anticipazioni, recensioni, notizie, discografie a cura di Sergio Albertini (per l'invio di news, materiali, segnalazioni, contatti: leute_heute@leonardo.it)
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mercoledì, 18 aprile 12 08:44
Il 24 aprile la Chicago Symphony Orchestra e Muti al San Carlo di NapoliIl più volte dichiarato amore di Riccardo Muti per Napoli, da lui definita “capitale della cultura”, lo riporta al San Carlo, per la seconda volta durante la stagione, accompagnato in questa occasione dalla Chicago Symphony Orchestra, pregiata orchestra con cui ha vinto nel 2011 il Grammy Award. RICCARDO MUTI/CHICAGO SYMPHONY ORCHESTRA Programma Nino Rota Suite Sinfonica da “Il Gattopardo” Richard Strauss Tod und Verklärung (Morte e trasfigurazione) op. 24 Dmitrij Shostakovich Sinfonia n. 5 in re minore op. 47
Teatro di San Carlo Martedì 24 aprile 2012, ore 20.30 (turno unico) mercoledì, 18 aprile 12 08:40
Don Quichotte di Minkus-Petipa: un grande classico al Massimo di PalermoSul palcoscenico del Teatro Massimo torna la danza con uno dei titoli più noti che del repertorio classico, accademico, saldamente legato alla tradizione russa, “Don Quichotte” su musiche di Ludwig Minkus e la coreografia di Marius Petipa, Alexander Gorskij e Kas’jan Golejzovskij. È la seconda volta nella storia del Teatro Massimo che il “Don Quichotte” arriva sul suo palcoscenico : nel 2006 con la compagnia del Mariinskj di San Pietroburgo, adesso con il Balletto dell’Opera di Kiev, considerato con quello del Mariinskij appunto e quello del Bolshoi, custode della grande tradizione coreografica russa. Icona indiscussa del balletto ottocentesco, il francese Marius Petipa (1822-1910) ha il suo primo ingaggio come coreografo di corte a Madrid; nel 1848, dopo un duello scatenato da una avventura amorosa, è costretto a lasciare la Spagna e si trasferisce in Russia, prima a Mosca, poi a Pietroburgo dove nel è nominato ufficialmente maitre de ballet dei teatri pietroburghesi. Petipa affronta la creazione di un balletto ispirato al “Don Quichotte” di Cervantes due volte, la prima per il Bolshoi di Mosca (14 dicembre 1869) e la seconda versione per il Mariinskij di Pietroburgo (1871). Autore della musica è Ludwig Minkus (1827-1890), austriaco di origini boeme che ha avuto un ruolo di rilievo nello sviluppo del balletto russo del secondo Ottocento, collaboratore stabile di Petipa sino all’arrivo di Cajkovskij. Il tema del “Don Quichotte” è ripreso in danza sin dalla seconda metà del Settecento; Petipa si ispira principalmente all’episodio brillante del secondo libro del romanzo di Cervantes: le nozze di Gamache. Chi cerca pertanto nella versione coreografica di “Don Quichotte” lo spirito del romanzo di Cervantes andrà deluso: il protagonista non è più l’hidalgo sognatore, ma il barbiere Basilio; il personaggio di Don Quichotte è presente in varie scene del balletto, ma l’accento è saldamente posto sulle avventure d’amore fra Basilio e Kitri, figlia di Lorenzo locandiere di Barcellona. Una commedia che ha in fulcro nella coppia Basilio-Kitri che gode dei momenti coreografici più virtuosistici, come il gran passo a due finale. Accanto alle danze di carattere e ai pezzi di bravura per le etoiles non manca però l’accademico “l’atto bianco” in cui, in una foresta, Don Chisciotte immagina di vedere Kitri-Dulcinea circondata da driadi e cupidi. La vivacità solare delle turbinose danze spagnole, la grandiosità dello spettacolo, l’ispirazione della coreografia, l’amore dei russi per la lontana, calda e mitica Spagna fanno sì che lo spettacolo viva nel tempo e sia replicato sino all’inizio del Novecento. Che cosa resta oggi della versione di Petipa? Ben poco. I molti Don Chisciotte in giro per i teatri del mondo, si rifanno a Petipa, ma sono invece “figli non riconosciuti” di un altro grande coreografo che nel 1900 a Mosca riprese in mano il balletto e ne diede una nuova versione: Aleksandr Gorskij, nato a Pietroburgo il 18 agosto 1871, morto a Mosca il 20 ottobre 1924, danzatore solista al Mariinskij, trasferitosi a Mosca proprio nel 1900 dove diventa primo ballerino e coreografo. Dalla versione Petipa-Gorskij deriva anche quella del Balletto dell’Opera di Kiev, rivista da Kas’jan Golejzovskij, così come le tantissime altre in repertorio, da quella rivista da Rudolf Nureyev (Vienna 1966) o quella di Baryshnikov (New York 1980). Il Balletto dell’Opera di Kiev viene fondato ai primi del Novecento dopo l’apertura nel 1867 del Teatro Accademico Nazionale di Opera e Balletto di Ucraina “Taras Šev?enko”. Nella scuola di Kiev si formano celebri danzatori del Novecento come Vaclav Nižinskij e Serge Lifar o i più recenti Denis e Anastasia Matvienko (applauditissime stelle nel “Lago dei Cigni” al Teatro Massimo nel 2008).. Nel 1935 la prima apparizione internazionale al London International Folklore Dance Festival dove conquista la medaglia d?oro. Sin dalla metà del Novecento, la compagnia gode dei privilegi artistici riservati in Unione Sovietica alle maggiori istituzioni culturali del paese e compie numerose tournée internazionali di grande successo. Nel 1964 partecipa al Festival Internazionale di Danza Classica di Parigi e viene insignito dell’Etoile d?or” dell’Accademia della danza francese, mentre due solisti (Iraida Lukašova e Valerij Parsegov) ricevono il premio Anna Pavlova e il premio Vaclav Nižinskij, premi che riceveranno successivamente anche altri due danzatori Tat?jana Tajakina e Valerij Kovtun. Il Balletto dell’Opera di Kiev svolge un lavoro intenso di riproposta e dei grandi classici accademici della storia della danza, riscuotendo enorme successo sia in patria che nelle numerose tournée internazionali. La messa in scena del balletto di Sergeij Prokof?ev “Romeo e Giulietta” (1971) ha anche ricevuto la medaglia dell’UNESCO come migliore interpretazione del balletto di Prokof?ev. Dal 1992 al 2000 la compagnia è stata inoltre diretta da un famosissimo coreografo ucraino, Anatolij Šekera (1935-2000) che ha svolto un grandissimo ruolo nello sviluppo del balletto ucraino negli ultimi tre decenni del XX secolo, dedicandosi sia alla danza classica sia a quella moderna. Il critico e storico della danza Sergio Trombetta così ha scritto recentemente del Balletto dell’Opera di Kiev: “una compagnia che ha il pregio di una bella uniformità stilistica, buona scuola, omogeneità, interpretazione corretta. Con un bel corpo di ballo femminile e ottimi solisti”. Il Balletto dell’Opera di Kiev giunge a Palermo per la prima volta e presenta appunto “Don Quichotte”, uno dei capolavori coreografici del proprio repertorio, interpretato dalle sue etoiles. Nei ruoli della coppia di protagonisti, Kitri e Basilio, si alterneranno così Tetjana Lozova / Kateryna Khaniukova e Denis Nedak / Viktor Iš?uk mentre invece Don Quichotte sarà Sergej Litvinenko e la Regina delle Driadi Ol’ga Kif’jak.L’Orchestra del Teatro Massimo è diretta da Oleksej Baklan, le scene e i costumi sono di Volodomir Aref’ev (Allestimento del Balletto dell’Opera di Kiev). mercoledì, 18 aprile 12 08:37
Il Teatro Massimo conquista per la terza volta consecutiva il premio AbbiatiUn nuovo prestigioso traguardo per la produzione artistica del Teatro Massimo: l’Associazione Nazionale Critici Musicali ha assegnato allo spagnolo Calixto Bieito il 31° Premio della critica musicale “Franco Abbiati” per la regia dell’opera... [...] lunedì, 13 settembre 10 16:52
Cambio di data per BEATRICE DI TENDA a Catania
Per esigenze di produzione cambiano data i turni “A” e “B” dell’opera Beatrice di Tenda di Vincenzo Bellini, ultimo titolo della Stagione Lirica 2010.
In particolare, il turno “A” si terrà venerdi 3 dicembre 2010 alle ore 20,30 e non più l’1 dicembre. Di conseguenza il turno “B”, che avrebbe dovuto tenersi proprio venerdi 3, è stato spostato a sabato 11 dicembre 2010 alle ore 20,30. Restano invariate le date degli altri cinque turni di abbonamento. L’E.A.R. Teatro Massimo Bellini si scusa con i propri abbonati per il disagio arrecato. lunedì, 13 settembre 10 16:51
A Catania ORFEO ED EURIDICE
Debutta sabato prossimo, 11 settembre 2010 alle ore 20,30 (turno A), l’opera Orfeo ed Euridice, del compositore tedesco Christoph Willibald Gluck (Erasbach, 1714 – Vienna, 1787), con cui il Teatro Massimo Bellini riprende l’attività artistica dopo la pausa estiva. Si tratta, come già annunciato in luglio, del recupero dell’opera che, ultimo titolo in cartellone della Stagione Lirica 2009, nello scorso dicembre non andò in scena a causa di uno sciopero delle Organizzazioni sindacali del Teatro. Ora verrà proposta nel medesimo allestimento, nuovo e appositamente realizzato dalle maestranze del “Bellini”, e con lo stesso cast previsto nove mesi fa. Sette le recite previste, fino al 19 settembre. Al “Bellini” l’opera, poco rappresentata nei teatri d’opera italiani, ha un unico precedente, nel febbraio del 1986. lunedì, 13 settembre 10 16:50
I rimborsi per la 'Norma' del Festival belliniano
Da lunedi 13 settembre 2010, saranno disponibili i rimborsi per coloro i quali non hanno potuto assistere alle recite... [...] lunedì, 10 novembre 08 13:01
Rameau alla Scala (in forma di concerto) con William Christie
In occasione della mostra“Lo sguardo sulla natura. Pittura di paesaggio tra Seicento e Settecento”, organizzata in collaborazione con il Museo Diocesano Giovedì 13 novembre alle ore 20 presso il Teatro alla Scala di Milano, l'orchestra e coro Les Arts Florissants, diretto da William Christie, eseguirà l'Opéra-ballet di Jean-Philippe Rameau Les Indes Galantes, nella versione in forma di concerto articolata in tre entrées: Prezzi : da 165 a 10 euro-Infotel: 02 72 00 37 44 lunedì, 10 novembre 08 13:00
Patrizia Pace in un omaggio a Maria Malibran
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Il Comitato <6 dicembre - per la riapertura del Petruzzelli> vuole dare voce alla città e a tutta la comunità che subisce da 17 anni la privazione del suo più importante centro di cultura, motore della vita culturale barese e di tutta la Puglia.
La data del 6 dicembre, decisa insieme da Ministero ai Beni culturali, commissario per la ricostruzione e Comune di Bari è significativa e simbolica.
Vogliamo che questa data resti ferma perché per Bari e i baresi rappresenta un momento di grande coesione nel giorno dedicato a San Nicola patrono della città. Infatti, così come la cultura tiene insieme i fondamenti della convivenza civile, anche la devozione al Santo di Oriente e Occidente è da sempre motivo di incontro e condivisione tra le genti.
Sarebbe irragionevole lasciare che un teatro ricostruito e pronto in tutte le sue parti restasse chiuso e negato ai baresi anche un solo giorno oltre la data del 6 dicembre.
Riteniamo che sia dunque giunto il momento di mettere da parte tutte le divisioni.
La ferita lasciata dal tragico rogo del teatro deve essere rimossa. Ma per far questo serve un atto di responsabilità collettiva da parte di tutte le parti in causa.
Abbiamo avviato una raccolta di firme per una grande mobilitazione popolare. Sarà possibile aderire per e.mail o in uno degli spazi che il Comitato sin d'ora aprirà in ciascun quartiere della città di Bari. Chiediamo al ministro Bondi di confermare il suo impegno per la rimozione di tutte le possibili cause di impedimento al ritorno senza più ritardi del teatro ai cittadini baresi.
Il comitato 6 dicembre è aperto alle adesioni di tutti: cittadini, associazioni, organizzazioni, forze sindacali e senza bandiere ai partiti di tutto l'arco costituzionale.
Per aderire copiate la lettera qui riprodotta firmatela e speditela via e-mail al seguente indirizzo: comitato6dicembre@libero.it
Egregio ministro per i Beni e le attività culturali
i cittadini baresi hanno visto bruciare in un una maledetta notte di 17 anni il loro teatro i lavori di ricostruzione hanno finalmente rassicurato le attese di una popolazione intera e ora il teatro è oggettivamente pronto per tornare alla cittadinanza, che patisce ancora per le ferite di quel rogo; dalle parole con le quali Lei si è più volte espresso sulla vicenda Petruzzelli, traiamo la rassicurazione che siano state messe in campo tutte <le più opportune azioni atte a garantire l'immediata restituzione del teatro alla Città>; e dunque condividendo con Lei l'idea che la restituzione del teatro alla Città debba avvenire nell'immediatezza condividendo il Suo pensiero in merito alla riapertura del nostro <splendido teatro>, che anche Lei considera, come abbiamo avuto modo di apprezzare dalle Sue dichiarazioni pubbliche, importante non solo per la città ma per <il mondo> desideriamo con questo nostro appello investirla direttamente di tutte le attese per l'ormai non più rinviabile appuntamento con la rinascita di questo impareggiabile monumento alla cultura nazionale e alla storia di Bari siamo certi che anche Lei, con noi, consideri assolutamente secondarie le questioni burocratiche e i dissidi dai quali si vorrebbe far scoppiare infine un nuovo, persino più devastante, rogo del teatro che oggi si presenta ricostruito, pronto in tutte le sue parti e che sarebbe contro natura rimanesse chiuso e desolatamente vuoto per questo le chiediamo di richiamare le parti a non tergiversare oltre e di condividere, insieme a questa comunità stanca di aspettare, l'esigenza di scacciare l'ombra di un'ulteriore, possibile offesa a Bari e ai baresi, i quali hanno già eletto la data e non aspettano che la data dell'ormai prossimo 6 dicembre, giorno dedicato al Santo patrono Nicola, per poter presentare con orgoglio, all'Italia e al mondo, il volto nuovo del teatro Petruzzelli finalmente risorto dalle ceneri.
Rigoletto, nuova produzione del Festival Verdi 2008 in scena al Teatro Regio di PArma, sarà protagonista della puntata di 'Loggione' in onda sabato 8 novembre alle ore 8.50 su Canale 5. La trasmissione dedicata alla musica lirica e sinfonica a cura di Vittorio Testa proporrà ampi brani musicali del melodramma verdiano in cui le scene e i costumi dello storico allestimento, creato per Parma da Pierluigi Samaritani, ripresi per questa occasione da Alessandro Ciammarughi, rivivranno con la nuova regia di Stefano Vizioli. Il capolavoro verdiano è interpretato da Geroge Gagnidze, che debutta nelle vesti del protagonista, Désirée Rancatore nel ruolo di Gilda, e il tenore Francesco Demuro nella parte del Duca. Con loro in scena Marco Spotti, Stefanie Irany, Katarina Nicolic, Roberto Tagliavini, Orazio Mori, Mauro Buffoli, Ezio Maria Tisi, Scilla Cristiano e Alessandro Bianchini, con i complessi del Teatro Regio di Parma, affidati alla bacchetta sicura di Massimo Zanetti. Maestro del Coro Martino Faggiani.
La puntata è stata registrata nello splendido Teatro Farnese e tra le preziose opere della mostra dedicata a Correggio in esposizione alla Galleria Nazionale nel Palazzo della Pilotta.

Debutta a Savona “La clemenza di Tito”, di Wolfgang Amadeus Mozart. L’opera del genio salisburghese, l’ultima del suo catalogo, andrà in scena in un nuovo allestimento del Teatro dell’Opera Giocosa al Teatro Chiabrera domenica 9, alle ore 15,30, e martedì 11 novembre, alle 20,30; nonché in anteprima per le scuole venerdì 7 (10:30). L’opera, pur vantando un tale padre, è piuttosto rara in Liguria, da cui manca da 28 anni. A Savona non era mai stata eseguita.
La regia e le scene sono di Paolo Panizza, artista che si è formato all’Arena di Verona, sua città natale, e che è stato assistente del grande Pier Luigi Pizzi. Come regista lirico ha già firmato numerosi e importanti successi. Sarà assistito da Isadora Bucciarelli; con i costumi di Artemio Cabassi. Dopo il successo del concerto estivo “Sogno di una notte di mezz’estate”, torna alla direzione, questa volta di un’opera, Maurizio Zanini, alla guida della Fondazione Orchestra Sinfonica di Sanremo; il coro è il Lirico e Voci Bianche “P.Mascagni” di Savona, diretto da Franco Giacosa.
Nel ruolo del titolo un tenore dalla grande carriera, Mario Zeffiri, che ha cantato in tutti i più grandi teatri e che per l’occasione a Savona debutta il ruolo. Vitellia sarà Sara Galli, già applaudita lo scorso anno in Otello; Sesto sarà Annarita Gemmabella; Servilia, Barbara Bargnesi; Annio, Raffella Ambrosino; infine Publio, Massimiliano Viapiano.
L’Opera Giocosa ha scelto di mettere in scena, dopo la “trilogia” Le nozze di Figaro-Don Giovanni-Così fan tutte, l’ultima fatica operistica di Mozart, composta nel 1791, anno della sua morte. La commissione era per un’opera destinata ai festeggiamenti per l’incoronazione a re di Boemia dell’imperatore Leopoldo II. Originariamente doveva essere Salieri il compositore, ma nel luglio 1791 il lavoro fu affidato a Mozart. Per il titolo del dramma la scelta cadde su uno dei più celebrati testi mestastasiani, scritto nel 1734 sempre per una festività della corte di Vienna (all’epoca il sovrano cui si alludeva con il personaggio di Tito era l’imperatore Carlo VI, padre di Maria Teresa).
Il testo originale di Metastasio fu affidato alle cure di Caterino Mazzolà, poeta di corte dell’Elettore di Sassonia. Questi operò, senza dubbio d’intesa con il compositore, in modo che il dramma venisse “ridotto a vera opera”, come recita l’annotazione che Mozart appose sul catalogo delle sue opere in data 5 settembre 1791, alla vigilia della prima: il classicismo metastasiano era ormai superato, e già Gluck, riformista del genere, aveva adattato lo stesso testo a opera nel 1752.
La maggiore novità introdotta da Mozart risiede forse nei concertati e nei pezzi d’assieme, nella creazione di situazioni al confine tra opera seria e opera buffa che riescono a rendere i contrastanti sentimenti dei personaggi. Esempio di tutto ciò è il quintetto che conclude il primo atto. Ma tutta l’opera è pervasa dal grande fascino musicale dell’ultimo Mozart. La Clemenza fu composta appena conclusa la maggior parte del “Flauto magico” e partecipa delle stesse atmosfere creative del genio. Nella Clemenza si nota in particolare un uso caratteristico degli strumenti (fra tutti il clarinetto) attraverso i quali Mozart riesce a rendere tanto evanescenti atmosfere quanto i drammi, tutti personali e diversi, dei protagonisti, portando lo spettatore dagli abissi agli idilli dell’anima.

Civico Museo degli strumenti Musicali
Castello Sforzesco, Milano
Sala della Balla
Alle origini della Musica: Il Suono
1
Sabato 27 settembre 2008, ore 16
Alle origini del suono
dalla scoperta della voce allo sviluppo degli strumenti musicali
Un percorso dedicato all’illustrazione del fenomeno musica che prende avvio dall’elemento originante, quindi dalla formazione del suono nella sua natura primitiva. Si trae origine dalla scoperta della voce e dalla percussione occasionale di oggetti destinati all’uso quotidiano, fino ad arrivare allo sviluppo degli strumenti musicali più evoluti. La dimostrazione renderà evidente, tramite esempi estremamente chiari e realizzati dal vivo, l’origine del suono. Naturalmente una grande attenzione verrà riservata all’aspetto materico degli strumenti musicali, non però dal punto di vista organologico tipico degli addetti ai lavori, ma dal versante di chi, durante l’ascolto della musica, si pone quotidianamente un’infinità di domande, semplici e complesse, che non trovano mai risposta.
2
Sabato 18 ottobre 2008, ore 16
L’invenzione della scrittura musicale
dalla tradizione orale al sistema moderno
Il secondo incontro è un viaggio estremamente interessante che conduce gli ascoltatori lungo la storia della scrittura musicale. Si prenderà avvio dalla tradizione orale per giungere fino ai più moderni metodi di codifica. Sempre con l’ausilio di esempi chiari e realizzati dal vivo sarà possibile far comprendere con semplicità il complesso fenomeno della scrittura musicale. Sarà realizzato anche un breve ma simpatico laboratorio sperimentale di trasmissione orale della musica che coinvolgerà i partecipanti alla lezione. Naturalmente verranno illustrati, mediante video proiezione, codici antichi e intavolature musicali per concludere con una dimostrazione di scrittura informatizzata.
3
Sabato 22 novembre 2008, ore 16
Lo sviluppo degli strumenti musicali
la suddivisione in famiglie
In seguito al primo incontro dedicato alle origini del suono sarà possibile ampliare il discorso esaminando la nascita del vastissimo arcipelago di strumenti musicali suddivisi per famiglie di appartenenza. Ricollegandoci al suono prodotto dalla vibrazione di una corda sarà possibile aprire l’orizzonte degli strumenti ad arco che si sono affacciati sul balcone della storia per rimanerci o scomparire rapidamente. Dalla scoperta del tubo sonoro si arriverà ad illustrare tutte le famiglie di fiati, non secondo una suddivisione da manuale di strumentazione ma piuttosto esplorando materiali, scuole stilistiche, evoluzione e tradizioni popolari. Il linguaggio, ancora una volta, non sarà quello organologico degli addetti ai lavori, ma sarà quello chiaro dettato dalla curiosità di conoscere realmente gli strumenti che si vedono normalmente durante i concerti.
4
Sabato 24 gennaio 2009, ore 16
L’orchestra e il direttore
gli strumenti musicali suonano insieme
L’ultimo incontro è quello che in sostanza permette ai partecipanti di trarre alcune personali conclusioni e fare uso delle preziose esperienze condotte nel corso del ciclo. In fondo l’orchestra rappresenta ancora oggi una struttura tanto chiara quanto sconosciuta al grande pubblico per la sua organizzazione e composizione. Anche gli stessi manuali di storia della musica non offrono un’idea precisissima di come sia costituita un’orchestra e, soprattutto, di quali siano i rapporti fra gli strumenti che vi si trovano - fianco a fianco - compresi. Naturalmente la prima analisi porterà alla comprensione che non esiste una soluzione standard, ma, invece, ci possono essere svariate soluzioni per “organizzare” un’orchestra. Verrà analizzato il ruolo del direttore, il più esposto ma il meno capito. Quale sarà il significato dello sventolio discreto e magniloquente di quelle mani sul podio? A cosa serve un direttore? L’orchestra può suonare da sola? Una serie di interessantissimi interrogativi che stimolano costantemente gli appassionati in attesa di una possibile risposta
Per un museo di strumenti musicali, avviare un percorso dedicato alle origini del suono significa intraprendere una discesa verso le radici più profonde. Quasi paradossalmente non si potrebbe parlare di strumenti e di tradizioni musicali senza prima considerare il suono come fenomeno da cui l’intero mondo della musica è scaturito e si è evoluto. Questa serie di quattro appuntamenti del ciclo SUONI STORICI offre infatti la possibilità di comprendere come anche i più complessi strumenti musicali, con le loro lunghe e complesse evoluzioni, rispondano in realtà a principi fisici basilari, intuiti e codificati sperimentalmente anche dalle civiltà pre-tecnologiche. Lo spirito che anima questo percorso è quello di offrire l’anello mancante per la comprensione del fenomeno musicale partendo veramente dalle origini del suono, senza però limitarsi all’analisi etno-antropologica di reperti archeologici. Nella tradizione di un museo dinamico, la sperimentazione dal vivo sarà la linea rossa che condurrà il pubblico lungo i quattro incontri. Dall’uso di un ipotetico guscio di testuggine abbandonato sulla riva del mare fino alla complessità degli strumenti che compongono oggi un’orchestra da camera, con violini, trombe e timpani. Anche per un tema così complesso, come è nella tradizione del Museo, sarà scelto un approccio di tipo divulgativo.
Claudio Salsi
Direttore del Museo degli Strumenti Musicali e Civiche Raccolte di Arte Applicata
Il nono ciclo della tradizionale rassegna Suoni Storici, è totalmente sviluppato intorno ad un tema sostanziale, sempre osservato con attenzione nell’ambito della didattica e della divulgazione musicale. Il percorso, articolato in quattro appuntamenti, è strutturato quasi come un corso introduttivo dedicato all’acquisizione di una concreta base di conoscenze musicali e organologiche utilissime per un avvicinamento attivo al mondo della musica e per un ascolto maggiormente consapevole di ogni sorta di forma musicale. In linea con una tradizione ormai consolidata, il progetto Suoni Storici, è concepito espressamente per un pubblico di non addetti ai lavori. Il linguaggio e gli argomenti trattati lasciano aperta la via della comprensione agli appassionati ma anche ai neofiti non abituati a frequentare gli ambienti musicali o le sale da concerto. Viene ancora una volta ricercata la chiarezza e la semplicità, elementi che da sempre hanno contraddistinto questa manifestazione, garantendone il successo negli anni.
Matteo Galli
Direttore artistico

dodici spettacoli di prosa e danza d’autore
nella stagione della
Fondazione teatro della Fortuna di Fano.
Più che un cartellone un ‘progetto teatrale’ immaginato, pensato e desiderato dalla Fondazione del Teatro della Fortuna e da Amat per FanoTeatr’08’09 – stagione di prosa e danza della Fondazione teatrale fanese - quello che è stato presentato stamani nella Sala della Concordia della Residenza Municipale da Stefano Aguzzi, sindaco di Fano, nonché presidente della Fondazione Teatro, Simone Brunetti, sovrintendente della Fondazione, Roberto Cantarini, responsabile programmazione Amat, Giorgio Castellani, codirettore artistico di TeatrOltre, nonché direttore dei Teatri di Pesaro e Raimondo Arcolai, direttore del Teatro Stabile delle Marche, alla presenza di un numerosissimo pubblico.
Un progetto che mette insieme le migliori esperienze teatrali, miscelando con sapienza, grazie anche a tre diversi contenitori, quelle consolidate e quelle invece emergenti. Il tutto per un pubblico che ha dimostrato di saper apprezzare le scelte operate in questi anni affollando il teatro per tutti gli spettacoli della passata stagione e che, sempre lo scorso anno, ha acquistato – tra Danza e Commedie e Classici – più di mille abbonamenti, in controtendenza con ciò che succede in tanti altri teatri regionali e nazionali.
Il cartellone è diviso nelle tre consuete sezioni di Commedie e Classici, Danza e TeatrOltre.
La sezione danza ha tre appuntamenti che costituiscono un percorso sulla musica di un pilastro del Novecento, quell’Igor Stravinskij alle cui note i migliori coreografi del passato e del presente si ispirano per le loro creazioni. Venerdì 9 gennaio, Sulle tracce di Diaghilev della Compagnia Junior del Balletto di Toscana; in programma tre coreografie, Jeux di Eugenio Scigliano sulle musiche di Claude Debussy, Le spectre de la rose del coreografo romano Fabrizio Monteverde su musiche di Carl Maria von Weber e la Sagra della primavera di Stravinskij coreografata da Cristina Rizzo. Venerdì 6 marzo il Balletto del Sud porta in scena L’uccello di fuoco, sempre di Stravinskij con la partecipazione del grande mimo Lindsay Kemp (nella foto) nella parte del mago Kascheij. Chiude questa sezione, venerdì 20 marzo, la Serata Petrushka curata dal Balletto di Torino che presenta la creazione stravinskijana – Petrushka, appunto - del loro coreografo stabile, l’affermato Matteo Levaggi, ed altre due coreografie: Moving Parts con le musiche di Scanner, e Anima con quelle di Philip Glass.
Ancora qualche giorno all’apertura della campagna abbonamenti di FanoTeatr‘08’09. Gli abbonamenti dello scorso anno si rinnovano dall’1 all’8 ottobre. I nuovi dall’11 al 18 ottobre. I biglietti di tutti gli spettacoli dal 20 ottobre.
Info. Botteghino Teatro della Fortuna, tel. 0721.800750 - fax 0721 827443

Sabato 20 e lunedì 22 settembre 2008 ~ ore 20
Ospitalità Istituzioni Musicali Italiane
Fondazione Teatro La Fenice di Venezia
La Didone
Dramma per musica in un prologo e tre atti
Libretto di Giovan Francesco Busenello
Musica di FRANCESCO CAVALLI
Revisione critica di FABIO BIONDI
Direttore FABIO BIONDI
Regia, scene e costumi
Facoltà di Design e Arti dell’Università IUAV di Venezia
Orchestra EUROPA GALANTE
Personaggi e interpreti principali
Didone Claron McFadden
Enea Magnus Staveland
Iarba / Corebo Jordi Domènech
Cassandra / Giunone / Damigella Manuela Custer
Ecuba / Mercurio / Ilioneo Marina De Liso
Creusa / Anna / Damigella Donatella Lombardi
Ascanio / Amore / Fortuna Isabel Álvarez
Anchise / Sicheo / Eolo Antonio Lozano
Acate / Pirro Gian Luca Zoccatelli
Sinon greco / Un vecchio Filippo Morace
Venere / Iride / Damigella Francesca Lanza
Giove / Nettuno / Un cacciatore Roberto Abbondanza
Prezzi: da 170 a 12 euro
Infotel 02 72 00 37 44
LA DIDONE
IL SOGGETTO
a cura di Raffaele Mellace
dal programma di sala del Teatro alla Scala
Prologo
Iride, messaggera di Giunone, annuncia la caduta della città di Troia, vittima della vendetta della dèa sua signora, offesa dal giudizio di Paride. Badino gli uomini a non scherzare con le divinità.
Atto I
Troia. La notte della caduta.
Esortato dai suoi, Enea è determinato a difendere la patria al prezzo della vita, nel conforto della moglie Creusa, del figlioletto Ascanio e del padre Anchise. Nel tempio intanto la sacerdotessa Cassandra affronta Pirro, violento figlio di Achille, invano difesa da Corebo, di lei innamorato, che il guerriero greco ferisce a morte. Cassandra raccoglie gli ultimi sospiri del giovane spasimante e ritorna all’altare per implorare gli dèi, mentre medita sulla caducità dell’esistenza umana. Convinto dalla madre Venere a desistere da una difesa disperata, Enea s’avvia ad abbandonare Troia con la propria famiglia. Creusa, tuttavia, ritornata in casa, è raggiunta e uccisa dai Greci. La regina Ecuba lamenta con la figlia Cassandra la tragica rovina propria e del regno, dipingendo un quadro cupo del destino che incombe sulle madri troiane. Gode intanto il greco Sinone dell’inganno da lui perpetrato ai danni degli odiati troiani, valso ai suoi ben più che non le armi di tanti guerrieri, ridicoli schiavi dell’onore. Creusa appare intanto in forma di fantasma ad Enea, e gli raccomanda il figlio, destinato a regnare sull’Italia. Venere ottiene dalla Fortuna che il viaggio per mare di Enea sia propizio, nonostante furibonde tempeste, e gli consenta di giungere illeso sulle coste africane. La flotta troiana salpa verso il proprio destino.
Atto II
Cartagine.
Iarba, re dei Getuli, è ormai giunto all’abiezione per amore della regina di Cartagine, Didone. Costei è turbata da un sogno minaccioso, che le profetizza la morte e la rovina di Cartagine; la sorella Anna tuttavia consola prontamente la regina. Di fronte a Iarba Didone si dimostra molto determinata nel corso di un serrato diverbio, durante il quale oppone risolutamente alle mire del re la fedeltà al defunto consorte Sicheo. La dèa Giunone non è intanto ancora soddisfatta della vendetta ottenuta, che intende coronare col naufragio di Enea e della sua flotta. A tal fine mobilita Eolo, il re dei venti, ma il dio del mare Nettuno ne respinge l’assalto, salvando le navi troiane. Venere allora, per propiziare ulteriormente il viaggio del figlio, mette in atto uno stratagemma: il dio Amore prenderà le fattezze di Ascanio e, una volta in braccio a Didone, la farà innamorare di Enea. Sbarcato sulle coste d’Africa, l’eroe invita i suoi guerrieri a nutrire fiducia nell’avvenire, quando s’imbatte in Venere, travestita da ninfa, che l’esorta a presentarsi a Didone. La regina accoglie dapprima un ambasciatore, poi Ascanio e infine Enea con grande magnanimità, tradendo già, agli occhi delle sue dame, un’evidente debolezza per l’eroe troiano. Respinto da Didone, Iarba impazzisce.
Atto III
Cartagine.
Didone è sconvolta: l’incontro con Enea le ha provocato un turbamento profondo. La regina è lacerata tra «il rispetto d'un morto» e «il desire d'un vivo»¸ tra la memoria del defunto marito e l’inattesa passione per il nuovo arrivato. La sorella Anna l’esorta apertamente ad abbandonarsi alle gioie dell’amore, approfittando di un’imminente battuta di caccia. Iarba, fuori di senno, corteggia senza inibizioni né ritegno due damigelle. Durante la caccia imperversa un temporale, che spinge Enea e Didone ad appartarsi in una grotta. Giove però vede malvolentieri l’ozio amoroso del troiano, e invia Mercurio sulla Terra perché richiami Enea ai suoi doveri e lo sproni sulla via dell’Italia. Ripresosi dalla visione del dio, Enea incita i suoi compagni alla partenza e si congeda da Didone, addormentata. La regina tuttavia s’accorge della fuga dell’amante e l’affronta alternando gli insulti alle suppliche. Sorda alle ragioni di Enea, lo maledice e cade svenuta. Le appare a quel punto il fantasma del marito Sicheo, che l’apostrofa duramente, la chiama fedifraga e la maledice a sua volta. Tre damigelle commentano i tristi casi di questi eroi, irridendo il valore vano della fedeltà: molto meglio, in amore, «variar disegno, e volo, / perché fa troppo nausea un cibo solo». Mercurio intanto restituisce il senno a Iarba, conservando viva in lui la passione per Didone. Quando la regina sarà sul punto di commettere suicidio, disgustata dalla propria esistenza, Iarba interverrà a fermarla, dichiarando a sua volta di volersi uccidere. Didone decide allora finalmente di accettare le avance di Iarba e gli si concede.

| Archiviata la stagione estiva, è già tempo di Bellini Days, i giorni di settembre che il Teatro Massimo Bellini dedica al sommo musicista catanese Vincenzo Bellini (1801-1835), in coincidenza con l’anniversario della morte, che cade il 23 settembre. Anche quest’anno, dunque, la musica del Cigno catanese farà da colonna sonora per quattro giorni di celebrazioni, dal 20 al 23 settembre, e con ben due concerti: uno in piazza Bellini domenica 21, l’altro in teatro il successivo martedi 23 con un programma composto da molti inediti belliniani. Il cartellone dei Bellini Days 2008 è stato presentato questa mattina dal sovrintendente del Teatro, Antonio Fiumefreddo, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta nel foyer del teatro e alla quale hanno preso parte anche Graziella Seminara e Maria Rosa De Luca per l’Università di Catania e il musicologo Domenico De Meo. “Offriamo alla città, e alla memoria di questo nostro grande concittadino che ogni catanese ha nel cuore – ha detto il sovrintendente Fiumefreddo- queste giornate di grande musica, peraltro anche con un concerto eccezionale per la rarità del programma, convinti che il Teatro dedicato a Bellini debba fare ogni possibile sforzo per onorarlo al meglio. Per questo nel giugno dell’anno prossimo, Catania, il nostro Teatro, dedicheranno a Vincenzo Bellini un intero festival, quello che da più parti si chiedeva da tempo e che adesso sarà possibile realizzare grazie a fondi ad hoc che consentiranno di offrire una eccellente qualità di proposte. Il direttore artistico del Bellini Festival, Enrico Castiglione, che ho recentemente nominato, ha già messo a punto un calendario di grandi eventi”. Fiumefreddo ha anche annunciato che da quest’anno, il 23 settembre sarà il girono in cui il Teatro Massimo Bellini consegnerà due riconoscimenti, uno a chi si è distinto nel mondo della cultura, uno a chi lo ha fatto in quello civile e sociale. Quello alla cultura quest’anno andrà al maestro Domenico De Meo, l’altro verrà annunciato nei prossimi giorni. I Bellini Days 2008 cominciano sabato 20 settembre quando, in cinque diversi punti della città, dalle 17 alle 20 giovani musicisti si esibiranno con la formula degli “attacchi di musica”: irruzione in una via, in una piazza, per conquistarne lo spazio all’arte e alla musica. Ancora una tecnica usata in arte contemporanea che ritiene il territorio sottratto all’arte come un vuoto da riconquistare. I giovani musicisti lo faranno nel nome di Bellini e sarà un modo si riprendersi la città. I luoghi prescelti sono cinque e non saranno solo in centro, per una precisa scelta: piazza Stesicoro, via Etnea (zona villa Bellini), corso Italia (angolo via Monfalcone), piazza Vittorio Emanuele, Piazza di San Cristoforo. Domenica 21 settembre, alle ore 21, in piazza Vincenzo Bellini, l’orchestra del Teatro diretta da Antonino Manuli terrà un concerto di musiche belliniane, con la partecipazione dei soprani Valeria Esposito e Gabriella Costa. In programma le sinfonie de Il Pirata, Adelson e Salvini (nella revisione di Domenico De Meo), I Capuleti e i Montecchi, Norma, e romanze tratte dagli stessi Capuleti, da La sonnambula e da I puritani. L’ingresso è gratuito con ritiro del biglietto al botteghino del teatro a partire da domani, 19 settembre, e fino ad esaurimento dei posti (massimo due per richiedente). Lunedi 22 settembre, a partire dalle 17 nel foyer del teatro, alcuni dei maggiori studiosi di Vincenzo Bellini parteciperanno ad una tavola rotonda dal titolo “Bellini, tra edizione critica e trascrizione”, realizzata in collaborazione con la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Catania. Vi prenderanno parte Fabrizio Della Seta, Domenico De Meo, Alessandro Roccatagliati, Wolfgang Witzenmann con Stefano Ranzani e Tiziana Carlini. L’ingresso è libero. Martedi 23 settembre, giorno in cui si ricorda il 173° anniversario della morte di Vincenzo Bellini, avvenuta nel sobborgo parigino di Puteaux nel 1835, alle 21 il Teatro spalancherà le porte ai catanesi per un concerto di enorme interesse culturale perché verranno proposte alcune composizioni belliniane in prima esecuzione assoluta, tolte dall’oblìo grazie alle pazienti ricerche del musicologo ed esperto belliniano Domenico De Meo: una ouverture e una sinfonia de I Puritani, la sinfonia di Bianca e Fernando, un Largo per arpa in fa minore sul tema del “Sorgi o padre”, sempre da Bianca e Fernando, assieme ad alcune vere e proprie rarità della produzione musicale del Cigno catanese, come l’Ottava sinfonia in re (in prima esecuzione moderna), la Quarta sinfonia in re minore, le Quattro arie per voce e orchestra, il Salve Regina in la maggiore, il Credo in do maggiore, il Te Deum in do maggiore. L’orchestra del Teatro Massimo Bellini sarà diretta dal direttore stabile Stefano Ranzani, il coro da Tiziana Carlini. Soprano Aleksandra Kurzak, mezzosoprano Marina Comparato. L’arpista solista è Giuseppina Vergine. L’ingresso è gratuito con ritiro del biglietto al botteghino del teatro a partire da lunedi 22 settembre e fino ad esaurimento dei posti (massimo due per richiedente). Nella stessa mattinata, l’omaggio della città a Bellini si terrà nella Cattedrale dedicata a Sant’Agata, dove dal 1876 si trova la tomba del Cigno. Alle 10 l’arcivescovo metropolita Salvatore Gristina presiederà una Santa Messa alla quale parteciperanno le autorità cittadine. Corone d’alloro a cura delle amministrazioni comunale e provinciale e del Teatro Massimo Bellini, verranno deposte sulla tomba e sui monumenti cittadini che ricordano il grande musicista catanese. BELLINI DAYS: GLI “ATTACCHI DI MUSICA” IN CITTA’ DI SABATO 20 SETTEMBRE 2008 DALLE 17 ALLE 20 PIAZZA VITTORIO EMANUELE - Gold Trio: Valeria Granata (violino), Stefania Tosto (arpa), Giuseppe Scavo (flauto). Musiche di Bach, Morricone, Mascagni, Vivaldi. CORSO ITALIA angolo VIA MONFALCONE - Pianista Giovanni Raddino, musiche di Gershwin, Rachmaninov. - Angela Curiale (soprano), Massimiliano Costantino (tenore), Giovanni Raddino (pianoforte). Arie da camera (Bellini, Tosti), arie antiche (Scarlatti, Haendel), romanze da salotto (Gastaldon). - Cristina Platania (cantante). Musical (Memories, Cats, New York New York). VIA ETNEA - VILLA BELLINI (davanti al monumento a Garibaldi) - Duo flauto-pianoforte: Giuseppe Sciuto (flauto), Annalisa Mangano (pianoforte). Duo flauto-chitarra: Giuseppe Sciuto (flauto), Giuseppe Siciliano (chitarra classica). Musiche di Morricone, Bizet, Giuliani, Granados. - Solisti In Opera, dalla Piccola Orchestra in Opera di Stefano Sanfilippo. Un tenore, un soprano, un baritono e un contralto cantano arie da camera di Vincenzo Bellini. PIAZZA S. CRISTOFORO - Musa Quartet. Eseguirà quartetti giovanili di Mozart, Beethoven e Puccini. - Irene Conti (chitarra classica). Musiche di Sanz, Lauro, Brower. PIAZZA STESICORO (davanti al monumento a Bellini) - Classico Duo: Simone Bruno (vibrafono), Mario Scirè (chitarra classica). Musiche di Ravel, Piazzolla, Rosauro. - Sicilian Maletts Quartet: Giovanni Caruso, Simone Bruno, Rosario Gioeni, Giuseppe Tringali. Musiche di Sollima, Cirone, Smith. |
Teatro Donizetti
Venerdì 19 settembre ore 20.30
Domenica 21 settembre ore 15.30
Gaetano Donizetti
LA FAVORITE
Opéra en quatre actes di Alphonse Royer, Gustave Vaëz, Eugène Scribe
Prima rappresentazione: Parigi, Académie Royale de Musique, 2 dicembre 1840
Edizione senza balletto
In lingua francese. Sopratitoli: italiano e inglese
Edizione Critica a cura di Rebecca Harris-Warrick
Editore CASA RICORDI, Milano – Fondazione Donizetti
PERSONAGGI | INTERPRETI |
Léonor de Guzman | Chiara Chialli |
Fernand | Antonio Gandìa |
Alphonse XI | Mario Cassi |
Balthazar | Francesco Palmieri |
Inez | Gabriella Locatelli Serio |
Don Gaspar | Luigi Giovanni Albani |
Direttore d’orchestra Marco Zambelli
Regia Lamberto Puggelli
Assistente alla regia Pier Paolo Zoni
Scene Paolo Bregni
Orchestra e Coro del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
Maestro del Coro Fabio Tartari
Allestimento del Teatro Donizetti
Il percorso proposto dai titoli componenti il cartellone del Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti 2008 comincia con “La favorite”, capolavoro della maturità del compositore di Bergamo, eseguito secondo il testo originale francese (pur senza i balli previsti dalla partitura originale). In questo titolo – come per sintesi – si possono rintracciare ed indagare le diverse implicazioni narrative connesse al tema che fa da filo conduttore al Festival di quest’anno “Umani delitti e divini castighi nel realismo storico del teatro romantico”: il rapporto con la religiosità (la trama circolarmente sorge e tramonta nel monastero di Santiago De Compostela, luogo emblematico della cristianità); la protagonista cui viene negata la possibilità di vivere liberamente il proprio amore; l’abbraccio finale e la riconciliazione in punto di morte con l’amato e con Dio.
Fernand, novizio del Monastero di San Giacomo di Compostela, confessa al Superiore Balthazar di aver visto in chiesa una bella sconosciuta, che da quel momento occupa i suoi pensieri, facendogli dimenticare la vocazione.
Balthazar è attonito, ma a nulla servono né la sua collera né le sue ammonizioni: Fernand, deciso, lascia il monastero alla volta dell’isola di Leone dove potrà finalmente rivedere l’amata.
Si tratta di Léonor che, favorita del re, gli confida di non poter accettare il suo amore. Desidera purtuttavia aiutarlo a elevare il suo rango e gli fa conferire il grado di capitano.
Fernand si fa onore in guerra salvando la vita al re Alphonse XI. Questi, riconoscendo in lui l’eroe della vittoria riportata sui Mori, desidera ricompensarlo degnamente. Lo nominerà in seguito marchese di Montréal.
Léonor, sempre più innamorata di Fernand, depreca ormai la propria condizione di favorita del re e vorrebbe allontanarsi per sempre dalla corte, ma Alphonse glielo impedisce e la esorta a trattenersi con lui per la festa che celebra l’avvenuta vittoria.
Durante la festa Gaspar rivela al re che Léonor ha un amante. Il re cerca di strappare il nome di costui alla donna, che sceglie di non parlare neppure sotto minaccia di tortura.
Giunge Balthazar con l’ordine scritto del papa di cacciare la favorita per cui Alphonse ha ripudiato la legittima consorte. Alle proteste del re, il monaco maledice sia lui che Léonor.
Fernand, ancora ignaro dei rapporti tra Léonor e il re, chiede la mano della favorita ad Alphonse che cinicamente gliela accorda.
Léonor manda la sua confidente da Fernand per rivelargli la verità aul suo stato, ma la messaggera viene arrestata per ordine del re prima di aver compiuto la sua missione.
Subito dopo il rito nuziale, Fernand è ferito dal contegno sprezzante dei cortigiani, finché Balthazar non gli apre gli occhi sulle nozze disonorevoli. Fernand decide allora di ritornare al monastero per riprendere la sua vita di novizio.
Léonor, in abito da novizio, giunge al monastero nel momento in cui Fernand pronuncia i voti nella cappella. Alla vista di Léonor, Fernand la respinge sdegnato. Ma la disperazione della donna, che implora il suo perdono, lo commuove e riaccende il suo amore per lei. È tardi ormai: allo stremo delle forze dopo il lungo cammino, Léonor muore ai piedi di Fernand, il quale invita i confratelli a pregare per l’anima dell’amata e per la sua quando – all’indomani – avrà cessato di vivere.
INTORNO ALLA FAVORITE
Le rappresentazioni della “Favorite” saranno precedute da una serie di appuntamenti preparatori, secondo la tradizionale formula che ha distinto le prime due edizioni del Bergamo Musica Festival, quest’anno riconfermata a pieno titolo, come da calendario seguente:
Giovedì 11 settembre ore 20.30
presso la Biblioteca Tiraboschi avrà luogo il primo appuntamento del ciclo “Guide all’ascolto”. Il regista Lamberto Puggelli presenterà la sua lettura de “La favorite”.
Sabato 13 settembre ore 18.00
presso l’Osteria Ai tre gobbi sarà inaugurato il ciclo di “Letture” preparatorie alle rappresentazioni dei singoli titoli lirici. Dedicato a Virginia Vasselli Donizetti, moglie del compositore, di cui quet’anno ricorre il duecentesimo della nascita, l’appuntamento prevede la lettura di una selezione di lettere dall’epistolario di Donizetti.
Martedì 16 settembre ore 18.00
presso l’Auditorium di piazza della Libertà è programmata la prima proiezione cinematografica legata al titolo lirico calendarizzato: si tratta del film “La favorita” di Cesare Berlacchi del 1952 con Sofia Loren.
Giovedì 18 settembre ore 18.00
tradizionale appuntamento presso il Salone Riccardi del Teatro Donizetti con il primo Concerto-conferenza del ciclo “I caffè del teatro”. Si esibiranno Claudia Nicole Bandera soprano e Maurizio Carnelli pianoforte, mentre Damien Colas racconterà “La favorite”.
Sabato 20 settembre ore 20.30
presso la Chiesa di Sant’Alessandro della Croce sarà infine inaugurato il ciclo “I tesori degli archivi musicali” con un concerto in collaborazione con il Festival Internazionale Organistico Città di Bergamo. All’organo Stefano Rattini.

Domenica 14 settembre 2008 alle ore 19.00 (turni A1-A2) è andato in scena al Teatro La Fenice Boris Godunov, opera in quattro atti e un prologo, libretto e musica di Modest Musorgskij, presentata nella seconda versione originale in nove quadri (con l’atto polacco e senza la scena di San Basilio), terminata dall’autore nel 1872. L’opera viene proposta in lingua originale russa con sopratitoli in italiano.
Eliahu Inbal, direttore musicale della Fondazione Teatro La Fenice, è alla testa dell’Orchestra e del Coro del teatro veneziano (direttore del Coro Claudio Marino Moretti) e del coro di voci bianche dei Piccoli Cantori Veneziani (direttore Diana D’Alessio). Il cast, formato da specialisti di livello internazionale, comprende Ferruccio Furlanetto nel ruolo di Boris, Annika Kaschenz e Francesca Sassu in quelli dei due figli Feodor e Ksenija, Alexandra Durseneva in quello della nutrice, Marcello Nardis in quello del principe Šujskij, Valery Ivanov in quello di Ščelkalov, Ayk Martirossian in quello di Pimen, Ian Storey in quello dell’impostore, Julia Gertseva in quello di Marina. Rangoni è interpretato da Valeri Alexeev, Varlaam da Maxim Mikhailov, Misail da Bruno Lazzaretti. Francesca Franci è l’ostessa, Shi Yijie il folle in Cristo, Giuseppe Nicodemo Nikitič, Matteo Ferrara un ufficiale di polizia. Elia Fabbian è impegnato nei due ruoli di Mitjucha e Chruščov, Enrico Cossutta è un boiardo di corte, William Corrò Lavickij, Mattia Denti Černikovskij.
L’allestimento, firmato da Eimuntas Nekrošius per la regia, da Marius Nekrošius per le scene e da Nadezda Gultyaeva per i costumi, è della Fondazione Teatro del Maggio Fiorentino, vincitore del Premio Abbiati 2006 quale miglior spettacolo della stagione 2005.
Quattro le repliche: martedì 16 settembre alle 19.00 (turni D1-D2), giovedì 18 alle 19.00 (turni E1-E2), sabato 20 alle 15.30 (turni B1-B2) e martedì 23 alle 17.00 (turni C1-C2).
La prima del 14 settembre è stata trasmessa in diretta da Rai Radio3.
Nell’omonima tragedia di Puškin, tratta dalla Storia dello Stato Russo di Karamzin e ispirata alle vicende storiche del primo Seicento russo, Musorgskij individuò il soggetto ideale per un’opera autenticamente nazionale. Lavorò a ritmo serrato (autunno 1868-dicembre 1869) per compiere libretto e partitura, ma non superò il vaglio censorio del comitato di lettura del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, anche perché mancava del tradizionale intreccio amoroso.
La struttura drammatica dell’opera, organizzata sulla falsariga della fonte in una serie di quadri staccati e autosufficienti, permise a Musorgskij di intervenire con tagli, spostamenti e aggiunte: rimosse il quadro ambientato presso la chiesa di San Basilio, ampliò notevolmente la scena che si svolge negli appartamenti dello zar, introdusse il cosiddetto «atto polacco» (spazio per l’intrigo pseudoamoroso tra il falso Dimitrij e Marina Mnišek, sotto il controllo del gesuita Rangoni) e il quadro della rivolta nella foresta di Kromy, siglando la conclusione dell’opera con la tragica profezia sul destino del popolo russo, pronunciata dal Folle in Cristo. La nuova versione (terminata nel 1872) non era solo un accomodamento al ‘gusto corrente’, ma un’opera completamente ripensata, più ricca, più simmetrica nella disposizione delle scene, ove il dramma psicologico di Boris era affiancato con maggior forza dall’elemento storico-politico (la sofferenza del popolo, le macchinazioni dei gesuiti, la vana rivolta e l’effimera festa per il falso Dimitrij).
Il nuovo Boris arrivò sulle scene nel 1874, ma uscì presto di repertorio, mentre l’autore amareggiato e caduto in preda all’alcolismo, si spegneva ancor giovane (1881). A partire dal 1896 Boris Godunov venne rilanciato da Rimskij-Korsakov, che pur di rendere più popolare l’opera dell’amico scomparso non esitò a compiere pesanti manipolazioni, sconvolgendone sia la drammaturgia, sia la natura del suono orchestrale. In questa veste, all’inizio del Novecento, il Boris venne lanciato a Parigi da Sergej Djaghilev (con Saljapin protagonista, 19 maggio 1908), e si mantenne nel repertorio internazionale fino agli anni Settanta del secolo scorso, che videro il graduale ritorno all’originale (ma sovente, nei teatri, si odono mescolanze nelle versioni, la più evidente di esse consiste nell’apertura del quadro di San Basilio, posto all’inizio del quarto e ultimo atto dell’opera). Resta comunque sempre aperta la scelta tra le due versioni d’autore, quella del 1869 e quella del 1872: nonostante la presenza di numeri musicali riutilizzati o solo parzialmente modificati, le due stesure sono basate su principi drammaturgici e musicali del tutto differenti fra loro.
Indipendentemente da questo sovrabbondare di musica, il Boris rivela una straordinaria forza epica proprio nell’inquadrare il tormentato iter psicologico dello zar, salito al trono grazie all’assassinio di un bimbo e dilaniato dal rimorso, nel dramma di un popolo cupo, sofferente, orante, trascinato dalla violenza e dalla fame ad acclamare ora l’uno ora l’altro dei suoi tiranni. L’affresco epico di questa Russia risalta in tutta la sua fisicità nella ricerca di un’inflessione melodica realistica che deriva dalle stesse strutture e dagli accenti del linguaggio parlato, nell’uso straordinariamente evocativo di canti del popolo e della liturgia, nell’audacia di soluzioni musicali insofferenti di ogni norma, come l’esacordo ottatonico che imprime sonorità sinistre nel ‘tripudio’ collettivo: ma non meno impressionante è l’analisi interiore, condotta con raffinato uso di Leitmotive (unica concessione al wagnerismo, anche se condotta con piglio originale), del trapasso di Boris dal rimorso alla follia, scandita dai rintocchi inesorabili della pendola (mimati da un ostinato dei corni). Nella grandiosa interazione fra primo piano e quadro collettivo Boris Godunov ascende, al pari dei grandi romanzi di Tolstoj e Dostoevskij, fra le massime testimonianze della grande cultura russa del secondo Ottocento, con un occhio devoto per il padre geniale di tutti i modernismi: Aleksandr Puškin.

Bruno Maderna (a sinistra) e Luciano Berio (a destra)
Giugno 1955: i musicisti Luciano Berio e Bruno Maderna, con la collaborazione del fisico Alfredo Lietti e del tecnico Marino Zuccheri, creano lo Studio di Fonologia Musicale di Milano della Rai. In Europa, in quegli anni, ne esistono solo altri due: uno a Parigi, l’altro a Colonia. E’ il “cuore” sonoro della sede Rai di corso Sempione: serve – fino alla sua chiusura, nel 1983 - a produrre sperimentalmente musica elettronica e a realizzare effetti audio per la radio e la televisione. Ma è soprattutto un grande laboratorio creativo e i dirigenti Rai di allora si convincono ad aprirlo – arricchendolo in seguito di nuove tecnologie – dopo aver ascoltato “Ritratto di città”, composto da Berio e Maderna su un testo di Roberto Leydi. Lo Studio di Fonologia diventa così un luogo di grande richiamo per molti musicisti e sperimentatori dell’epoca: qui Berio compone “Mutazioni”, Maderna crea “Continuo” e “Notturno”, e lo frequentano Jonn Cage, Luigi Nono ed altri compositori. E in quegli studi passano registi e scrittori come Sermonti, Quasimodo, Eco, mentre il Piccolo Teatro – appena fondato da Strehler e Grassi – utilizza lo Studio per l’elaborazione di musiche di scena, firmate da Fiorenzo Carpi.
Una storia che – dal 17 settembre 2008, grazie al contributo di MITO SettembreMusica e all’allestimento dello studio De Lucchi – si potrà vedere e... riascoltare nella nuova sala del Museo degli Strumenti Musicali al Castello Sforzesco di Milano, dove lo Studio di Fonologia della Rai sarà ricostruito e aperto al pubblico per un viaggio nel mondo del suono e della musica, tra apparecchiature che hanno creato per la prima volta emozioni e stati d’animo tradotti in suono, voci rielaborate, note di una musica nuova.
Nella sala sarà possibile - attraverso tre monitor e un maxi-schermo - consultare l’intero archivio digitale delle opere e delle macchine, ascoltare esempi musicali e vedere centinaia di fotografie, partiture e filmati in cui Berio e Maderna lavorano alle proprie composizioni.
Un allestimento arricchito da altra arte del Novecento, quella dell’architetto Giò Ponti: sua (proveniente dalla sede Rai di corso Sempione) la porta d’ingresso alla sala del Museo, suoi gli arredi dello studio di registrazione, dagli attaccapanni al portacarte, dal portacenere alla lampada ai tavolini.
Ma lo Studio di Fonologia sarà in futuro arricchito da altri materiali conservati con cura dalla Produzione Radiofonia: tra questi, 387 nastri analogici, alcuni manoscritti musicali (come la prima stesura del “Don Perlimplin” di Maderna) l’intero archivio della corrispondenza con lettere di Berio, Nono e Maderna che, in un suo scritto, sintetizzava così la stagione “magica” dello Studio di Fonologia: ‘’Luciano Berio ed io abbiamo avuto la possibilità di fondare a Milano uno Studio di Musica Elettronica. L’esperienza più palesemente positiva per noi, fino ad ora, è stato l’incontro fra tecnici e noi musicisti. I tecnici, infatti, ci sono venuti incontro con tale interesse e comprensione da fare loro i nostri stessi desideri”.

Tradizione e innovazione: lo stimolante rapporto dialogico fra passato e contemporaneità è ancora una volta il perno attorno al quale ruota la stagione musicale della Fondazione Teatro Comunale e Auditorium, che dal 2007 è entrato nel novero dei Teatri di Tradizione italiani. Stagione il cui spirito è ben incarnato in tre parole emblematiche, "amore – inganno – passione", e che traccia appunto un percorso ideale fra mondi sonori diversi, in un gioco seducente di contrasti e salti temporali e stilistici. Di questo itinerario saranno protagonisti interpreti, musicisti, direttori d’orchestra e registi di caratura internazionale, a sottolineare il consolidato prestigio non solo a livello italiano ottenuto negli anni dal Teatro Comunale di Bolzano. Di tutto ciò sarà testimone il primo concerto-spettacolo della stagione 2008-2009: MOZartoons, nuova produzione della Fondazione Teatro Comunale in programma al Teatro Studio il 18 settembre. Si tratta di una vera e propria opera animata che combina l’esecuzione di due pagine concepite dal genio salisburghese, il Concerto per pianoforte KV 414 e Bastien und Bastienne KV 50, con i coloratissimi disegni animati firmati da Saul Darù e i video di Armin Ferrari. L’ideazione del progetto è di Giacomo Fornari e Nicola Ulivieri. In campo l’Orchestra dell’Accademia Gustav Mahler, sotto la direzione di Jürgen Kussmaul e Friedeman Eichhorn, e la pianista di origine armena Lilian Akopova. Per festeggiare decennale dell’Accademia Gustav Mahler di Bolzano, l’orchestra che ne reca il nome tornerà a farsi ascoltare, sempre sotto la guida del suo direttore artistico Jürgen Kussmaul, il 3 ottobre, in occasione di un concerto all’Auditorium che prevede l’esecuzione di musiche di Richard Strauss (Serenata per fiati in mi bemolle maggiore n.7), di Johannes Brahms (Sinfonia n. 2 in re maggiore) e di una composizione scritta espressamente per il decennale dell’Accademia Gustav Mahler, Silver Linig per 23 archi soli di Frank Zabel. Precedendo la stagione primaverile di danza "Spring Emotions", il Teatro Comunale ospiterà quindi dal 14 al 16 ottobre la celebre compagnia di Alvin Ailey, che presenterà alcune delle migliori creazioni del grande coreografo statunitense e titoli di autori di oggi. In novembre, il 21 e il 22, andrà in scena una delle pagine operistiche italiane più amate dal grande pubblico: L’Elisir d’amore di Gaetano Donizetti. L’opera dell’illustre Maestro bergamasco verrà presentata in un nuovo allestimento co-prodotto dal Teatro Municipale di Piacenza e dal Teatro Comunale di Bolzano. La regia è di Enzo Dara. Maestro Concertatore e Direttore Fabrizio Cassi. Coro del Teatro Municipale di Piacenza e Orchestra Regionale dell’Emilia Romagna. Interpreti: Desiree Rancatore e Silvia Dalla Benetta (22/11) nella parte di Adina, Paolo Bordogna (Belcore), Alfonso Antoniozzi (Dulcamara), Antonino Siragusa e Giulio Pelligra (22/11) nella parte di Nemorino, Giovanna Beretta (Giannetta). La musica contemporanea avrà uno dei suoi momenti più rappresentativi il 4 e 5 dicembre con I went to house but did not enter, l’ultima creazione del tedesco Heiner Goebbels per il Festival di Edimburgo, in una coproduzione che vede affiancati il Théâtre Vidy-Lausanne e i teatri di Bolzano, Lussemburgo, Francoforte e Strasburgo. I went to house but did not enter si configura come un concerto scenico in tre quadri di cui è assoluto protagonista l’Hilliard Ensemble, il quartetto vocale inglese apprezzato in tutto il mondo per le sue splendide interpretazioni di musica medievale, rinascimentale ma anche contemporanea. Il 18 e il 19 dicembre tornerà l’opera di tradizione con la pucciniana Turandot, nell’originale allestimento di Henning Brockhaus. Orchestra Filarmonica Veneta "G.F. Malipiero" diretta da Oliver Dohnanyi. Principali interpreti: Giovanna Casolla e Lisa Livingston (Turandot), Francesco Hong e Kamen Chanev (Calaf), Chiara Angella e Rachele Stanisci (Liu’), Walter Franceschini (Ping), Max-Renè Cosotti (Pong), Cristiano Olivieri (Pang), Antonello Ceron (Altoum). La stagione musicale 2008-2009 sarà quindi caratterizzata da un’altra produzione nel segno della contemporaneità: Julie di Philippe Boesmans. L’opera del compositore belga, tratta da Fröken Julie di August Strindberg, verrà rappresentata dal 10 al 13 gennaio e recherà il sigillo di Manfred Schweigkofler, Direttore Artistico del Teatro Comunale, tornato di recente al suo grande amore, la regia teatrale, dopo aver firmato nel 2005 Rheinnixen di Offenbach, proposta lo scorso anno anche a Bolzano. Infine, incastonato tra gli appuntamenti di danza di "Spring Emotions", si terrà il 17 aprile un recital di Ute Lemper. La carismatica cantante tedesca presenterà Angels Over Berlin, un tuffo nella tradizione del cabaret e tanto personale quanto sentito omaggio a una città alla quale Ute Lemper è particolarmente legata sia emozionalmente che artisticamente.
Un bozzetto di Eugenio Monti Colla
Die Zauberflöte (Il Flauto magico) con la regia di Eugenio Monti Colla e la direzione di Diego Fasolis in un nuovo allestimento apre il cartellone della 41a Stagione Lirica di Tradizione del Teatro Pergolesi. In programma la Tosca di Puccini e il Viaggio a Reims di Rossini. Inaugurazione sabato 4 ottobre, chiusura il 19 dicembre. La stagione è dedicata al soprano Leyla Gencer, recentemente scomparsa.
La Fondazione Pergolesi Spontini guidata dall’Amministratore Delegato William Graziosi e del Direttore Artistico Gianni Tangucci, inaugura la 41ª stagione lirica del Teatro Pergolesi di Jesi sabato 4 ottobre con un nuovo allestimento di Die Zauberflöte (Il Flauto magico) di Wolfgang Amadeus Mozart alle ore 21, prosegue venerdì 24 ottobre con Tosca di Giacomo Puccini, continua sabato 22 novembre con Il Viaggio a Reims di Gioachino Rossini, e si chiude con due concerti lirici il 27 novembre con i solisti dell’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala di Milano e venerdì 19 dicembre con i solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo.
Una stagione che vuole dare occasione di debutto e crescita per i giovani cantanti e che vede nelle coproduzioni una linea virtuosa per una maggiore diffusione dell’opera e con sensibili benefici negli investimenti economici; le coproduzioni sono con Teatri spa di Treviso e Teatro dell’Aquila di Fermo per Flauto Magico, Teatri spa di Treviso e Sferisterio Opera Festival per Tosca, Teatri spa di Treviso per il Viaggio a Reims in collaborazione con l’Accademia Rossiniana del Rossini Opera Festival 2008. Due nuovi allestimenti: Flauto Magico e Tosca; e per la prima volta a Jesi Il Viaggio a Reims, più due concerti con cantanti provenienti dai corsi di perfezionamento del Teatri alla Scala di Milano e dell’Accademia di Osimo.
Il cartellone aprirà sabato 4 ottobre alle ore 21 e replica domenica 5 ottobre alle ore 16 con un nuovo allestimento de Die Zauberflöte (Il Flauto magico), opera tedesca in due atti K 620 su libretto di Emanuel Schikaneder e musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Un’opera visionaria, antica e moderna, un capolavoro di straordinaria complessità ma anche fiaba apprezzata dal pubblico di ogni età. Al Teatro Pergolesi l’opera torna dopo lo spettacolo di Lindsay Kemp del 1999, affidata per questo nuovo allestimento alla regia di Eugenio Monti Colla che ne firma anche scene e costumi, e ad un cast di artisti internazionali: Michael Eder (Sarastro), Bernard Berchtold (Tamino), Sofia Soloviy (Pamina), Ekaterina Lekina / Uran Urtnasan (Regina della Notte), Filippo Bettoschi (Papageno), Petra Van Der Mieden (prima Dama), Anna Manasyants (seconda Dama), Monika Wäckerle (terza Dama), Steven Cole (Monostatos), Caterina Di Tonno (Papagena), Thomas Laske (Oratore), Dominik Rieger (Primo Sacerdote e Secondo Armigero), Krystian Krzeszowiak (Secondo Sacerdote e primo Armigero), Paola Valentina Molinari (Primo Fanciullo), Silvia Piccollo (Secondo Fanciullo), Caroline Germond (Terzo Fanciullo). L’orchestra da Camera Europea ed il Coro della Radio Televisione Svizzera saranno diretti da Diego Fasolis, uno dei più interessanti interpreti del repertorio settecentesco. Le luci sono di Roberto Gritti. Il nuovo allestimento è in collaborazione con RSI – Radio Svizzera di lingua Italiana, Rete 2.
Affferma il regista Eugenio Monti Colla: “L’anno della composizione, il 1791, Schikaneder, il suo teatro popolare e il pubblico a cui si rivolgeva ma, soprattutto, Mozart e la cultura del tempo e la sua, in particolare, che abbracciava tutto come le origini dei singoli personaggi o le situazioni rintracciabili in racconti precedenti o coevi alla composizione del Flauto, l’aspetto iniziatico, la simbologia fiabesca, i miti dell’antico Egitto e del poeta Orfeo, i rituali massonici, tutto, proprio tutto rinasce e si trasfigura nella maturazione artistica ed umana di Mozart. E’ proprio questo tutto che cerco di riportare sulla scena per trasformare in visivo ciò che la musica ha esaltato. Il luogo dell’azione, innanzitutto: un’alternanza di materiali lignei composti armonicamente con elementi pittorici che richiamano il teatro Barocco, quello in cui trovano luogo anche alcune macchine semplici tali da restituire il gusto popolare del pubblico per cui l’opera era nata. In questa idea di fondo rientra il gioco cromatico dei costumi intesi ad accompagnare l’inno alla vita e all’amore che si sprigiona costantemente nel cammino di chi è iniziato, una sorta di dissoluzione prima della rigenerazione”.
Secondo titolo in cartellone Tosca di Giacomo Puccini, melodramma in tre atti su libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, venerdì 24, sabato 25 ottobre (ore 21) e domenica 26 ottobre (ore 16) - ed un’anteprima riservata ai partecipanti al progetto “Ragazzi ... all’opera”, giovedì 23 ottobre. Giampaolo Maria Bisanti dirigerà la FORM - Orchestra Filarmonica Marchigiana. Nella produzione del capolavoro pucciniano si esibiranno nei ruoli della protagonista, di Mario Cavaradossi e del Sagrestano i talenti emersi dal Concorso Internazionale per Cantanti “Toti Dal Monte” 2008, affiancati sulla scena da affermati interpreti: Antonia Cifrone ed Olga Perrier (Floria Tosca), Alejandro Roy / Cho Yong Kap (Mario Cavaradossi), Claudio Sgura / Giuseppe Altomare (Il barone Scarpia), Alessandro Spina / Desaret Lika (Cesare Angelotti), Mirko Quarello / Sundet Baigozhin (Il Sagrestano), Massimo Cagnin (Spoletta), William Corrò (un carceriere).
L’opera “sarà ambientata in una Roma trionfale e avrà due differenti piani visivi”; il regista Massimo Gasparon firma anche scene e costumi, trasformerà per il palcoscenico del ‘Pergolesi’ le grandi architetture della Tosca vista questa estate all’Arena Sferisterio di Macerata. Il Coro è il Lirico Marchigiano “V. Bellini” diretto da David Crescenzi; in scena anche il Coro dei Pueri Cantores di Macerata diretto da Gian Luca Paolucci.
Tosca andò in scena al Teatro Costanzi di Roma il 14 gennaio 1900, alla presenza della regina Margherita, diretta da Leopoldo Mugnone con la regia di Tito, figlio di Giulio Ricordi, in una serata tesa per il rischio di attentati anarchici e caratterizzata da tumulti per l’ingresso a teatro di ritardatari che ne causano l’interruzione ed un secondo inizio. L’opera disorientò una parte della critica. Anche perché, si scrisse più tardi, Puccini era incorso in un verismo sfrenato o addirittura nel grand-guignol, un genere che – ad onor del vero – fu importato in Italia soltanto nel 1908. Nonostante le prime reazioni l’opera fu subito rappresentata in tutto il mondo.
Sabato 22 novembre (ore 21) e domenica 23 novembre (ore 16), con un’anteprima giovani il 21 novembre alle ore 16, appuntamento con Il viaggio a Reims, ossia l'Albergo del Giglio d'Oro, cantata scenica su libretto di Balocchi e musica di Gioachino Rossini. L’edizione critica della Fondazione Rossini, in collaborazione con Casa Ricordi, è a cura di Janet Johnson.
Presentata al Théatre Italien di Parigi il 19 giugno 1825 per celebrare l’incoronazione di Carlo X, avvenuta a Reims, l’opera fu subito giudicata dalla critica una delle più felici creazioni di Rossini. La sua misteriosa scomparsa ne segnò la storia: si pensò che Rossini avesse distrutto la partitura perché insoddisfatto della sua resa artistica, ma il destino ha voluto che questa fosse ritrovata casualmente a Roma, nella biblioteca di Santa Cecilia. Il Rossini Opera Festival la mise in scena con grande successo nel 1984 in prima mondiale assoluta in edizione critica. Il memorabile spettacolo, ideato da Luca Ronconi e diretto da Claudio Abbado, è passato alla storia della lirica del ‘900; da quel momento in poi il Viaggio è una delle opere rossiniane più rappresentate.
Dal 2001 il Rof, all’interno del suo Festival Giovane, propone il Viaggio nell’interpretazione di giovani voci formatesi nell’ambito dell’Accademia Rossiniana che si è tenuta a sotto la direzione del M° Alberto Zedda. L’ardua prova ha permesso a molti di loro l’accesso ai grandi scenari internazionali. Lo spettacolo è firmato da Emilio Sagi e ripreso da Elisabetta Courir con i costumi di Pepa Ojanguren, ed è la prima volta che uno spettacolo del Rossini Opera Festival viene rappresentato nel territorio regionale. Il giovane maestro russo Denis Vlasenko dirigerà la FORM Orchestra Filarmonica Marchigiana. Nella compagnia di canto saranno Cristina Obregón (Corinna), Rinnat Moriah (Contessa Di Folleville), Michela Antenucci (Madama Cortese), Sergey Romanovskiy (Conte di Libenskof), Yijie Shi (Cavalier Belfiore), Aexey Yakimov (Lord Sidney), Marco Filippo Romano (Don Profondo), Valdis Jansons (Barone Di Trombonok), Davide Fersini (Don Alvaro), Hovhannes Gevorgyan (Don Prudenzio), Anicio Zorzi Giustiniani (Don Luigino), Emanuela Brunga (Delia), Guadalupe Paz (Maddalena), Nan Zheng (Modestina), Francisco Brito (Zefirino/Gelsomino).
Chiudono il cartellone due Concerti lirici: giovedì 27 novembre alle ore 21 con i solisti dell’Accademia di Perfezionamento per Cantanti Lirici del Teatro alla Scala di Milano, e venerdì 19 dicembre alle ore 21 con i solisti dell’Accademia d’Arte Lirica di Osimo, confermando l’impostazione della stagione 2008 che privilegia i giovani interpreti che fanno parte già da oggi del mondo artistico nazionale ed internazionale.
La Stagione gode del finanziamento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Marche (Assessorato Beni e Attività Culturali), e del sostegno dei privati riuniti nel raggruppamento Art Venture (Gruppo Pieralisi, Leo Burnett Italia, Moncaro, New Holland-Gruppo Fiat, S.E.DA., Starcom Italia) e con la collaborazione di Banca Marche.
Biglietti: da 12 a 60 euro (opere), da 10 a 22 euro (concerti).

Quando a Roma il 19 gennaio 1853 al Teatro Apollo andò in scena la seconda opera della trilogia popolare di Giuseppe Verdi fu un trionfo che il tempo non ha mai cancellato. Tra il dramma privato, ma incorniciato in una corte e nei suoi intrighi, di Rigoletto, e quello ancor più privato della povera Violetta, Verdi ne inserì uno in cui i sentimenti accesissimi si sposano con fiamme di guerra, non cercando più l'ispirazione nel romanzo francese, ma in un fosco dramma spagnolo, El trovador di Antonio García-Gutiérrez ambientato nella Spagna del Seicento.
Salvatore Camamarano, che morì improvvisamente prima di terminare il libretto completato da Leone Emanuele Bardare, divise il dramma in quattro parti: Il Duello, La Gitana, Il Figlio della Zingara e Il Supplizio e attribuì al tutto la scansione di una tragedia classica, con tanto di Coro che funziona da testimone.
Ci sono due fratelli, il trovatore Manrico e il Conte di Luna che non si conoscono e si combattono, una donna, Leonora, che ama un uomo che non conosce per fuggire quello che l'ama, una madre, la splendida zingara Azucena che per vendicare la propria madre si trova a bruciare il proprio figlio e trattenendo per sé ogni segreto lascia che un uomo uccida il fratello senza saperlo.
Il destino quindi come motore cieco d'ogni esistenza umana, accompagnato da una musica ardente come le fiamme che divorano le vite, una serie implacabile di cavatina, coro, recitativo, cavatina, cabaletta, o anche duetti, terzetti e concertati, che Verdì chiamò "opera-cavatina": il concentrato di ogni opera lirica tra "Stride la vampa" e "Di quella pira".
La regia di Stephen Lawless e le scene di Benoît Dugardyn portano dirittamente nel cupo Seicento spagnolo, illuminato da fuochi tremendi. La direzione è affidata a uno dei massimi musicisti italiani, Bruno Bartoletti che ritorna, cambiando completamente atmosfera dopo la recente prova leggera e divertente de Il cappello di paglia di Firenze al dramma che ha spesso splendidamente illustrato in tanti capolavori del Novecento al Carlo Felice. Nel cast, come di consueto di altissimo livello, spiccano Roberto Frontali, il conte di Luna, Amarilli Nizza, Leonora, Marianne Cornetti, Azucena, Walter Fraccaro, Manrico.
venerdì 7 ore 20.30
domenica 9 ore 15,30
martedì 11 ore 15.30
giovedì 13 ore 20.30
sabato 15 ore 15.30
domenica 16 ore 15.30
mercoledì 19 ore 20.30
Lunedì 10 marzo 2008 ~ ore 15
Invito alla Scala per Giovani e Anziani
QUARTETTO D’ARCHI DELLA SCALAFrancesco Manara, violino
Pierangelo Negri, violino
Simonide Braconi, viola
Massimo Polidori, violoncello
Franz Joseph Haydn
Quartetto in re magg. op. 64 n. 5 “L’allodola”
Ludwig van Beethoven
Quartetto in fa min. op. 95
Antonín Dvořák
Quartetto in fa magg. op. 96 “Americano”
Prezzi: da 16 a 8,50 euro
QUARTETTO D’ARCHI DELLA SCALA
La prima formazione storica del Quartetto d’archi della Scala risale al 1953, quando le prime parti dell’Orchestra del Teatro alla Scala sentirono l’esigenza di sviluppare un importante discorso musicale cameristico, seguendo l’esempio delle più prestigiose orchestre del mondo. Nel corso dei decenni il Quartetto d’archi della Scala è stato protagonista di importanti eventi musicali e registrazioni; dopo qualche anno di pausa, quattro giovani musicisti, già vincitori di concorsi solistici internazionali e prime parti dell’Orchestra del Teatro, decidono di ridar vita alla prestigiosa formazione, sviluppando le loro affinità musicali già consolidate all’interno dell’orchestra, elevandole nella massima espressione cameristica: il quartetto d’archi.
Numerosi i loro concerti per alcune tra le più prestigiose associazioni concertistiche in Italia: MusicaInsieme a Bologna, Serate Musicali, Società dei concerti e stagione “Cantelli” a Milano, Associazione Scarlatti a Napoli, Sagra Malatestiana a Rimini, Festival delle Nazioni a Città di Castello, Settimane Musicali di Stresa, Asolo musica, Estate Musicale a Portoguaro, Festival Galuppi e Teatro Malibran a Venezia, Ravenna Festival, Amici della Musica di Palermo, Stagione del Teatro alla Scala, Teatro Sociale a Como. All’estero: Brasile, Perù, Argentina, Uruguay, Giappone, Stati Uniti, Croazia, Germania, Francia, Austria.
Attivi anche in campo discografico, hanno inciso anche per la rivista musicale “Amadeus”, per il giornale “La Provincia” di Cremona – città dove hanno suonato i preziosi strumenti del Museo – e per Radio 3.
Ha scritto di loro Riccardo Muti: “... quartetto di rara eccellenza tecnica e musicale, … la bellezza del suono e la preziosa cantabilità, propria di chi ha grande dimestichezza anche con il mondo dell’opera, ne fanno un gruppo da ascoltare con particolare gioia ed emozione”.
pinocchio
O IL GIOCO DELLE REGOLE INFRANTE
Il coreografo Fabrizio Monteverde rilegge il classico di Collodi
Piccolo Regio “Giacomo Puccini”, venerdì 7 marzo 2008 ore 21
È nuovamente di scena la danza contemporanea al Piccolo Regio Puccini. Venerdì 7 marzo alle ore 21 si apre il sipario su Pinocchio, o Il gioco delle regole infrante, del coreografo Fabrizio Monteverde prodotto dal Teatro Regio, nel cartellone del Piccolo Regio Laboratorio e della Scuola all’Opera (mercoledì 5, giovedì 6, venerdì 7, martedì 11, mercoledì 12, giovedì 13 e venerdì 14 marzo, ore 10.30). Monteverde, che per il Teatro Regio aveva già messo in scena il Fantasma di Canterville, dal racconto di Oscar Wilde, rilegge il classico romanzo di Collodi e dipinge il burattino come una sorta di «novello Ulisse, che vaga in un tempo non definito e in mondi sempre diversi, che gli si aprono davanti» e ha concepito il suo balletto come un caleidoscopio in cui scorrono tantissimi personaggi, storie e colori. «In un’ora e dieci di spettacolo – racconta Monteverde – vorrei mostrare la storia di Pinocchio come un percorso che va dalla nascita alla morte, con in mezzo tutto quello che dovrebbe condurci a diventare Persone». E così i personaggi: Geppetto, la Fata dai Capelli Turchini, il Grillo-parlante, il Gatto e la Volpe sono incontri chiave, alcuni portano buoni consigli, altri influenze negative ma tutti permettono e aiutano il protagonista a crescere. Con l’aiuto dello scenografo Paolo Calafiore, questo percorso viene illustrato con una serie di porte che introducono ad altrettanti mondi d’avventure, realizzati con la tecnologia di cui dispone il Piccolo Regio. I fantasiosi costumi di Laura Viglione contribuiscono efficacemente a caratterizzare i personaggi e alla musica (un collage di brani, da Mozart a Beethoven, da Schubert a Offenbach ai ritmi tradizionali africani) viene affidato il compito di colorare di emozioni sonore i vari episodi. Tra i protagonisti dello spettacolo si segnalano il Pinocchio di Emanuele Burrafato, il Geppetto di Luca Alberti, il Grillo e la Fata di Elena Schneider, il Mangiafuoco di Vanessa Carlassara, il Gatto di Simona Tosco, la Volpe di Melania Belfiore e il Lucignolo di Piercarlo Gozzelino. Considerato uno dei migliori coreografi italiani contemporanei, Fabrizio Monteverde si distingue per la capacità e sensibilità nel raccontare storie e personaggi, per la sicurezza con cui guida i ballerini, portandoli a esprimere sempre il meglio. Coreografo e drammaturgo, Monteverde crea coreografie caratterizzate da surreale visionarietà e da una danza che rilegge lo stile neoclassico arricchendolo di accesi tocchi espressivi. I biglietti a 7,50 euro sono in vendita presso la Biglietteria del Teatro Regio (piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242 - biglietteria@teatroregio.torino.it) e un’ora prima dello spettacolo alla Biglietteria del Piccolo Regio. Lo spettacolo fa parte del programma Al Regio in famiglia che prevede l’ingresso gratuito per ogni giovane fino a 16 anni e il biglietto ridotto per gli accompagnatori adulti.
lucrezia borgia

Giovedì 3 aprile alle ore 20 andrà in scena Lucrezia Borgia, melodramma in un prologo e due atti composto da Gaetano Donizetti sul libretto che Felice Romani trasse dall’omonimo dramma di Victor Hugo. Sul podio il Maestro Bruno Campanella, che ha scelto il Teatro Regio e la sua Orchestra, alla quale è da tempo legato, per debuttare in questo titolo. L’allestimento, realizzato in coproduzione con il Bergamo Musica Festival «Gaetano Donizetti» e l’Ente Concerti «Marialisa De Carolis» di Sassari, porta la firma del regista Francesco Bellotto. Grande attesa per gli altri importanti debutti sul palcoscenico torinese, quello del soprano Fiorenza Cedolins, che interpreterà per la prima volta il ruolo di Lucrezia e per quello del contralto americano Kate Aldrich nella parte “en travesti” di Maffio Orsini.
La prima rappresentazione dell’opera ebbe luogo al Teatro alla Scala di Milano nel dicembre 1833 – forte dell’enorme successo che il dramma di Hugo aveva riscosso a Parigi dieci mesi prima – anche se il soggetto, con assassinii, incesti, pugnali, veleni e passioni esasperate, era particolarmente difficile per l’epoca e per le rigide maglie della censura tanto da costringere gli autori, nel corso degli anni, a modifiche sostanziali del titolo, dei versi e della trama. Per Lucrezia, Donizetti scrisse due finali differenti: in questa produzione direttore e regista hanno optato per una sorta di mélange tra le due versioni. Scelta che – spiega Campanella – giova molto ai due protagonisti perchè permette a Gennaro di cantare un bellissimo arioso e di non uscire di scena in modo repentino e a Lucrezia regala un’aria e una cabaletta molto drammatiche.
Il melodramma è ambientato all’inizio del sedicesimo secolo, prima a Venezia e poi a Ferrara. Gennaro, capitano di ventura, insieme ad alcuni amici, tra i quali Maffio Orsini, si trova a Venezia a una festa in maschera dove apprende della malvagità di Lucrezia Borgia. A una donna mascherata narra di non aver mai conosciuto la madre, ma in realtà è proprio alla donna che lo ha generato che svela la sua storia. Dietro la maschera si cela Lucrezia Borgia e sono gli amici di Gennaro a svelarne l’identità, insultandone il nome. Il gruppo di amici si sposta a Ferrara dove provocano nuovamente la rabbia di Lucrezia e del suo quarto consorte, il duca Alfonso d’Este, sfregiando lo stemma dei Borgia sul palazzo ducale. Lucrezia chiede al marito di giustiziare i responsabili, ma quando scopre che anche il figlio è condannato tenta di ottenerne la salvezza presso il marito. Potrà scegliere solo in che modo dargli la morte e opta per il veleno, così da salvarlo con un antidoto. Gennaro si trova quindi nuovamente coinvolto nella vendetta sferrata dalla duchessa contro coloro i quali l’avevano ingiuriata a Venezia, destinati tutti a morire per veleno. Lucrezia, dopo averlo riconosciuto, gli svela di essere sua madre, e lo supplica di bere l’antidoto, ma il giovane, solidale con gli amici, rifiuta e muore.
Bruno Campanella, il cui nome è nel mondo sinonimo di “belcanto”, si misurerà, per la prima volta, con Lucrezia Borgia. Ma non è il solo a scegliere il palcoscenico del Regio per un importante debutto, anche Fiorenza Cedolins, uno dei soprani italiani più amati nel mondo, ha deciso di affrontare finalmente l’impervio ruolo di Lucrezia, e il contralto statunitense Kate Aldrich interpreterà per la prima volta il ruolo en travesti di Maffio Orsini. Gli altri strepitosi interpreti sono José Bros, tenore dal bellissimo timbro e dalla tecnica eccellente, nel ruolo di Gennaro e Michele Pertusi in quello di un lussuoso Don Alfonso. Il Coro del Teatro Regio è diretto da Claudio Marino Moretti. La regia dello spettacolo, perfettamente inserita nello spirito romantico del testo, si avvale delle ambientazioni tardo-rinascimentali di Angelo Sala e dei costumi di Cristina Aceti.
L’opera, in scena per dieci recite dal 3 al 16 aprile, verrà presentata al pubblico da Giorgio Gualerzi e Valeria Pregliasco mercoledì 26 marzo alle ore 17 nel Foyer del Toro.
Per informazioni e vendita biglietti: Biglietteria del Teatro Regio, piazza Castello 215 - Tel. 011.8815.241/242 e-mail: biglietteria@teatroregio.torino.it - www.teatroregio.torino.it
Accademia Teatro alla Scala
Concerti da camera
Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini”
Teatro alla Scala
domenica 9 marzo 2008 – ore 12
ingresso libero fino a esaurimento posti
Sabato 8 marzo 2008 alle 16, con replica domenica 9 alle 12, prosegue al Ridotto dei Palchi “Arturo Toscanini” il ciclo di concerti da camera degli allievi dell’Accademia di perfezionamento per cantanti lirici del Teatro alla Scala, realizzato grazie al sostegno della Fondazione Milano per la Scala e alla collaborazione della Provincia di Milano.
I giovani solisti saranno impegnati in un programma dedicato al repertorio ottocentesco e novecentesco, francese e italiano, mettendosi alla prova in una serie di duetti e quartetti.
Le soprano Shi Young Jung, Simge Büyükedes, Ekaterina Gaidanskaya e Aurora Tirotta; le mezzosoprano Anita Raveli e Asude Karayavuz; i tenori Leonardo Cortellazzi, Fabrizio Mercurio, Riccardo Massi; i baritoni Nikoloz Lagvilava e Simone Piazzola; i bassi Chae Jun Lim e Jong Min Park si alterneranno nell’interpretazione di pagine tratte da Lakme di Léo Delibes, Samson et Dalila di Saint-Saëns, Werther di Massenet, Carmen e I pescatori di perle di Bizet, La Bohème di Puccini e da Macbeth, Simon Boccanegra, Rigoletto, La forza del destino, Ernani di Verdi.
Il ciclo di concerti del Ridotto costituisce uno dei molteplici impegni degli allievi che, nell’arco del biennio di corso, che si avvale della direzione artistica di Leyla Gencer, si dedicano allo studio sistematico sotto la guida di prestigiosi docenti quali Luis Alva, Mirella Freni, Luciana Serra, cui si affianca un’importante attività concertistica. L’inserimento nelle produzioni scaligere con il debutto in ruoli di rilievo e al fianco di grandi interpreti offre un’ulteriore e impareggiabile opportunità. Basti pensare alla produzione al momento in scena al Teatro alla Scala, il Trittico di Puccini, con la regia di Luca Ronconi, (6 marzo - 2 aprile): sono ben 9 i solisti, fra ex allievi e allievi attuali, che vi partecipano, al fianco di straordinarie voci come quelle di Barbara Frittoli, Leo Nucci, Juan Pons.
PROGRAMMA
Léo Delibes da Lakme
«Viens, Mallika….Sous le dôme épais»
Simge Büyükedes, soprano
Asude Karayavuz, mezzo soprano
Camille Saint-Saëns da Samson et Dalila
«Mon cœur s’ouvre à ta voix»
Anita Raveli, mezzo soprano
Jules Massenet da Werther
Jules Massenet da Werther
«Va! Laisse couler mes larmes»
Georges Bizet da Carmen
«Je dis que rien ne m’épouvante»
Aurora Tirotta, soprano
Georges Bizet da I pescatori di perle
«Au fond du temple saint»
Leonardo Cortellazzi, tenore
Simone Piazzola, baritono
George Bizet da Carmen
«Près des remparts de Séville»
Anita Raveli, mezzo soprano
Giacomo Puccini da La Bohème
«Dunque è proprio finita!» - Quartetto III Atto
Simge Buykedes, soprano
Shi Young Jung, soprano
Riccardo Massi, tenore
Simone Piazzola, baritono
Giacomo Puccini da La Bohème
«Quando me n’ vo»
Ekaterina Gaidanskaya, soprano
Giuseppe Verdi da Macbeth
«Ah, la paterno mano»
Fabrizio Mercurio, tenore
Giuseppe Verdi da Simon Boccanegra
«Il lacerato spirito»
Jong Min Park, basso
Giuseppe Verdi da La forza del destino
«Solenne in quest’ora»
Riccardo Massi, tenore
Nikoloz Lagvilava, baritono
Giuseppe Verdi da Ernani
«Infelice, e tu credevi»
Chae Jun Lim, basso
Giuseppe Verdi da Rigoletto
«Un dì, se ben rammentomi….»
«Bella figlia dell’amore»
Shi Young Jung, soprano
Anita Raveli, mezzo soprano
Fabrizio Mercurio, tenore
Nikoloz Lagvilava, baritono
Il grande cantante lirico Giuseppe Di stefano è morto oggi a 86 anni.
La sua carriera si svolse fra gli anni '40 e l'inizio degli anni '70. Il suo nome e il suo grande talento, di tenore dalla voce bene impostata e con una dizione chiarissima, sono legati, tra l'altro, al sodalizio artistico e affettivo con Maria Callas: i due avevano cantato insieme per la prima volta nel 1951 a San Paolo (Brasile) in occasione di una rappresentazione della Traviata diretta dal maestro Tullio Serafin. Assieme alla cantante greco-americana si esibì negli anni successivi in opere e concerti, registrando anche dischi di grande valore artistico e storico-documentario.
Allievo del celebre baritono Montesanto, debuttò ufficialmente nella lirica nel 1946 a Reggio Emilia, dove cantò la parte di Des Grieux nella Manon di Massenet. Con il medesimo ruolo, l'anno successivo salì sul palco del Teatro alla Scala di Milano. Ma si hanno notizie di sue interpretazioni nel 1943 a Ginevra, in Svizzera. Appena un anno dopo, la sua carriera ebbe un'ulteriore spinta con il debutto al Teatro Metropolitan di New York, quale Duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi. Questo importante ruolo fu da Di Stefano ricoperto, sempre al Metropolitan, per diversi anni. Di Stefano raggiunse una grande popolarità, apprezzato in particolare per la qualità e la bellezza della sua voce, il suo modo accattivante di porgere e la grande presenza scenica, unite a un timbro vellutato.
(dal http://canali.libero.it/affaritaliani/mortodistefano030308.html)

(ANSA) - BOLOGNA, 24 FEB - E' piaciuta solo a meta' la 'Lucia di Lammermoor' di Donizetti proposta ieri al Comunale di Bologna, quarto titolo stagionale. Il pubblico ha riservato forti dissensi al regista, Walter Le Moli, e a Santi Centineo, scenografo/costumista. La parte musicale, soprattutto i cantanti, e' stata invece molto applaudita, dato che nella quasi interezza e' stata considerata di notevole livello. Antonello Allemandi, al suo debutto al Comunale, ha diretto con esperienza.

Copenaghen, 11 feb. - (Adnkronos) - La cantante lirica danese Inga Nielsen, soprano di fama internazionale, e' morta all'eta' di 61 anni per un tumore in un ospedale di Copenhagen. Nielsen incise il suo primo disco ad appena 9 anni, cantando melodie natalizie. Dopo gli studi musicali a Vienna, Stoccarda e Budapest, divenne famosa come soprano nel 1975 con l'ingresso al Teatro dell'Opera di Francoforte. Lasciato il teatro tedesco dopo cinque anni, Nielsen si e' esibita da allora nei principali palcoscenici internazionali, da Parigi a Washington, da Berlino a Londra, da Roma a New York, a Monaco di Baviera e Zurigo. Grande interprete del repertorio di Mozart e Strauss, la soprano danese e' stata una sensazionale Salome, Elektra e Clitemnestra.
A marzo avrebbe dovuto interpretare Chrysothemis alla Fenice di Venezia nell'Elektra di Richard Strauss. Si e' esibita regolarmente alla Vienna State Opera, alla Scala di MIlano, alla Royal Opera Covent Garden di Londra. In Italia e' stata ospite anche del Teatro del Maggio Musicale Fiorentino e del Teatro di Bologna. Nel 1992 la regina Margherita II di Danimarca la nomino' dama del regno.

Wolfgang Amadé Mozart / Richard Strauss – IDOMENEO
Dario Schmunck, Sofia Soloviy, Cinzia Forte, Francesca Scaini, Federico Sacchi, Michele Aurelio Bruno - Orchestra Internazionale d’Italia - Coro Slovacco di Bratislava – direttore, Corrado Rovaris
Dynamic CDS 532 (2 cd)
Molte delle trascrizioni e degli arrangiamenti di capolavori del passato realizzati da grandi compositori della prima metà del Novecento, come l’Orfeo di Monteverdi riveduto e corretto da Ottorino Respighi e l’Idomeneo di Mozart generosamente e liberamente revisionato da Richard Strauss sono divenuti a loro volta reperti storici, e come tali vengono oggi riscoperti e riproposti, cercando dunque di essere il più possibile fedeli alle loro più o meno clamorose infedeltà: che, come tutte le infedeltà, rispecchiano, assai più degli omaggi e degli atti di devozione, i veri sentimenti degli autori di tali ”revisioni”. Nel 1929, il regista boemo Lothar Wallerstein e il direttore d’orchestra Clemens Krauss chiesero a Richard Strauss un adattamento dell’Idomeneo di Mozart da eseguire nel
della musica, essa può offrire motivi abbondanti di riflessione ed anche di genuino piacere musicale.

«Sold out» per l’Opera di Roma, sul palcoscenico del Teatro Nazionale, per il ritorno di Così fan tutte, ossia la scuola degli amanti di Wolfgang Amadeus Mozart nell’allestimento che già riscosse grande successo due anni e mezzo fa. Esauriti in anticipo tutti i biglietti per tutti i quattro spettacoli in cartellone: giovedì 8 e venerdì 9 (sempre alle 20.30), sabato 10 alle 18 e domenica 11 alle 16.30.
Il dramma giocoso in due atti (la cui trama Lorenzo Da Ponte scrisse ispirandosi a un fatto realmente accaduto a Trieste ma che ambientò a Napoli) ha debuttato nel remoto 26 gennaio 1790 al Burgtheater di Vienna. Due ufficiali, Guglielmo e Ferrando, scommettono con il vecchio filosofo Don Alfonso sulla fedeltà delle rispettive fidanzate, le sorelle Fiordiligi e Dorabella. Ma le fanciulle si lasciano irretire dalla corte di due soldati albanesi, che altri non sono che i loro stessi spasimanti, sotto mentite spoglie...
Con l’Orchestra e il Coro dell’Opera (diretto da Gea Garatti Ansuini) va sul podio e in cabina regia il maestro Gianluigi Gelmetti. Le scene sono di Maurizio Varamo, i costumi di Anna Biagiotti, i movimenti coreografici di Alfonso Paganini. Disegno luci di Patrizio Maggi. Interpreti: Anna Rita Taliento nei panni di Fiordiligi, Laura Polverelli in quelli di Dorabella. Giacinta Nicotra è la cameriera Despina, Michele Angelini è Ferrando, innamorato di Dorabella. Massimiliano Gagliardo è Guglielmo, innamorato di Fiordiligi. Bruno Taddia è Don Alfonso.
Gelmetti ha voluto trasportare l’ultima opera buffa mozartiana nella Pompei del primo secolo dopo Cristo. L’ambientazione ideale – secondo il maestro – per svolgere quel filo di erotismo continuo e ossessivo che serpeggia nella storia e nella stessa musica, descrivendo a ben guardare la solitudine dell’uomo davanti al desiderio.