui il coro dei milanesi rinuncia alla propria libertà o alla duchessa costretta alle nozze per salvaguardare la situazione della casata modenese. Cè, in questa bella regia di Znaniecki, leco teatro di stupore: apparizioni, carri fantastici, botole. Un gioco metateatrale condotto con raffinati incastri (sono gli invitati dellImperatrice a personificare, tra un tripudio di portate, pastorelli e ninfe. Di grande fantasia i costumi, che spesso alludono a mutazioni con elementi aggiuntivi, o, come nel caso di Maria Teresa, togliendosi di dosso il suo costume da imperatrice per svelare un abito abbagliante che la trasforma in Dea. La scenografia ideata da Luigi Scoglio, efficacissima, era attraversata da slittamenti di paratie nel fondale che ritagliavano inusuali spazi scenici, e di fondamentale importanza le luci di Daniele Naldi. Tra la stilizzata corte viennese, dai riflessi argentati, e lintricata sfera di rovi contorti, i cambi di scena erano rapidi e di grande suggestione. Le Loro Altezze Reale racconta Leopold in una lettera che rende conto del successo ottenuto dallAscanio in Alba non solo applaudirono così tanto che due arie dovettero essere ripetute, ma, sia durante che dopo la rappresentazione, entrambi si sporgevano dal loro palco verso Wolfgang e manifestavano la loro graziosa approvazione escalmando Bravissimo Maestro.
Lunica recita al Teatro Comunale ha segnato il tutto esaurito ed una entusiasmante accoglienza da parte del pubblico alla fine dellesecuzione. Se a Milano era il più celebre castrato dellepoca, Giovanni Manzuoli, degno successore di Farinelli, a vestire i panni di Ascanio (Mozart lo aveva conosciuto durante il suo viaggio in Inghilterra), a Modena era Romina Basso, dai bei centri e il cui registro grave era di eccezionale morbidezza; Venere e Silvia così come il tenore, erano delle celebrità dellepoca ( Sergio Albertini (c) 2006 sabato, 21 gennaio 06 17:14
L'unico oratorio di Mozart. Un raro ascolto al Dal Verme di MilanoAzione sacra in due parti su libretto di Pietro Metastasio Musica di Wolfgang Amadé Mozart (adattamento di Piero Rattalino)
Lisa Larsson, Barbara Bargnesi, soprani Anna Rita Gemmabella, Alessia Nadin, mezzosoprani Thomas Walker, tenore Maurizio Lo Piccolo, basso Orchestra I Pomeriggi Musicali Ars Cantica Choir Antonello Manacorda, direttore Marco Berrini, maestro del coro Valentine Barker, maestro al cembalo Nicola Orofino, voce recitante Milano, Teatro Dal Verme, sabato 14 gennaio 2006 Primo viaggio di Mozart in Italia. E il 1771. Padova è una tappa lungo il rientro verso Salisburgo. Gli viene commissionato un oratorio su testo di Pietro Metastasio, da presentare probabilmente durante la stagione di Quaresima dellanno successivo. Un oratorio, quindi, lunico composto da Mozart; con le sue differenze formali dallapore. Due atti anziché tre, un predominio della parte corale. La storia è quella biblica di Giuditta ed Oloferne, ben nota nel Settecento, ma vista con occhio obliquo. Oloferne, infatti, non compare, mentre i dettagli della sua decollazione vengono ampiamente cantate da Giuditta. Deuteragonista è invece il principe ammonita Achior, che in seguito al gesto omicida di Giuditta si converte. Il testo ha una solida qualità letteraria che adatta la storia alla specificità delloratorio/opera senza costumi dei tempi in cui lo spettacolo era proibito per farne un appello alla conversione. In questa prospettiva, il soggetto più che alla liberazione degli Ebrei assediati si accentra più alla perplessità che questa liberazione possa giungere da una debole donna, e quindi al relativo pentimento per la mancanza di fede. Da cui limportanza dellaria di Amital Con troppo mal viltà, una delle pagine più alte della partitura. Importante è il ruolo dellorchestra, in cui sono presenti ben quattro corni; ed è lorchestra ad imporsi sin dallouverture in re minore. Alcune pagine sono premonitrici di capolavori ulteriori, come laria di Cabri Ma qual virtù non cede, il cui sol minore annuncia laria di Pamina nella Zauberflöte. Il giovane Mozart cui I Pomeriggi Musicali stanno dedicando, allinterno della loro stagione, un preziosissimo percorso musicale era sicuramente ben cosciente dellottima riuscita dellaria di Ozia con coro Pietà, si irato sei; ancora, da segnalare lultima aria di Carmi, Odi, o Signor (di un fa minore intenso e drammatico) prepara il finale di Giuditta con coro, Lodi al Gran Dio, in cui Mozart utilizza il tonus peregrinus dei Vespri sul salmo In exitu Israel, evocante la liberazione del popolo dopo la schiavitù in Egitto. E laria parabola Prigionier che fa ritorno è logica e preziosa nellevolversi dellazione sacra. In una lettera del 27 luglio 1784 un anno prima de Le Nozze di Figaro - sottolinea come ne Forse il pubblico milanese che nel pomeriggio di sabato gremiva il Teatro Dal Verme non era unanime nel giudizio del compositore; nella prima parte numerosi sono stati gli abbiocchi, nellintervallo ho visto fuggire una sia pur piccola, ma consistente parte del pubblico che poco aveva apprezzato la proposta. Che invece era preziosa per molte ragioni. Innanzi tutto, coerente con quanto in stagione, che disegna, in questo 250sima ricorrenza dalla morte di Mozart, un percorso tra i più interessanti tra quelli realizzati dalle istituzioni musicali italiane. Poi,
La direzione di Antonello Manacorda è stata di grande trasparenza, attenta alle dinamiche e al giusto respiro delle voci, tutte giovani ma già importanti. Nei panni delleroina protagonista la salernitana Anna Rita Gemmabella (che sostituiva la preannunciata Marianna Pizzolato); impressionava il colore di autentico mezzosoprano, la densità della grana, la ricchezza delle sfumature espressive. Suo antagonista, il palermitano Maurizio Lo Piccolo, un basso che mantiene uno smalto brillante anche nel registro più acuto (impressionante lesecuzione dellaria Non vede il fole anima più superba); sciorinava con disinvoltura le impervie agilità della sua parte anche il tenore inglese Thomas Walker. Di rilievo anche la prestazione di Lisa Larsson e, nei due ruoli minori, di Barbara Bagnesi e di Alessia NAdin. Sergio Albertini (c) 2006 sabato, 21 gennaio 06 15:56
Si scrive Onegin, si pronuncia Tatiana...
Evgenij Onegin Scene liriche in tre atti, sette quadri Libretto di P.I.Cajkovskij e K.Silovskij tratto dallomonimo poema di A.Puskin Musica di P.I.Cajkovskij Personaggi e interpreti Larina Alexandrina Milcheva Tatiana Olga Guriakova Olga Nino Surguladze Njanja Filipevna Irina Bogatcheva Evgenij Onegin Albert Schagidullin Lenskij Giuseppe Sabbatini Gremin Leonid Zimnenko Un Capitano Olexander Blagodarnyy Saretzkij Alexander Teliga Triquet Vjaceslav Voynarosky Un contadino Woo Suk Byun Gillot Marco Ghirlandini Passo a due: Maria F.Garritano, Claudio Cangialosi Orchestra e Coro del Teatro alla Scala di Milano, direttore Vladimir Jurowski Maestro del coro Bruno Casoni Allestimento del Glyndebourne Festival Opera Regia di Graham Vick Scene e costumi di Richard Hudson Luci di Matthew Richardson Coreografie di Ron Howell Milano, Teatro alla Scala, martedì 17 gennaio 2006, terza rappresentazione Comè lontano, lOnegin cantato, dallo spirito del romanzo di Puskin! Cajkovskij ne dà una versione stereotipata, sviluppa i clichés della letteratura preromantica, e laddove, in Puskin, Onegin è una sorta di Don Giovanni blasé, ma che la lettera di Tatiana tocca profondamente, nel libretto che lo stesso compositore elaborò assieme a Silovskij, Onegin consiglia freddamente alla fanciulla di imparare a dominarsi; e il suo monologo è privato del substrato drammatico che traspare invece nei versi del romanzo.
Ledizione, proveniente dal Festival di Glyndebourne, è approdata alla Scala senza mostrare gli oltre dieci anni che ha sulle spalle, offrendo al pubblico milanese uno dei migliori allestimenti del capolavoro musicale (ché tale è, nonostante le diversità dal romanzo originale) di Cajkovskij. Ed è, tra le tante regie di Graham Vick, una delle più felici. Il dramma nasce e si nutre in un ambiente di festa popolare dapprima, di festa di corte dopo; è sempre un rischio, ma Vick, con lo splendido contributo delle scene e dei costumi di Richard Hudson e lefficace uso delle luci di Matthew Richardson, evita ogni scivolone. Tutta lopera si svolge entro ad un geometrico contenitore, una camera chiara che ha il colore della betulla; pochi segni, essenziali, forti (due sedie, un letto, siepi di spighe a definire lo sfondo campestre, morbidissimi tendaggi scorrevoli raccontano lavvicendarsi degli accadimenti, racchiudendo (o meglio; abbandonando) i protagonisti alla solitudine delle loro passioni e del loro destino. Un minimalismo che trova la massima efficacia nei duetti tra Tatiana e Onegin; due sole sedie in scena (in ferro battuto nel primo atto, in legno intagliato nellultimo), coi protagonisti a darsi le spalle, quasi a sottolineare un dialogo tra sordi. La scena del duello si percepisce dallinterno di un fienile; un solo colpo di pistola oltre le mura, senza assistere alla morte di Lenskij. Belle le coreografie del primo atto, con echi di popolare ma senza realismo oleografico, e originale quella dellinizio del terzo atto, in cui le contadine, costituendo una catena umana attraverso le loro braccia intrecciate, attraversano a piccolissimi passi ritmati il bordo del palcoscenico. La direzione di Jurowski lascia perplessi; ampio il respiro del suo fraseggio, spesso lascia che gli ottoni e le percussioni prevalgano oltre misura sul complessivo tessuto sonoro; cè come, in certi punti, un eccesso di enfasi, che poco si sposa con la regia di Vick, organizzata per sottrazioni. Son belle, davvero, le mazurche, le polacche delle feste, ricche di nuancées. Poco però il direttore sottolinea il tocco sognante, come nellarioso di Lenskij, o i momenti di nobiltà, come nellaria di Gremin. Cè passione, nella direzione di Jurowski, e forse è passione giovanile, ancor carica di energia, e povera di malinconia. Bastava ascoltare Giuseppe Sabbatini, per capire come poteva essere questo Onegin.
Sabbatini (ma perchè una claque che grida a gran voce Bravo Pino! ? non ne ha alcun bisogno...) è stato da qualche critico attaccato oltre misura. E invece quel che più coglie, a mio avviso, il senso della musica di Cajkovskij: nellaria del secondo atto cogli, nella sua magnifica interpretazione, lesatto mélange tra la nostalgia del passato e laccettazione del destino, qualunque esso sia. Mezze voci liquide e sostenute da splendidi fiati lo confermano tenore tra i massimi della scena attuale, ma, ahimé, non supportato dallo star system... Meno mi è piaciuto Sabbatini nella provocazione e nella sfida con Onegin; qui gli chiederei di esprimere rabbia e sdegno, sì, ma con leleganza che compete a Lenskij.
Tatiana era Olga Guaryakova. Al suo attivo diversi premi, tanto Cajkovskij (La dama di picche a Monaco, Mazepa al Met e alla Scala, Onegin ad Aix-en-Provence). Sotto la regia di Vick, la sua Tatiana è una fanciulla dimessa (e unico neo di una produzione straordinaria abbigliata in modo ridicolo nellultimo atto, con turbante, piuma, e gonna al polpaccio che la attozza molto), che canta la splendida aria della lettera ora sdraiata per terra, ora rannicchiata sul suo lettino, ora inginocchiata per scrivere con agitazione. E pure, con un canto tecnicamente corretto, con una discreta gamma dinamica, con un timbro centrale corposo e omogeneità nei registri, questa Tatiana non commuove. Gli slanci lirici, le esitazioni, linquietudine, lesaltazione amorosa, persino certa naïvité sono pensate qui, vocalmente e scenicamente, verso una Tatiana invasata, preda quasi di una sindrome isterica come descritta da Charcot si certi casi traumatici. Forse è per questo che Tatiana si versa sul capo una brocca colma dacqua fredda...
Indisposto, Ludovic Tézier è stato sostituito da Albert Shagidullin, baritono che ha studiato con Nesterenko e vincitore di numerosi premi, tra cui il Pavarotti di Philadelphia nel 1992. Lavevo già ascoltato a Palermo (cera
Magnifiche tutte le altre parti; Alexandrina Milcheva (Larina), Nino Surguladze (unOlga saltellante fin troppo! e vocalmente impeccabile), Irina Bogatcheva (unaffettuosa Njanja Filipevna), Leonid Zimnenko (unelegantissimo Gremin, che regala una timbratissima L§bvi vse vozartsy pokorny allinizio del terzo atto), Vjaceslav Voynarosky (amabile Olexander Blagodarnyy, Alexander Teliga, Woo Suk Byun (che intona con bella voce Bolàt moi skory nozenski nel coro di apertura) Coro superbo, sotto la guida di Bruno Casoni, e bravissimo anche in scena. Sergio Albertini (c) 2006 sabato, 21 gennaio 06 14:20
Tre creatori della scena teatrale tra gli anni '50 e gli OttantaDamiani, De Nobili, Tosi -Scene e costumi Tre grandi artisti del XX secolo
L Accademia di Francia a Roma (Villa Medici, Viale Trinità dei Monti,1 - 00187 Roma), diretta da Richard Peduzzi, inaugura il nuovo anno con un importante mostra dedicata allopera di Luciano Damiani, Lila de Nobili e Piero Tosi. Scene e Costumi tre grandi artisti del XX secolo, curata da Gioia Fiorella Mariani, François Regnault e Dino Trappetti Unampia selezione di opere, tra scene e costumi (bozzetti e originali), per ognuna delle tre sezioni attorno alle quali si articolerà lesposizione (una parte dedicata a Lila de Nobili, una a Piero Tosi e infine una riservata a Luciano Damiani), traccerà i punti salienti dellopera dei tre artisti sviluppatesi allinterno della storia della scenografia in Italia, nella seconda metà del XX secolo. Tale ambizioso progetto intende innanzitutto offrire una visione dinsieme della creazione italiana, tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, in questa particolare forma artistica, troppo spesso relegata ad un ambito specialistico. Inoltre, mettendo a confronto e in relazione tre personalità così singolari e significative, questa mostra vuole sottolineare limportante contributo innovativo della loro opera alla creazione teatrale contemporanea. Biglietto: 8 euro (normale), 4,5 euro (ridotto), 6 euro (abbonati Teatri di Roma) Orario 11.00 - 19.00 chiuso il lunedì. Dal 27 gennaio al 2 aprile 2006. sabato, 21 gennaio 06 13:21
La sontuosa voce di Violeta Urmana seduce la ScalaRecital di canto 2005-2006 alla Scala
Violeta Urmana, soprano Jan Philip Schulze, pianoforte Teatro alla Scala, lunedì 9 gennaio 2005 Richard Wagner Wesendonck Lieder nn.1-5 Sergej Rachmaninov Kak mne bolno op. 21 nr.3 Vocalise op.34 nr.14 Dissonans op.34 nr.13 Zdes khorosho op.21 nr.7 Vesennie vody op.14 nr.11
Richard Strauss Die Georgine op.10 nr.4 Frühlingsgedränge op.26 nr.1 Wassenrose op.22 nr.4 Wir beide wollen springen WoO 90 Befreit op.39 nr.4 Zueignung op.10 nr.1 Schlechtes Wetter op.69 nr.5 Mit deinen blauen Augen op.56 nr.4 Frühlingsfeier op.56 nr.5 Quando Violeta Urmana entra in scena, laccoglie un applauso prolungato e sentito. Il Teatro alla Scala è affollato, un lunedì, un concerto di canto, cè da esserne felici. Durante le stagioni agli Arcimboldi, questo appuntamento così caro a chi davvero ama la musica che si fa parola è stato sospeso, e Il programma scelto da Violeta Urmana ruota attorno a tre nomi: Wagner, Rachmaninov, Strauss. Il soprano lituano ha confidenza col primo. Una confidenza che lha vista vestire i panni di Kundry (Parsifal) e di Sieglinde (Die Walkure), di Isolde e, in disco, di brani dal Götterdämmerung. La voce, qui, obbedisce ad un respiro diverso. Sembra che E Rachmaninov che meglio rende giustizia alla voce di Violeta. Le romanze di Rachmaninov (ne ricordiamo una integrale in disco oggi di non facile reperimento firmata dalla Söderstrom e da Ashkenazi che rimane tra le cose più amate della mia discoteca) rimangono ancor oggi poco conosciute al pubblico italiano; e pure, sono parte importante della sua produzione, sin dagli esordi del 1890 quali pagine studentesche sino al 1916. Era il 1902, e Rachmaninov sera appena ripreso dal disastroso esito della prima esecuzione della sua Sinfonia nr.1; torna alle sua amate romanze, con 12 Canti op.21, che profumano di un tempo felice, degli echi della sua luna di miele con Natalia Salina. E Zdes khorosho, la settima romanza della raccolta, è dedicata alla sua sposa. Strauss. Qualche perplessità la mantengo quando un soprano canta lieder pensati per voci maschili, e viceversa. Metti Wassenrose, per esempio. Lopera 22, Mädchenblumen, è composta nel 1888; i poemi, di Felix Dahn, docente allUniversità di Monaco, cantano quattro fanciulle nei termini dei loro equivalenti botanici, e sono dedicati a Hans Giessen, tenore principale allOpera di Weimar, dove Strauss allepoca era direttore; e spesso il compositore lo accompagnava nei suoi recital (finendo regolarmente a giocare assieme a carte...). Ninfea, così chiamo lagile bimba dai riccioli notturni, dalle alabastree guance. Eccellente, qui, laccompagnamento pianistico di Jan Philip Schulze. Nel bpuquet (peraltro ben scelto) dei lieder straussiani, Il successo cè, il carisma della Urmana è indubbio, le richieste di bis (e qualche squillo di telefonia mobile col quale pare anche alla Scala obbligatorio convivere...) si susseguono. E il Suicidio della Gioconda dai gravi corposi e dagli acuti luminosi a restituire lanima vera della Urmana, e a far esplodere la sala. Peccato, dopo un programma così, tornare allaria dopera con accompagnamento pianistico. Il secondo bis conferma con il Vissi darte una Tosca potenzialmente interessante ma ancora tutta da costruire (almeno allascolto fiorentino di poco tempo fa). Terzo bis, Coplas de Curro dulce di Obradors, reso con morbidezza. Ancora un bis; In margine. Perchè nel programma di sala i testi di Rachmaninov sono presenti solo in traduzione italiana, e non con la loro traslitterazione dal cirillico ? Cè qualche ragione che lo impedisce ? Non è difficile. Ecco il testo di Dissonans, tanto per fare un esempio... Pust' po vole sudeb, ja rasstalas' s toboj, Pust' drugoj obladajet mojej krasotoj! Iz ob"jatij jego, iz nochnoj dukhoty Unoshus' ja daleko na kryl'jakh mechty. Vizhu snova nash staryj, zapushchennyj sad: Otrazhennyj v prude potukhajet zakat; Pakhnet lipovym cvetom v prokhlade allej, Za prudom, gde to v roshche, urchit solovej... Ja stekljannuju dver' otvorila, drozhu, Ja iz mraka v tajinstvennyj sumrak gljazhu... Chu! tam khrustnula vetka, ne ty li shagnul?! Vstrepenulasja ptichka, ne ty li spugnul?! Ja prislushivajus', Ja muchitel'no zhdu, Ja na shelest shagov tvojikh tikho idu, Kholodit moji chleny to strast', to ispug... `Eto ty menja za ruku vzjal, milyj drug?! `Eto ty ostorozhno tak obnjal menja! `Eto tvoj poceluj, poceluj bez ognja. S bol'ju v trepetnom serdce, s volnen'jem v krovi, Ty ne smejesh' otdat'sja bezumstvam ljubvi, I, vnimaja recham blagorodnym tvojim, Ja ne smeju dat' volju vlechen'jam svojim, I drozhu, i shepchu tebje: Milyj ty moj! Pust' vladejet on zhalkoj mojej krasotoj! Iz ob"jatij jego, iz nochnoj dukhoty Ja opjat' uletaju na kryl'jakh mechty V `etot sad, v `etu tem', vot na `etu skam'ju, Gde vpervyje podslushal ty dushu moju... Ja dushoju slivajus' s tvojeju dushoj, Pust' vladejet on zhalkoj mojej krasotoj! Sergio Albertini (c) 2005 martedì, 17 gennaio 06 17:38
Le due versioni delle "Incovenienze" donizettiane su discoLE CONVENIENZE E LE INCONVENIENZE TEATRALI di Gaetano Donizetti
Prima versione in 1 atto Le convenienze teatrali, 1827.
1963, Voce (live) versione 1831, revisione Vito Frazzi - Mariella Adani; Giorgio Tadeo; Renato Capecchi, Alberta Pellegrini Gonzales; Strefania Malagù; Herbert Handt; Paolo Montarsolo; Dino Mantovani; Paolo Pedani; Leonardo Monreale - Coro e Orchestra Angelicum Milano, dir. Bruno Rigacci.
1972, Voce (live) versione 1827 abbreviata e arrangiata col titolo Viva la mamma! - Lissa Gray; Peter Lyon; Michael Aspinall; Rosemay Williams; Sylvia Eaves; Noel Drennan; Wyndham Parfitt; William Bradley; Paschal Allen - Mary Hill 1978, Bella Voce (live) versione 1831 - Daniela Mazzucato; Alberto Rinaldi; Giuseppe Taddei; Alberta Valentini; Laura Zanini; Sergio Tedesco; Federico Davià; Alfredo Giacomotti; Leo Nucci; Leonardo Monreale - Coro Opera Stato e Orchestra Sinfonica Vienna, dir. Carlo Franci. 1981, Ars Nova, poi Sarx (live) versione 1831 - Daniela Dessì; Franco Sioli; Simone Alaimo; Lauretta Perasso, Guglielmo Gazzani; William Matteuzzi; Giuseppe Lamazza; Armando Ariostini - Coro Teatro Opera giocosa Genova e Orchestra Sinfonica Estense, dir. Antonello Allemandi. 1990, Bongiovanni (live) versione 1827 - Maria Ángeles Peters; Roberto Scaltriti; Domenico Trimarchi; Susanna Rigacci; Adriana Cicogna; Sergio Tedesco; Vito Maria Brunetti; Paolo Maria Orecchia; Gastone Sarti; Fabrizio Marciantelli - Coro Teatro comunale Rossini Lugo e Orchestra Sinfonica Emilia-Romagna Arturo Toscanini, dir. Bruno Rigacci. 1995, Ricordi (live) versione 1827 - Maria Costanza Nocentini; Alberto Noli; Bruno De Simone; Cristina Rubin; Elisabetta Andreani; Bruno Lazzaretti, Mauro Utzeri. Coro Teatro Donizetti Bergamo e Orchestra Pomeriggi musicali Milano, dir. Fabrizio Maria Carminati. 2000, Kicco (live) versione 1831 - Luciana Serra; Maurizio Leoni; Andrea Concetti; Sabrina Vitali, Daniela Ciliberti; Javor Torolov; Enrico Marabelli; Davide Rocca, Giuseppe Nicodemo; Massimo Rossetti - Corale Poliziana e Orchestra Royal Northern College of Music di Manchester, dir. Enrique Mazzola. martedì, 17 gennaio 06 14:32
Don Giovanni inaugura l'Opera di RomaMercoledì 18 gennaio 2006, alle ore 20.30, il Teatro dell'Opera di Roma inaugura la Stagione 2006 con l'opera Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, in occasione delle celebrazioni per il 250mo della nascita del compositore. Nella storia del Costanzi, dalla prima del 19 giugno 1886 diretta da Franco Faccio ad oggi, il Don Giovanni compare complessivamente in otto stagioni. L'edizione più recente è del 2002, con la direzione di Gianluigi Gelmetti, la regia di Gigi Proietti, le scene e costumi di Quirino Conti: ottenne uno straordinario successo nella stagione, prima in Teatro in giugno e poi a distanza di un mese, nella ripresa a Piazza del Popolo, in collaborazione con il Comune di Roma alla presenza di oltre centomila spettatori. Prima rappresentazione: mercoledì 18 gennaio, ore 20.30 (turno A) Repliche: giovedì 19 gennaio, 20.30 (turno B); venerdì 20 gennaio, 20.30 (turno C); sabato 21 gennaio, ore 18.00 (turno D); domenica 22 gennaio, ore16.30 (turno E); martedì 24 gennaio, ore 20.30 (fuori abb.) Prezzi dei biglietti: da 17,00 a 130,00 Per informazioni tel. 06481601 L'Ufficio Stampa martedì, 17 gennaio 06 13:03
Jos Cura Chnier al Comunale di Bologna
Domenica 15 gennaio, alle ore 20.30, ritorna sul palcoscenico del Teatro Comunale di Bologna il capolavoro di Umberto Giordano, Andrea Chénier, nellallestimento firmato da Giancarlo del Monaco, qui regista, scenografo e costumista e che tanto successo ha avuto nella Stagione bolognese 2003-2004 e al Massimo di Palermo con il quale è stato coprodotto. Sul podio dellOrchestra e del Coro del Teatro salirà il Direttore Ospite Principale, il M.o Carlo Rizzi. Protagonista un tris dassi come quello formato da José Cura, Maria Guleghina e Carlo Guelfi. martedì, 17 gennaio 06 12:53
Bohme inaugura la stagione 2006 di Trieste
La stagione operistica 2006 al Teatro Verdi di Trieste si inaugura domenica 15 gennaio alle ore 20.30 con la prima rappresentazione di Bohème diretta dal M° Daniel Oren. Lavoro tra i più popolari ed amati di Giacomo Puccini e capolavoro di umorismo e commozione -- come lamava definire lautore stesso nei suoi Carteggi - lopera ben evidenzia, la straordinaria mescolanza tra la giovanile spensieratezza bohèmienne dei personaggi sulla scena, in cui si riconoscono i tipi umani e lambiente intellettuale ed estroverso della Parigi del 1830 e la vicenda lirico passionale che si consuma in tragedia di Mimì, la figura femminile più tenera fra tutte le protagoniste pucciniane. Rappresentata per la prima volta al Teatro Regio di Torino l1 febbario 1896 con la direzione di Arturo Toscanini, La Boheme approdò al Teatro Verdi di Trieste tre anni dopo, diretta da Rodolfo Ferrari con Rosina Storchio nel ruolo protagonista e con il tenore Pietro Zeni in quello di Rodolfo. Da allora le edizioni che si sono susseguite sul palcoscenico del teatro lirico triestino sono state 17 inclusa la più recente, del 2001. Ma il lungo intervallo di ventisei anni che intercorre tra la prima del 1899 e la seconda edizione dimostra come a Trieste le fortune di Bohème furono inizialmente contrastate, come per tutte le opere della Giovane scuola. Maestro concertatore e direttore di questa edizione è uno dei maggiori interpreti pucciniani, Daniel Oren a cui lopera risulta particolarmente congeniale per le diffuse sonorità orchestrali e per lintimismo lirico ed espressivo di alcune pagine indimenticabili. L allestimento dellOpera di Nizza in chiave contemporanea si avvale della regia di Daniel Benoin che ne cura anche il disegno luci con le scene ed i costumi di Jean Pierre La Porte. Al suo debutto sul palcoscenico triestino, Daniel Benoin vanta come attore e come regista, soprattutto nel campo della prosa ma anche in campo operistico, una lunga esperienza teatrale che è recentemente approdata alla direzione del Teatro di Nizza. Eccellente cast vocale, in cui spicca una grande Mimì, interpretata da Fiorenza Cedolins, soprano al momento indiscutibilmente tra i più prestigiosi al mondo e con cui Oren questestate ha condiviso il successo di tante serate allArena di Verona. Fiorenza Cedolins grande interprete di questo ruolo per straordinaria sensibilità e fraseggio, si alternerà con Latonia Moore che il pubblico triestino ha recentemente potuto apprezzare nellinterpretazione dellla Messa da Requiem di Verdi e nel commovente ed ispirato ruolo della tenera Liù in Turandot, lopera che ha inaugurato la stagione lirica 2005-2006 del Teatro Verdi. Il ruolo di Rodolfo sarà interpretato dal tenore Francesco Hong, anchegli applaudito in Turandot, in alternanza con il tenore statunitense James Valenti già apprezzato per capacità interpretative e vocali in Faust di Gounod nel corso della stagione lirica 2004-2005. Nel ruolo di Musetta saranno impegnate Ainhoa Arteta, artista dalla carriera internazionale originaria di Tolosa al suo debutto a Trieste e Donata DAnnunzio Lombardi la cui più recente apparizione al Verdi risale al Festival dellOperetta 2003 nella Duchessa di Chicago di Imre Kàlmàn. Josè Fardilha, affermato baritono portoghese interpreta il ruolo di Schaunard mentre Luca Grassi in alternanza con Marco Cassi quello di Marcello. Completano il cast Mirco palazzi nel ruolo di Colline, Angelo Nardinocchi in quello di Benoi e di Alcindoro e ancoa Dax Velenic e Massimo Marsi, Giuliano Pelizon e Giovanni Palumbo. Nella produzione, accanto allorchestra ed al Coro istruito dal M° Lorenzo Fratini, sarà impegnato anche il Coro dei Piccoli cantori della città di Trieste diretti da Maria Susowski. Lopera è in cartellone al Verdi di Trieste il 15, 22, 23, 26, 27, 29, 31 gennaio e al Verdi di Pordenone il 4 e 5 febbraio 2006. Durante le rappresentazioni di Bohème sarà visitabile la rassegna curata dal Museo Teatrale Carlo Schmidl che presenta la collezione storica dei manifesti delle edizioni passate dellopera assieme ad altri documenti e foto di artisti ed interpreti pucciniani. Una sezione della mostra sarà dedicata agli allestimenti pucciniani curati dalla famiglia Bertoja, scenografi pordenonesi, per il Teatro Verdi di Trieste con presentazione di alcuni bozzetti costruttivi delle scene e di costumi originali depoca. Venerdì 13 gennaio alle ore 18 nella Sala del Ridotto del Teatro Verdi di Trieste si terrà la prolusione allopera La Bohème a cura di Rino Alessi. Allincontro, durante il quale sarà possibile ascoltare anche brani da incisioni di interpreti famosi, parteciperanno il regista che esporrà la sua visione scenica dello spettacolo e il soprano Fiorenza Cedolins. Lingresso è libero. martedì, 17 gennaio 06 12:51
Die Walkre alla Fenice di Venezia
Con la prima delle tre giornate della Tetralogia, Die Walküre, Teatro La Fenice 25 gennaio ore 18,00 , repliche 28, 31 gennaio, 2, 5, 7 febbraio 2006, La Fenice inizia lesecuzione del ciclo completo dellAnello del Nibelungo, che con gli stessi protagonisti, Jeffrey Tate direttore, Robert Carsen regista, proseguirà negli anni futuri in una coproduzione con il Teatro dellOpera di Stato di Colonia. Una produzione di Robert Carsen e Patrick Kinmonth. Scene costumi Patrick Kinmonth; drammaturgia Ian Burton. Interpreti principali: Christopher Ventris, Siegmund; Kristinn Sigmundsson, Hunding; Greer Grimsley, Wotan; Petra Lang, Sieglinde; Janice Baird, Brünnhilde; Doris Soffel, Fricka. Si tratta della prima tappa di una coproduzione con il Teatro di Colonia che vedrà la realizzazione di tutto il Ring, per la regia di Robert Carsen. Una coproduzione con lOper der Stadt Köln. Orchestra del Teatro La Fenice. Die Walküre è la prima delle tre «giornate» che, insieme al prologo Das Rheingold, Siegfried (Sigfrido) e Götterdämmerung (Il Crepuscolo degli dèi) compone il Ring, che venne in verità concepito da Wagner a ritroso: partendo dallultima «giornata» e da essa risalendo fino al prologo. La prima idea ad affacciarsi nella sua mente era stata infatti quella, maturata nel 1848, del dramma Siegfrieds Tod (Morte di Sigfrido, più tardi divenuto Die Götterdämmerung). Mosso dal desiderio di rendere maggiormente intelligibili i nessi drammatici che conducono allepilogo della morte delleroe, Wagner fu ben presto consapevole (nel 1851) che, di antecedente in antecedente, il dramma sarebbe dovuto pervenire alla definitiva articolazione quadripartita, muovendo dallantefatto decisivo rappresentato nella prima scena del Rheingold: il furto delloro perpetrato da Alberich a danno delle Rheintöchter (le tre Figlie del Reno), che innesca la lunga catena dei fatti e dei conflitti, conducendo, col rogo conclusivo, allestinzione delle stirpi divine ed eroiche. Pur attingendo ad un vastissimo repertorio di fonti della mitologia nordica, Wagner attese alla composizione poetica della Tetralogia in tempi piuttosto ridotti, portandola a termine nel 1853; Die Walküre lo tenne occupato fra il novembre 1851 ed il luglio 1852. Analogamente a Das Rheingold, Die Walküre in un certo senso ha avuto due prime: contro il desiderio di Wagner, che voleva attendere il completamento dellintero Ring prima di pensare alla sua esecuzione, Ludwig ii (il re di Baviera che tanto ruolo ebbe nella parte conclusiva della sua vita) ne ordinò la rappresentazione al Königliches Hof- und Nationaltheater il 26 giugno 1870. La prima dellintera Tetralogia (quella approvata dallautore) avvenne invece fra il 13 ed il 17 agosto 1876 (Die Walküre il 14), sotto la guida del direttore Hans Richter, al Festspielhaus di Bayreuth: il teatro edificato ad esclusivo appannaggio delle creazioni drammatiche wagneriane. Die Walküre, che dellintero Ring è con ogni probabilità il dramma musicale più amato dal pubblico e di certo il più rappresentato dai teatri musicali ne rappresenta il cuore, il nucleo drammatico centrale: raffigurando il tempo in cui si consumano i fatti decisivi del dramma cosmico, essa inscena lo snodo cruciale di una vicenda rispetto alla quale Das Rheingold venne rubricato da Wagner come semplice «vigilia», mentre il complesso degli accadimenti inscenati nelle due «giornate» successive ne illustra le conseguenze. In parte Wagner vi attese in un periodo dedicato alla lettura della Commedia dantesca, i cui paesaggi infernali influirono sulla concezione della scenografia selvatica e maestosa del secondo atto, ma la cui valenza simbolica si può considerare oltrepassi di gran lunga la semplice dimensione della visualità: nella Walküre il tormento del paesaggio è tuttuno con quello, interiore, che coinvolge tutti i personaggi del dramma. Lultima rappresentazione a Venezia risale al 1976. lunedì, 16 gennaio 06 14:37
ASCANIO IN ALBA. Tra lp e cd, un piccolo gioiello mozartianoAscanio in Alba dii W.A.Mozart Personaggi: Venere, Ascanio, Silvia, Aceste, Fauno 1959, Angelicum (studio) - Ilva Ligabue, Anna Maria Rota, Emilia Cundari, Petre Munteanu, Eugenia Ratti Carlo Felice Cillario, Coro Polifonico Torino e Orchestra camera Angelicum Milano (non disponibile in cd) 1967, Foyer (live) - Simone Mangelsdorff, Gertrude Jahn, Edith Gabry, Werner Krenn, Richard Van Vrooman Leopold Hager, Coro camera Festival e Orchestra Mozarteum Salisburgo (non disponibile in cd) 1980, Deutsche Grammophon, poi Philips (studio) Lilian Sukis, Agnes Baltsa, Edith Mathis, Peter Schreier, Arleen Auger Leopold Hager, Orchestra e Coro del Mozarteum di Salisburgo 1990, Adda, poi Naxos (studio) Lorna Windsor, Michael Chance, Jill Feldman, Howard Milner, Rosa Mannion Jacques Grimbert, Concerto Armonico di Budapest, Coro della Sorbona 2002, Brilliant Claudia Patacca, Mjaiike Beekman, Nicola Wemyss, Tom Allen, Claron McFadden Jed Wents, Musica ad Rhenum, Vocaal Ensemble Coqu
lunedì, 16 gennaio 06 10:09
Riscoprire Zandonai. "I cavalieri di Ekeb" aprono la stagione di Catania
venerdì, 13 gennaio 06 14:53
La Clemenza di Tito - discografia delle edizioni in cd
W.A.Mozart Personaggi: Tito Vespasiano, Vitellia, Servilia, Sesto, Annio, Publio 1967, Decca (studio) - Werner Krenn, Maria Casula, Lucia Popp, Teresa Berganza, Brigitte Fassbaender, Tugomir Franc - István Kertész, Orchestra e Coro della Wiener Staatsoper 1976, Music & Arts (live) - Werner Hollweg, Janet Baker, Teresa Cahill, Yvonne Minton, Anne Howells, Robert Lloyd John Pritchard, Orchestra e Coro della Royal Opera House Covent Garden 1976, Philips (studio) - Stuart Burrows, Janet Baker, Lucia Popp, Yvonne Minton, Federica von Stade, Robert Llloyd Colin Davis, Orchestra e Coro della Royal Opera House Covent Garden 1979, Deutsche Grammophon (studio) - Peter Schreier, Julia Varady, Edith Mathis, Teresa Berganza, Marga Schiml, Theo Adam Karl Böhm, Orchestra della Staatskapelle Dresden, Coro della Radio di Leipzig 1988, Emi (live) - Gösta Winbergh, Carol Vaness, Christine Barbaux, Delores Ziegler, Martha Senn, László Polgár Riccardo Muti, Wiener Philharmoniker, Wiener Staatsopernchor 1990, Archiv (live) - Anthony Rolfe-Johnson, Julia Varady, Sylvia McNair, Anne Sofie von Otter, Catherine Robbin, Cornelius Hauptmann John Eliot Gardiner, The English Baroque Soloist, The Monteverdi Choir 1991, Arthaus (DVD, live) - Philip Langridge, Ashley Putnam, Elzbieta Szmytka, Diana Montague, Martine Mahé, Peter Rose Andrew Davis, London Philharmonic Orchestra, Coro del Festival di Glynderbourne 1991, L´Oiseau-Lyre (studio) - Uwe Heilmann, Della Jones, Barbara Bonney, Cecilia Bartoli, Diana Montague, Gilles Cachemaille Christopher Hogwood, Orchestra e Coro The Academy of Ancient Music 1993, Teldec (studio) - Philip Langridge, Lucia Popp, Ruth Ziesak, Ann Murray, Delores Ziegler, László Polgár - Nikolaus Harnoncourt, Orchestra e Coro della Opernhauses Zürich 2002, Brilliant Classics (studio) - André Post, Claudia Patacca, Francine van der Heyden, Cécile van de Sant, Nicola Wemyss, Marc Pantus - Jed Wentz, Musica ad Rhenum, Vocaal Ensemble Coqu giovedì, 12 gennaio 06 10:42
EVGENIJ ONEGIN alla Scala
EVGENIJ ONEGIN
Scene liriche in tre atti e sette quadri
Libretto di Pëtr Il’Ič Čajkovskij e Konstantin ¦ilovskij
dal romanzo omonimo di Aleksandr Sergeevič Pu¨kin
Musica di Pëtr Il’Ič Čajkovskij
(Editore proprietario Casa Musicale Sonzogno di Piero Ostali, Milano)
Allestimento del Glyndebourne Festival Opera (1994)
Direttore VLADIMIR JUROWSKI
Regia GRAHAM VICK
Scene e costumi RICHARD HUDSON
Luci MATTHEW RICHARDSON
Coreografia RON HOWELL
Personaggi e interpreti principali
Martedì 10 gennaio 2006 ore 20 – prima rappresentazione Giovedì 12 gennaio 2006 ore 20 – turno A Sabato 14 gennaio 2006 ore 20 – fuori abbonamento Martedì 17 gennaio 2006 ore 20 – turno C Giovedì 19 gennaio 2006 ore 20 – turno D Domenica 22 gennaio 2006 ore 20 – turno E Mercoledì 25 gennaio 2006 ore 20 – turno F Venerdì 27 gennaio 2006 ore 20 – turno B
Prezzi: da 170 a 10 euro Infotel: 02 72 00 37 44
di Emilio Sala dal programma di sala del Teatro alla Scala Grazie alla ricca corrispondenza čajkovskiana, possiamo seguire passo dopo passo la gestazione di Evgenij Onegin, un soggetto che venne accolto dal compositore quasi casualmente, per un suggerimento della cantante Elizaveta Lavrovskaja. Dopo un primo momento di perplessità, Čajkovskij divorò il romanzo in versi di Pu¨kin e decise di trasformarlo in una serie di "scene liriche". Egli si dichiara a più riprese posseduto da tale opera e dall’immagine di Tat’jana. La mancanza di grandi effetti spettacolari, non solo non sembra spaventarlo, ma diventa una precisa scelta di poetica su cui vale la pena di soffermarsi. Nel dicembre 1877, Čajkovskij spiega a Karl Albrecht, ispettore dello non sembra spaventarlo, ma diventa una precisa scelta di poetica su cui vale la pena di soffermarsi. Nel dicembre 1877, Čajkovskij spiega a Karl Albrecht, ispettore della musica dei teatri imperiali, le sue esigenze per la rappresentazione dell’opera. Per prima cosa, egli non vuole dei cantanti vocalmente iperdotati, ma ben preparati e dunque bene "in parte"; seconda cosa, dei cantanti-attori che sappiano recitare semplicemente, senza enfasi, ma che sappiano recitare bene; terzo, una messinscena senza lusso ma che corrisponda rigorosamente all’epoca in cui si svolge la vicenda: gli anni Venti dell’Ottocento; quarto, «i cori non devono essere un gregge di pecore come avviene sulle scene imperiali, ma degli esseri umani che prendono parte all’azione»; quinto, il direttore non dovrà essere «né una macchina, né un musicista alla Napravnik [direttore d’orchestra del Mariinskij di San Pietroburgo], il cui solo cruccio è che si esegua un Do e non un Do diesis». E conclude con un’affermazione rivelatrice che ci consente di penetrare la natura profonda dell’opera: «Per nulla al mondo consegnerei Onegin ai direttori dei teatri imperiali di San Pietroburgo e di Mosca. Se non potrò farlo rappresentare al Conservatorio, allora non lo darò da nessuna parte». Certo, dopo l’esordio al Conservatorio, l’Onegin entrò nel repertorio tanto del Mariinskij di Pietroburgo (più volte diretto dallo stesso Napravnik) quanto del Bol’¨oj di Mosca, ma la dimensione intimista e antispettacolare (e antimelodrammatica) dell’opera venne man mano riconosciuta come la vera anima di un capolavoro che si contrappone al modello del grand-opéra internazionale. Interessante notare come, per Čajkovskij, quest’ultimo fosse alla fine degli anni Settanta dell’Ottocento incarnato dall’acclamatissima Aida verdiana. A chi lo metteva in guardia dalla natura troppo poco teatrale del suo lavoro, l’autore di Onegin rispondeva: «Ma a che servono questi effetti? [...] io vorrei lavorare su opere in cui vi siano creature simili a me, che provano emozioni da me provate, a me comprensibili. Non so quello che può aver provato una principessa egizia, o un faraone, o qualche nubiano infuriato». E ribadendo questa estetica dell’intimismo e della semplicità in opposizione al kolossal "grand-opéristico", egli dichiara di aver «bisogno di soggetti in cui non vi siano imperatori, imperatrici, sommosse popolari, battaglie o marce, e di tutti quegli attributi che compongono il grand-opéra». Non a caso il luogo più amato e celebrato dell’intera opera è la meravigliosa "scena della lettera", che si svolge tutta nel mondo interiore di Tat’jana. In un tempo tutto psicologico e sospeso. A proposito di Tat’jana, va detto che, diversamente da quanto accade in Pu¨kin, è soprattutto la sua figura che campeggia nell’opera di Čajkovskij. Quest’ultima si apre con un Preludio monotematico tutto incentrato su quello che diventerà il "motivo di Tat’jana" – un motivo discendente e malinconicamente cromatico che ritorna costantemente nella prima parte dell’opera. Dopo la metamorfosi (reale o apparente?) di Tat’jana in seguito al duello e all’assurda morte di Lenskij, cui succederà il suo matrimonio col principe Gremin, ritroviamo tale motivo all’inizio della scena finale, quella dell’addio definitivo a Onegin: sotto la maschera della principessa disinvolta e altera batte ancora il cuore della ragazza innamorata («Torno l’adolescente che ero, / come se nulla mi avesse separato da lui»). Ma ogni possibilità di appagamento sentimentale sembra negato in un’opera che fa dell’amore un oggetto impossibile o perduto. L’ultimo grido di Tat’jana («Addio, per sempre!») sulla nota più acuta della sua tessitura (Si) è tanto una rinuncia quanto un autoriconoscimento: come sua madre, che nella prima scena dell’opera rievoca con la njanja (la vecchia nutrice di casa) il suo adolescenziale sacrificio d’amore, anche Tat’jana accetta di entrare nell’età adulta ascoltando la voce dell’abitudine, «questo dono di Dio» (come dicono a più riprese la madre e la njanja) grazie al quale tutto il resto diventa nostalgia. L’opera di Čajkovskij, a differenza del romanzo di Pu¨kin, dovrebbe intitolarsi Tat’jana
Il soggetto
di Emilio Sala dal programma di sala del Teatro alla Scala
Atto I Giardino nella tenuta dei Larin. La ricca vedova Larin aiutata dalla njanja Filipp’evna, la vecchia nutrice di casa, prepara marmellate e rievoca i tempi della giovinezza. Contemporaneamente si sentono le voci delle sue figlie Ol’ga e Tat’jana che cantano dentro la dimora. Sopraggiunge un gruppo di contadini a festeggiare la fine del raccolto. Attratte dai canti e danze popolari, Tat’jana e Ol’ga escono di casa. La prima ha un libro in mano ed è immersa nei suoi sogni malinconici; la seconda, sorridente e spensierata, dichiara tutta la sua voglia di vivere. Escono i contadini ed entra il poeta Lenskij, fidanzato di Ol’ga, in compagnia di un suo amico giunto da Pietroburgo: Evgenij Onegin. Mentre Lenskij esprime in modo appassionato il suo amore per Ol’ga, Tat’jana appare turbata e colpita da Onegin. È l’ora di cena e tutti si dirigono verso casa.
Camera di Tat’jana. Prima di andare a letto, Tat’jana chiede alla njanja di raccontarle del suo matrimonio; poi le confessa di essere innamorata. Rimasta sola, scrive a Onegin una lunga lettera d’amore in cui mette in gioco tutta se stessa. È ormai l’alba. La njanja, giunta per svegliarla, riceve da Tat’jana la lettera da far recapitare a Onegin.
Un angolo del giardino dei Larin. Sullo sfondo di un coro di contadine entra Tat’jana in preda all’ansia e all’agitazione. Poi viene raggiunta finalmente da Onegin che si rivolge a lei con calma e quasi con freddezza: il matrimonio e la vita familiare non fanno per lui. Mentre in lontananza si sente ancora il coro di contadine, Onegin offre il braccio a Tat’jana che esce di scena umiliata e silenziosa Atto II Il salone in casa dei Larin. È l’onomastico di Tat’jana e in casa Larin si festeggia con un ballo fastoso. La mondanità di provincia e i pettegolezzi sul suo conto irritano Onegin: per vendicarsi di Lenskij che l’aveva convinto a venire alla festa, egli incomincia a corteggiare Ol’ga. Di fronte alle proteste di Lenskij, Ol’ga gioca a ingelosire il fidanzato. A questo punto, Monsieur Triquet, un vecchio precettore francese, canta alcuni couplets in onore di Tat’jana. Ma il ballo ricomincia e Onegin danza ancora una volta con Ol’ga. Lenskij, al colmo dell’esasperazione, sfida a duello l’amico.
Sulle sponde d’un ruscello. È l’alba. Lenskij sta aspettando il suo avversario in compagnia del testimone. Presagendo la morte imminente, egli rievoca la sua vita passata col pensiero sempre rivolto all’amata Ol’ga. Arriva Onegin accompagnato, invece che da un testimone, dal suo cameriere. I due rivali ripensano alla trascorsa amicizia ma non è più possibile evitare il duello. Dopo i quattro passi di rito, Onegin spara per primo. Lenskij cade colpito a morte. Atto III Sala in una ricca dimora di Pietroburgo. Circa due anni dopo, nel salone di un palazzo pietroburghese, si sta svolgendo una elegante festa da ballo. Anche Onegin è tra gli invitati, appartato e afflitto, appena tornato a Pietroburgo dopo una lunga assenza. Fa il suo ingresso il principe Gremin con Tat’jana, che nel frattempo è diventata sua moglie. Onegin quasi non la riconosce nelle nuove vesti di elegante dama del bel mondo. Poi apprende dal principe, suo vecchio amico, del loro matrimonio e della felicità che l’arrivo di Tat’jana ha portato nella sua vita. Dopo un breve saluto al suo antico amore, Tat’jana chiede di ritirarsi. Onegin scopre di essere perdutamente innamorato di lei.
Salotto nel palazzo del principe Gremin. Profondamente turbata, Tat’jana legge una lettera di Onegin. L’antica fiamma sembra ridestarsi in lei più viva che mai. Entra Onegin che si getta ai suoi piedi. Tat’jana gli ricorda il freddo rifiuto col quale egli aveva risposto alla sua lettera appassionata, ma non può nascondergli il suo sentimento. Onegin cerca allora di convincerla a fuggire, ma Tat’jana trova la forza di rinunciare a lui in nome della fedeltà al marito e gli dà un ultimo e definitivo addio. VLADIMIR JUROWSKI Nato a Mosca, figlio del direttore Mikhail Jurowski, compie la prima parte dei suoi studi musicali al Conservatorio della sua città natale. Nel 1990 si stabilisce con la famiglia in Germania; prosegue i suoi studi presso le accademie musicali di Dresda e Berlino, e si perfeziona con Colin Davis, Rolf Reuter e Semion Skigin. Nel 1995 debutta al Festival di Wexford, dove dirige con successo Notte di maggio di Rimsky-Korsakov. Lo stesso anno debutta anche al Covent Garden con Nabucco. Nella stagione 1996/97 dirige alla Komische Oper di Berlino; l’anno successivo ne diventa direttore principale, fino al 2001. Dal 1997 Valdimir Jurowski è regolarmente ospite delle maggiori istituzioni musicali a livello internazionale, come la Royal Opera House Covent Garden, l’Opéra Bastille di Parigi, la Monnaie di Bruxelles, il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Festival di Edimburgo, la Semperoper di Dresda, la Fenice di Venezia, il Maggio Musicale di Firenze, il Teatro Comunale di Bologna (dove è stato Direttore ospite principale tra il 2000 e il 2003). Nel 1999 debutta con Rigoletto al Metropolitan di New York, dove torna poi in diverse occasioni. Le stagioni più recenti vedono esordire Jurowski con orchestre di rilievo come la Los Angeles Philharmonic, la Filarmonica di Rotterdam, l’Orchestra Nazionale Russa, i Berliner Philharmoniker e ultimamente con la Pittsburg Symphony e la Philadelphia Orchestra. Fra i suoi recenti successi operistici: La dama di picche al Metropolitan, Parsifal e Wozzeck alla Welsh National Opera, Guerra e Pace all’Opéra National de Paris, Die Zauberflöte, La Cenerentola e Otello a Glyndebourne. In ambito sinfonico, sono previsti impegni con la London Philharmonic, la Oslo Philharmonic e l’Orchestra Nazionale Russa, e i debutti con la Staatskapelle di Dresda e con l’Orchestra del Concertgebouw. La discografia di Vladimir Jurowski comprende la prima incisione assoluta (1994) della cantata Exil per soprano e orchestra da camera del compositore georgiano Giya Kancheli; L’etoile du Nord di Meyerbeer (1996); Werther di Massenet (1999). Recente l’uscita della prima di una serie di incisioni con l’Orchestra Nazionale Russa, con la Suite n. 3 di ?ajkovskij e il Divertimento dal Bacio della fata di Stravinskij. Nell’estate del 2000 Yurowski è nominato Direttore Ospite Principale dell’Orchestra del Teatro Comunale di Bologna, e nel 2001 dell’Orchestra Verdi di Milano. Nel 2000 vince il "Premio Abbiati" come miglior direttore dell’anno. Dal gennaio 2001 è Direttore Musicale del Glyndebourne Festival Opera. Nel 2003 è nominato Direttore Ospite Principale della London Philharmonic Orchestra. Nel 2005 Direttore Ospite Principale dell’Orchestra Nazionale Russa. Evgenij Onegin segna il suo debutto sul podio scaligero. GRAHAM VICK Tra i maggiori registi della scena lirica, è direttore artistico della Birmingham Opera Company (ex City of Birmingham Touring Opera). Lavora per i più importanti teatri d’opera, con direttori del calibro di Riccardo Muti (Milano), James Levine (Met New York), Bernard Haitink (Covent Garden Londra), Zubin Mehta (Monaco di Baviera), James Conlon (Parigi), Andrew Davis (Chicago). E’ di Graham Vick la regia del Falstaff che ha aperto il Covent Garden nel dicembre 1999 e dell’Otello che ha inaugurato la Stagione 2001/02 del Teatro alla Scala. Altre produzioni recenti: Macbeth alla Scala, Moses und Aron e Il trovatore al Metropolitan, La dama di picche a Chicago, I racconti di Hoffmann alla English National Opera, Così fan tutte, Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Pelléas et Mélisande a Glyndebourne (dove è stato "director of productions" dal 1994 al 2000), Don Carlos all’Opéra di Parigi, Ernani a Vienna, Wozzeck, Fidelio, Candide e Il ritorno di Ulisse in patria a Birmingham, Peter Grimes a Parigi, Tamerlano e Idomeneo a Firenze, Mefistofele a Amsterdam, Les Troyens a Monaco di Baviera e Firenze, Rigoletto a Madrid e Firenze, Simon Boccanegra a Torino, La traviata all’Arena di Verona, l’Oedip di Enescu a Cagliari, Werther a Lisbona, Il flauto magico al Festival di Salisburgo 2005 e in un’altra produzione al Bolscioi di Mosca. Ha curato la regia di Curlew River con la Birmingham Opera Company per i BBC Proms 2004 a Londra. Le sue produzioni di Macbeth e Otello sono state portate dalla Scala in tournée in Giappone nel 2003. Prossimi impegni di Graham Vick: Poppea a Houston, Der Ring des Nibelungen a Lisbona, Don Giovanni con la Birmingham Opera Company, Orfeo a Ravenna, Il caso Makropoulos a Copenhagen.
Molti spettacoli realizzati da Graham Vick sono stati filmati per la televisione o per video; tra questi: La dama di picche, Eugene Onegin, Ermione, Lulu, Manon Lescaut, Pelléas et Mélisande (Glyndebourne), The Rape of Lucretia (English National Opera), Guerra e pace (San Pietroburgo).
Graham Vick è Cavaliere dell’Ordine delle Arti e delle Lettere (Francia) e Professore Onorario di Musica all’Università di Birmingham. Ha ricevuto molti premi e riconoscimenti, tra cui il Premio Abbiati e il South Bank Show Award for Opera per il Pelléas et Mélisande di Glyndebourne.
Al Teatro alla Scala, Vick ha curato la regia di Outis (1996, ripresa nel 1999), Macbeth (1997, ripresa nel 2001 e nel 2003 a Tokyo), Otello (2001, ripresa nel 2002, nel 2003 a Tokyo e nel 2005). giovedì, 12 gennaio 06 10:03
Dimitra Theodossiou debutta in ROBERTO DEVEREUX alle Muse
Storia damore e di vendetta, Roberto Devereux di Gaetano Donizetti è il terzo titolo della Stagione Lirica di Ancona. Unopera che dopo i recenti tagli della Finanziaria alla Cultura andrà in scena in forma di concerto (quindi senza scene né costumi) ma con un cast musicale di assoluto rilievo. In un momento di grave crisi per lintero mondo dello spettacolo italiano, il Teatro delle Muse riesce comunque ad assicurare al suo pubblico unopera nella sua essenza musicale. Roberto Devereux, capolavoro del repertorio belcantistico, è un autentico banco di prova per linterprete principale, a cui il compositore regala una vocalità impervia e virtuosistica che si contrappone alla tragicità di un personaggio e di una vicenda che, calati in un contesto drammaturgico straordinario, fanno sì che lespressività sia al centro di una costante tensione narrativa. Loccasione al Teatro delle Muse si segnala per il debutto in uno dei ruoli più temibili affrontati dalle grandi primedonne (dalla Gencer alla Caballé, dalla Sills alla Gruberova) di un soprano di punta del momento, lellenica Dimitra Theodossiou, che con questa inedita raffigurazione della regina Elisabetta I darà prova della sua eccezionale versatilità di cantante e dinterprete. Un ruolo ricco di sentimenti. Vocalmente ancor più difficile di Anna Bolena, ma - dichiara il soprano lirico di coloratura drammatica, - sono questi i ruoli che preferisco perché danno espressione a quella grinta che mi ha permesso di interpretare Attila con successo. In più, debuttare il Roberto Devereux con il Maestro Campanella è unautentica fortuna perché è un esperto riconosciuto del belcanto e perché, cosa rara, riesce ad adattare la partitura alla voce del cantante Ma di prestigio è tutta la compagnia con la quale il soprano greco ha già cantato: uno dei nostri migliori baritoni, Roberto Frontali (Duca di Nottingham), linteressantissimo tenore emergente Massimiliano Pisapia (Devereux), il suggestivo mezzosoprano argentino Nidia Palacios (Sara), il tenore Piero Picone (Lord Cecil), il basso fabrianese Ezio Maria Tisi (Sir Gualtiero). Come già detto, lopera donizettiana è affidata alla bacchetta ideale del direttore che più dogni altro si è imposto nel repertorio, Bruno Campanella, alla guida dellOrchestra Filarmonica Marchigiana, del Coro Lirico V. Bellini e dei cantanti. . L'azione del Roberto Devereux si svolge nel XVI secolo a Londra. La regina Elisabetta ama il conte Devereux e rifiuta di condannarlo come traditore. Roberto si reca di notte nella stanza di Sara, moglie del duca di Nottingham. In pegno d'amore le dona l'anello che Elisabetta gli aveva regalato e lei, in cambio, gli consegna la sua sciarpa ricamata (atto I). La regina accusa Roberto di tradimento, mostrando al duca di Nottingham la sciarpa ricamata che Sir Gultiero Raleigh gli ha sottratto. Il duca, riconosciuta la sciarpa della moglie, chiede di sfidarlo a duello. Roberto è arrestato, condannato a morte e rinchiuso nella torre di Londra (atto II). Roberto supplica Sara di riportare ad Elisabetta l'anello. Sara obbedisce, la regina ordina di liberarlo, ma è troppo tardi. Un colpo di cannone annuncia l'avvenuta condanna capitale. Il duca di Nottingham confessa d'aver ritardato apposta l'arrivo della moglie ed Elisabetta furente li fa rinchiudere entrambi. Ossessionata dal fantasma di Roberto abdica infine a favore di Giacomo I (atto III). I biglietti sono in vendita presso il botteghino del Teatro, presso le filiali UniCredit e on line (www.teatrodellemuse.org).. La prima sarà preceduta dalla Guida allopera a cura di Giancarlo Landini (domenica 15 gennaio ore 11 al Ridotto del teatro) giovedì, 12 gennaio 06 09:28
PRELUDI ALL'OPERA. Un'iniziativa del Teatro Bellini di Catania
giovedì, 12 gennaio 06 09:24
Alagna per motivi di salute rinuncia al suo Des Grieux al Regio di Torino
Roberto Alagna avrebbe dovuto debuttare come Des Grieux nella nuova produzione del Teatro Regio di Torino del capolavoro di Puccini Manon Lescaut, firmato per la regia da Jean Reno. Il tenore, pur debilitato da diversi giorni per seri problemi di salute che lavevano già costretto ad annullare il gala concert di Capodanno a Parigi , non ha voluto mancare alle prove dellopera finché, nella giornata di ieri, ha accusato un malore in palcoscenico e ha dovuto lasciare il Teatro. Il Regio ringrazia Roberto Alagna per limpegno e la dedizione profusi e gli augura una pronta guarigione. Per la prima rappresentazione di martedì 17 Antonello Palombi ha gentilmente accettato di sostituire Roberto Alagna nei panni di Des Grieux accanto a Svetla Vassileva, nel ruolo del titolo. Il Teatro è però costretto ad annullare la recita di venerdì 20 non essendoci le condizioni per completare la distribuzione degli interpreti. I possessori di biglietto o di abbonamento potranno rivolgersi alla Biglietteria del Teatro dal 21 gennaio al 4 febbraio per chiedere il rimborso o lo spostamento su altra recita, anche su quelle olimpiche del mese di febbraio, compatibilmente con i posti disponibili. Per le recite olimpiche non verrà richiesta la prevista differenza di prezzo. Per le relative informazioni di biglietteria: Biglietteria del Teatro Regio, Piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242 - biglietteria@teatroregio.torino.it - sito internet www.teatroregio.torino.it Torino, 11 Gennaio 2006 Paola Giunti Capo Ufficio Stampa
giovedì, 12 gennaio 06 08:51
E' morta Birgit Nilsson
Stoccolma, 11 gen. (Adnkronos) - La cantante lirica svedese Birgit Nilsson, leggendaria soprano che deve la sua fama alle opere di Richard Wagner è morta all'età di 87 anni a Stoccolma. La notizia della scomparsa si è appresa a funerali avvenuti, celebrati nella sua cittadina natale di Vastra Karup. Nilsson è considerata la più grande interprete wagneriana del secondo dopoguerra. Il celebre soprano ha interpretato tutte le principali opere del compositore tedesco nei maggiori teatri del mondo. Tra gli altri, al Metropolitan Opera di New York, al Teatro dell'Opera di Vienna e al Teatro della Scala di Milano. martedì, 10 gennaio 06 08:32
A Langhirano un ricordo della Tebaldi 1964. Una radiosa Renata Tebaldi sul balcone della sua casa di Piazza Garibaldi a Langhirano tiene in braccio linseparabile barboncino New. Sullo sfondo, la torre dellorologio. Renata Tebaldi era una langhiranese. Nata a Pesaro perché la sua famiglia vi si era temporaneamente trasferita, era ritornata a Langhirano dopo tre mesi e vi è rimasta fino quandola sua voce unica non lha portata lontano a raccogliere applausi in ogni parte del mondo, ovunque ci fossero appassionati di musica. A Langhirano, tuttavia, è a lungo rimasta la persona a lei più cara, la madre, e anche molti ricordi. E sbaglierebbe chi pensasse che questi ricordi si fossero affievoliti con il trascorrere del tempo. In realtà il legame con il suo paese Renata lo ha coltivato con discrezione, comera nel suo carattere. Se un giorno qualcuno avesse la pazienza di trascrivere quellintervista e trarne un volumetto ci si troverebbe tra le mani, oltre che una testimonianza artistica preziosa, anche un ritratto vivace della vita quotidiana di un piccolo paese dellEmilia degli anni Venti e Trenta del Novecento. lunedì, 09 gennaio 06 15:07
Un Turco di qualit
Il Turco in Italia Dramma buffo in due atti di Gioachino Rossini (1792-1868) Personaggi ed interpreti: Selim Michele Pertusi Donna Fiorilla Eva Mei Don Geronio Alfonso Antoniozzi Don Narciso Mark Milhofer Prosdocimo Alfonso Antoniozzi Zaida Silvia Gavarotti Albazar Luigi Petroni Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino Corrado Rovaris, Maestro concertatore e direttore dorchestra Claudio Marino Moretti, Maestro del coro Giannandrea Agnoletto, Maestro al fortepiano Antonio Calenda, regia Nicola Rubertelli, scene Maurizio Millenotti, costumi Aurelio Gatti, coreografia Ivo Guerra, assistente alla regia Allestimento del Teatro Comunale di Bologna Teatro Regio di Torino, 11 dicembre 2005 La storia è nota. Il Turco in Italia appartiene ad un trittico rossiniano di turcherie, assieme a La pietra di paragone (1812) e LItaliana in Algeri (1813) e assai male accolta dai milanesi, città dove, il 14 agosto del 1814 venne eseguita in prima assoluta al Teatro alla Scala, con La musica del Turco è frizzante, intrisa duna briosa leggerezza, senza alcuna volgarità. Il Teatro Regio di Torino ha ripreso unedizione del 1994 del Teatro Comunale di Bologna, e vista anche la passata stagione al San Carlo di Napoli; è una edizione che non è invecchiata affatto, grazie ad una impostazione sobria ma piacevole, molto attenta alle esigenze del teatro, senza nessun eccesso di gags che, nel Rossini buffo, è pericolo sempre dietro langolo. La sinfonia è eseguita a sipario aperto, con Prosdocimo di spalle intento ad osservare il boccasena di un teatrino con tre palchi vuoti per ciascuno dei tre lati; teatro nel teatro, ma niente di nuovo (negli anni Settanta vidi un progetto analogo al Politema Garibaldi di Palermo il Poeta utilizzava lì una macchina da scrivere e anche Luzzati, se non erro, utilizzò due quinte coi palchi; pare inevitabile, nel Turco ). In unintervista a Calenda[1], il regista salernitano, classe 1939, dichiara, a proposito di Prosdocimi, dichiara: E la funzione del poeta è compiere un distanziamento, una sorta di epicizzazione del racconto, ma sì, diciamolo, uno straniamento brechtiano che porta lopera in una dimensione contemporanea. Una cornice, insomma, che ho voluto interpretare non come fine a se stessa ma attraverso lamabilità del teatro napoletano ottocentesco. Per assurdo, qualcuno ci ha visto la tradizione di Di Giacomo, ma io penso anche allavanspettacolo, al comico inetto di stampo partenopeo. Calenda, come già altri prima di lui, ha delimitato uno spazio grigio, metateatrale, in cui Prosdocimo entra ed esce dallo spazio teatrale vero e proprio; peccato però che questo spazio, in verità, interagisca con altri protagonisti, perdendo la sua connotazione di luogo Altro.
Forse, con questi rimandi a Brecht e a Pirandello si finisce col nuocere allo stesso Rossini; non qui, non stavolta, almeno. E tuttavia, visto che la turquerie è solo un pretesto, è sottolineando il ruolo di Selim, lo Straniero, il Diverso, che si può evidenziare uno degli aspetti più interessanti della vicenda. Come un perturbante pasoliniano, Selim (e quale miglior Selim di Pertusi!) è forte, semplice e rude, galante, maschio; da tutto ciò è sedotta Fiorilla, da tutto giò è soggiogato Geronio. E bella, questa produzione. Perché Don Geronio è reso da Calenda e da Antoniozzi (che artista eccellente!) non geron, il vecchio, ma un uomo malinconico, come malinconio è Don Pasquale. Il ruolo di Fiorilla, per certi versi, è accomunabile a quello di Norina, ma
Sergio Albertini © 2005 [1] Antonio Calenda. La dimensione contemporanea del Turco rossiniano, di Luca Del Fra, Sistema Musica 4/2005-06, pag.25 lunedì, 09 gennaio 06 14:53
Scamiciato Des Grieux, sensuale Manon. A Parma, in ricordo della Tebaldi
Manon Lescaut Dramma lirico in quattro atti di Giacomo Puccini Personaggi ed interpreti: Lescaut, sergente delle guardie del re Carmelo Corrado Caruso il cavaliere Renato Des Grieux, studente Marcello Giordani Geronte di Ravoir, cassiere generale Angelo Romero Edmondo, studente Luca Casalin loste Roberto Tagliavini il maestro di ballo Paolo Barbacini un musico Alessandra Canettieri il sergente degli arcieri Roberto Tagliavini il lampionaio Nicola Pascoli il comandante di marina Emiliano Esposito Orchestra e Coro del Teatro Regio di Parma Maestro concertatore e direttore dorchestra Pier Giorgio Morandi Maestro del Coro Martino Faggiani Regia Stephen Medcalf Scene e costumi Jaime Vartan Coreografie Maxine Braham Lighting designer Simon Corder Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma Parma, Teatro Regio, domenica 18 dicembre 2005, terza rappresentazione Si apre nel ricordo di Renata Tebaldi, ad un anno dalla morte, la nuova stagione del Regio di Parma, con una bella mostra di ricordi, costumi, curiosità e che dopo Parma sarà proposta alla Scala, alla Staatsoper di Vienna, e poi ancora Mosca, Barcelona, Tokyo, New York. Anche la scelta della Manon Lescaut, assente da un quarto di secolo dalle scene parmensi, era un omaggio: alla Tebaldi, e alla Dessì, che in coppia con Armiliato (contestato da una parte del pubblico), erano gli interpreti della prima. Ma miglior sorpresa è giunta da un secondo cast, accolto trionfalmente dal pubblico; una giovane Michele Capalbo, bruna nei capelli e nel canto, che possiede una vocalità drammatica, scura, ben lontano dalla equivoca e smaliziata giovinetta messa in musica da Puccini, e che costruisce, con ancora qualche immaturità attoriale, una protagonista dallindole nostalgica (ma di gaiezza il bel tempo fuggì). Magnifico Des Grieux Marcello Giordani, forse troppo calato nella parte del Tenore (acuti spinti, qualche singhiozzo di troppo, scamiciato nellabito e nello stile); ma Giordani, quando vuole, conosce anche larte sottile e raffinata di un canto sfumato e variegato. Meno bene le altre parti, con un Geronte sfilacciato e sfibrato (Angelo Romero) e un Edmondo, studente sì, ma di molti anni fuori corso (Luca Casalini)! Pier Giorgio Morandi cerca il pedale della tragedia della separazione, ma lorchestra (peraltro ottima) è condotta con una tensione centripeta che lancia via erotismo e disperazione, fermandosi ad un modesto realismo borghese. Accolto da dissensi lo spettacolo di Stephen Medcalf (con il valido contributo delle scene di Jaime Vartan e delle luci dal forte taglio drammatico di Simon Corder), è invece prodotto di eccellente intelligenza, spoliato da ogni ingombro, che pone al centro i personaggi e le loro relazioni. Su una piattaforma in legno, il primo atto viene reso da una serie di insegne appese da montanti che, nel secondo atto, sostengono cieche specchiere ovali; nel terzo atto queste stesse specchiere racchiudono le sbarre delle celle da cui si affacciano le infelici prigioniere. Una piccola duna, dentro cui sprofonda lentamente Manon, è il fulcro di un nudo e crudele quarto atto. Il fondo grigio della scena si trasforma ora in una carrozza, con la semplice disposizione di alcune aperture, poi in nave; segni forti, e visivamente di grande suggestione. Medcalf fa muovere le masse in maniera cinematografica, con alcuni fermo immagine quando cantano Manon e Des Grieux. I palchi di proscenio si affollano di cicisbei che, con indubbia commozione, si affacciano al ralenti nella scena finale, inviando baci che mai giungeranno a destinazione... Sergio Albertini © 2006 lunedì, 09 gennaio 06 14:50
Il Fidelio di Beethoven/Paladino al San Carlo di Napoli
Fidelio di Ludwig van Beethoven Personaggi ed interpreti: Don Pizarro, governatore di una prigione di stato (Eikie Wilm Schulte) Florestan, un prigioniero (Jon Villars) Leonore, sua moglie, sotto il nome di Fidelio (Jeanne-Michèle Charbonnet) Rocco, carceriere (Stephen Milling) Marzelline, sua figlia (Anna Skibinsky) Jaquino, portiere (Michael Spyres) Orchestra e Coro del Teatro San Carlo di Napoli Direttore Tomas Netopil Maestro del coro Marco Ozbic Regia di Toni Servillo Scene di Mimmo Paladino Impianto scenico di Daniele Spisa Costumi di Ortensia De Francesco Disegno luci di Cesare Accetta Nuovo allestimento del Teatro San Carlo di Napoli Napoli, Teatro San Carlo, venerdì 9 dicembre 2005, terza rappresentazione Quel che rende un unicum il San Carlo di Napoli è il progetto, coerente e vincente, del Sovrintendente Gioacchino Lanza Tomasi, la cui strategia è quella di far interagire larte contemporanea con lopera e il balletto. Dopo Arnaldo Pomodoro e Capriccio di Strauss, Bruce Marden e Orfeo ed Euridice, Valerio Adami e Olandese volante, Anselm Kiefer e Elektra, Giulio Paolini e Walkure, per lapertura di una stagione che si preannuncia difficile per via deitagli alla cultura voluti dal governo Berlusconi si è prodotto uno degli spettacoli forse più belli apparsi sulle scene italiane negli ultimi anni. Un Fidelio (assente da Napoli da oltre trentanni) che portava la doppia firma napoletana di Toni Servillo (regia) e Mimmo Paladino (scene) e che proprio nella parte visiva aveva la componente più memorabile; le sculture di Paladino erano parte integrante dellopera: una grande testa sagomata, ferrigna e ruginnosa e con lo sguardo rivolto verso il basso, luogo di prigione e negazione del cielo, era segno forte dellattesa di liberazione; una citazione dellAndrej Rublev era la terza scena,
in cui Florestan è legato ad una enorme campana bronzea sospesa nel suo movimento, il cui batacchio è anchesso congelato nellattesa di ritrovare un suono festoso; la prigione è un pozzo oscuro su cui si staglia, sul fondo, una vertiginosa scala verticale da cui discendono i protagonisti; nellultima scena un poliedro luminoso stellare, simbolo della ragione che prevale sui drammi umani, risplende in un bagliore accecante (grande merito le luci di Cesare Accetta). Servillo, per suo conto, tra questi segni monumentali, ha scelto una regia atemporale, fatta di gestualità naturale ma abitata da grande inquietudine e drammaticità (come per i carcerati, che rimangono rintanati in un angolo anche nellora daria, o come nel finale, in cui il popolo avanza verso la fossa come nel celbre quadro Il quarto stato di Pelizza da Volpedo, o per i costumi, disegnati da Ortensia De Francesco, che rievocano le tute di lavoro dei lager di ogni tempo e latitudine. Meno entusiasmante il debutto napoletano del giovanissimo direttore Tomas Netopil, chiamato a sostituire il compianto Gary Bertini; una direzione scolastica e modesta (nonostante gli applausi alla ouverture Leonore, inserita fuori luogo a spezzare landamento drammaturgico dellopera).
Sergio Albertini © 2006 |